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Rossano, disertiamo le urne. In quanti sono disposti?

di ROSSELLA MOLINARI

urnaCrescono malcontento e sfiducia, così come la voglia di dare un segnale forte che, per la prima volta, lancerebbe un messaggio dirompente.
Sono queste le motivazioni di una vasta area che è protesa a posizionarsi verso il “non voto“, chiedendo ai tanti candidati a sindaco o aspiranti tali di ritirarsi dalla competizione elettorale senza liste e senza schieramenti.
Sarebbe un segnale di forte protesta indirizzato al Governo centrale e regionale, accusato di scarsa attenzione nei confronti di questa fetta di territorio in più settori, dalla giustizia alla sanità, dai trasporti alle infrastrutture. Il “guanto di sfida” è stato lanciato, ma in quanti sarebbero disposti a raccoglierlo? La sete di potere e le ambizioni personali prevarranno ancora una volta? Lo scenario attuale sembra disdegnare una soluzione del genere, mentre all’interno dei vari schieramenti in campo si susseguono trattative e discussioni, alla ricerca di consensi e, in alcuni casi, dello stesso “candidato ideale”.
E così, regna ancora l’incertezza all’interno del centrosinistra cittadino, che a breve sarà chiamato a decidere sulla strada da intraprendere in vista delle prossime amministrative di primavera. Le opzioni, al momento, sono tre: procedere con le primarie; giungere ad un accordo politico e scegliere il candidato tra una rosa di nomi; individuare il cosiddetto “candidato di superamento” attorno al quale fare squadra. Il panorama attuale è un groviglio di ipotesi e di idee, con una riflessione che va avanti da tempo e che ancora non è approdata a nulla di definito. Per quel che riguarda le primarie, all’interno del Pd vi è la disponibilità già manifestata nei mesi scorsi dal segretario cittadino Francesco Madeo e dall’ex consigliere comunale Antonio Micciullo ai quali, nelle primarie di coalizione, si aggiungerebbe anche l’ex capogruppo socialista Leonardo Trento. A meno che non si trovi un accordo prima individuando la figura attorno alla quale convergere. Il che, al momento, appare alquanto improbabile considerate le tante anime della coalizione e le aspirazioni personali di ognuno.
Vi è poi da fare i conti con i diversi orientamenti in campo, alcuni dei quali provenienti da aree dello stesso Pd e protesi a puntare su una figura espressione della società civile che non abbia ricoperto cariche amministrative in passato. In tal senso, prenderebbe sempre più corpo l’ipotesi di candidatura di Sergio Caliò, magistrato di grande esperienza e profilo di alto spessore, che sarebbe in grado di catalizzare le simpatie e l’appoggio di una fetta dei democratici.
Il magistrato, il cui nome era già stato avanzato in passato, ad oggi non si esprime, non conferma la volontà di valutare una probabile candidatura ma non smentisce nemmeno. Insomma, la trattativa è più che aperta. E non si esclude che proprio attorno alla sua figura si possa mettere su una squadra compatta, determinata a “conquistare” il Palazzo di Città approfittando anche delle divisioni che oggi attanagliano il centrodestra.
D’altronde, l’ipotetica discesa in campo del giudice Caliò ha già paralizzato alcuni equilibri sul nascere, essendo una figura che potrebbe intercettare quel consenso trasversale proveniente sia dai partiti sia dall’area civica.
E, a proposito di partitocrazia, il “paladino della lotta ai partiti” Tonino Caracciolo ‒candidato del movimento #RossanoFutura che, sin dall’inizio, ha promosso il rinnovamento dicendosi contrario ad alleanze e accordi con segreterie ‒ è “tornato” in casa Pd per tesserarsi.
La circostanza è confermata dal segretario Francesco Madeo, che da due anni sta portando avanti una campagna di tesseramento trasparente e rigorosa al fine di debellare quei “pacchetti di tessere” che tanto avevano fatto discutere in passato. Tonino Caracciolo si è presentato personalmente in segreteria manifestando la volontà di tesserarsi con il Pd. Una volontà che lo stesso Madeo ha definito “anomala”. Sul punto, intanto, il diretto interessato precisa: “Ho solo rinnovato una tessera che già avevo”, ribadendo la volontà di non essere né il candidato del Pd né il candidato del centrosinistra in quanto si tratterebbe “di una soluzione inadeguata e perdente”. L’ex sindaco Caracciolo non rinnega quindi la propria storia politica ma propone “una netta cesura con il passato”. Sia quello del centrodestra, sia quello del centrosinistra “e – afferma – del Pd in particolare”. Certo è che quest’ultima mossa relativa al rinnovo della tessera del Pd al momento pare non stia sortendo i consensi sperati.
Guardando allo schieramento opposto, è proprio il caso di dire che “se Atene piange, Sparta non ride”. Il centrodestra di oggi non è più quella roccia granitica alla quale si era abituati in passato. È pur vero che, dopo le elezioni del 2011, qualche pezzo si era già staccato con Ernesto Rapani, leader di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che da tempo ha intrapreso un percorso autonomo lanciando la propria candidatura a sindaco. E oggi che si è consumata nel peggiore dei modi la spaccatura tra l’ex primo cittadino Giuseppe Antoniotti e l’ex consigliere regionale Giuseppe Caputo si potrebbe assistere ad un “riavvicinamento” tra quest’ultimo e Rapani. Cosa che tuttavia la base di Fdi-An non sembra guardare con favore. E mentre Antoniotti va avanti con il sostegno dell’Udc e di liste civiche, Forza Italia non ha ancora sciolto il nodo. Il coordinatore provinciale nonché consigliere regionale Giuseppe Graziano sembra accarezzare l’ipotesi di una candidatura proveniente dalla società civile, ma al momento non fa trapelare nulla.
Insomma, uno scenario in continua evoluzione sia da una parte sia dall’altra. E, sullo sfondo, una città che ha bisogno di riscatto.

Gli ultimi avvenimenti, dalla soppressione del Tribunale alle vertenze in atto, dall’emergenza alluvione che ha messo in luce la fragilità del territorio alla questione Enel, dalla crisi che non risparmia nessuno alla sanità ‒ per citarne alcuni ‒ rendono necessaria oggi più che mai un’azione amministrativa incisiva. Un’azione in grado di pianificare e programmare, di creare sviluppo e di ridare a Rossano il ruolo che le spetta. Non c’è più tempo per i “libri dei sogni” che tanto hanno caratterizzato le amministrazioni del passato. Ora è il momento di agire, di decidere e di fare, accantonando le corse alla poltrona per mera ambizione personale e privilegiando l’interesse della collettività.
È forse chiedere troppo?

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commenti

1 Commento

  1. Tyno Marino

    Solo chi non ha nulla da chiedere ai signori politici ha il coraggio del NO VOTO!!!!

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