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Rossano: com’era e com’è, tra degrado, sviluppo e prospettive

di SERAFINO CARUSO

Nelle cinque foto del riquadro una veduta panoramica di Rossano Scalo, due scorci del centro storico e due moderne costruzioni allo Scalo

Spesso sentimento e progresso entrano in conflitto, pur essendo facce della stessa medaglia. Da una parte c’è sempre qualcosa che ci lega a un ricordo, a una persona, a un affetto. Dall’altra vi è il nuovo, l’ignoto, il diverso, spesso anche rappresentativo di un miglioramento. Nella nostra società viviamo questa continua dicotomia tra il vecchio e il nuovo in diversi ambiti. Ma senza andare molto lontani, prendiamo il caso della trasformazione della città di Rossano negli ultimi quarant’anni, ad esempio. Così come in altri contesti urbani calabresi, negli ultimi decenni abbiamo assistito a cambiamenti non indifferenti. Una sorta di nuovo “urbanesimo” ha spinto i cittadini a lasciare i centri storici per stanziarsi in nuovi nuclei urbani creati nelle strette fasce di pianura che accerchiano la catena montuosa silana, dell’Aspromonte e del Pollino. Quindi, da una parte abbiamo assistito allo spopolamento dei nostri bellissimi borghi antichi, ma dall’altra si è dato avvio a quello sviluppo urbanistico necessario, se vogliamo, per restare al passo con i tempi e con il resto d’Italia e d’Europa. Il fatto, poi, che non siamo riusciti, come Calabria, a farlo bene è un altro discorso, che affronteremo più in là.

ROSSANO SCALO: NUOVO CENTRO URBANO CON PALAZZI MODERNI E COMODITA’

Ritorniamo a Rossano, quindi. Città di origine bizantina che si è sempre distinta per eleganza e raffinatezza. Il suo glorioso centro storico conta circa 13o palazzi gentilizi di ottima fattura e prestigiose rifiniture sia interne che esterne. Capitelli, balconi, ringhiere, portoni, stemmi, dipinti interni: bellezza allo stato puro. Insomma, una vera e propria perla che, però, oggigiorno versa in uno stato di semi abbandono. Dovuto, come detto, a quella migrazione verso quello che poi, dagli anni sessanta in poi, è diventato il centro della città, ovvero Rossano Scalo. Una città nella città, creata grazie alla temerarietà di qualche costruttore e, soprattutto, alla felice intuizione dell’allora direttore della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania dell’agenzia di Rossano, Raffaele Iacoi. Nella vita, così come nel lavoro, il coraggio di osare è una condizione imprescindibile per tutti e il direttore Iacoi, spinto anche dal vento di quel “miracolo economico” italiano che sembra tanto lontano, ebbe coraggio con fiducia. Iniziò ad elargire prestiti, poi puntualmente ripagati, a imprenditori seri che hanno iniziato a costruire edifici moderni attraverso una regolamentazione urbanistica comunale sì priva di quelli che poi furono i moderni piani regolatori, ma comunque disciplinata da regolamenti urbanistici di buon livello. Rossano Scalo è stata costruita con criterio e un certo ordine.

ROSSANO: RIVALUTARE IL CENTRO STORICO? Sì, MA CON UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA

Fino a quarant’anni fa, invece, le famiglie, spesso molto numerose, vivevano in piccole casette nel centro storico senza alcun tipo di servizio. Sia all’interno che all’esterno di esse. Oggi, grazie allo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni, abbiamo la possibilità di vivere in appartamenti ampi e con ogni tipo di comfort. E’ vero, bisogna condividere spazi comuni in virtù del fatto che si vive in condomini, ma all’epoca nelle casette anguste del centro storico si dovevano condividere interi ambienti spesso tra sette, otto o anche più di dieci membri familiari. Le stanze erano collegate tra di loro da una porta perché non esistevano, e non vi esistono, i corridoi. Non esistevano, in molti casi, proprio le porte. All’interno di una stanza si dormiva anche cinque, sei persone. Il letto matrimoniale era diviso dal resto degli altri letti da una tenda, nelle famiglie più “fortunate”. Alla faccia della… privacy. Nella maggior parte delle case non esistevano i bagni. O se c’erano mancava finanche l’essenziale. Non c’erano gli scarichi fognari e ogni famiglia raccoglieva i bisogni in un contenitore e poi si scaricava dalla rupe più vicina. Insomma, uno spettacolo indecente, sia da un punto di vista visivo che igienico-sanitario. Per carità, ancora oggi non tutte le zone sono servite dal sistema fognario, ma proprio in queste ultime settimane sono stati reperiti dei fondi per porre rimedio in un paio di quartieri bassi del centro storico. Le famiglie del popolo più fortunate avevano anche “u’ catarràtt” (ambiente posto al di sotto del piano)  e “u’ stramàt” (ambiente posto al di sopra del solaio in cui si conservavano provviste o altro), ambienti in più. Oppure “u’ cannìzz”, ovvero una tavoletta di legno attaccata con dei chiodi ove si posava il pane. Ma che ne sappiamo, noi giovani o meno giovani dela cosiddetta era 2.0? Oggi abbiamo aria condizionata, riscaldamento autonomo, televisioni in più stanze, bagno in camera, vasche idromassaggio, verande vista mare e tanto altro ancora. Abbiamo tutte le comodità. Parliamo, ovviamente, della maggior parte della cittadinanza, ma non dimentichiamo che ci sono famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta o quasi.

Insomma, se oggi viviamo in comodi appartamenti e palazzi (soprattutto quelli recenti) costruiti a regola d’arte, lo dobbiamo al progresso e anche a quella capacità dei privati e di alcuni amministratori audaci che credono nello sviluppo. Il centro storico di Rossano, però, va recuperato e rivalutato. Qualcosa si sta facendo, ma occorre fare di più. Non è possibile, ad esempio, che per acquistare un vecchio immobile si alzino le cifre sol perché a chiedere l’acquisto sia il classico facoltoso o un imprenditore pronto a investire per la valorizzazione delle strutture. Anche il Comune dovrebbe intervenire con una seria politica di recupero e di vigilanza sui prezzi di acquisto. E allora il centro storico, forse, ritornerà a vivere. Ma servono incentivi seri a chi voglia acquistare e recuperare lì una casa, alle giovani coppie che vi vogliono metter su famiglia e ai commercianti, artigiani e imprenditori che vi vogliono avviare attività. Bisogna crederci, ma con il sostegno di tutti.

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