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Rossano, bagarre su Caliò nel centrosinistra

di MATTEO LAURIA

sergio-caliòPuntare su un governo dalle larghe intese, d’emergenza.
Un percorso fattibile, forse necessario, per non dire indispensabile. Tra l’altro, facilitato dalla caduta delle ideologie e, soprattutto, dalla consapevolezza che la città ha bisogno dell’aiuto di tutti e che l’unico “male” è l’autolesionismo sotto forma di eccessiva litigiosità.
Questa può essere la vera “svolta”. Ragionare con la mente rivolta all’utilità sociale, all’interesse generale, nella consapevolezza che lo sviluppo di un territorio corrisponde alla crescita di tutti.
Così come accade, d’altronde, nei centri di medio/alta densità demografica, anche non molto distanti da noi, dove sui grandi temi si trova ampia convergenza, talvolta alla luce del sole, altre volte sotto traccia.
Le condizioni ci sono: occorre lungimiranza politica, amore per la città, eliminazione dell’autoreferenzialità.
Rossano ha perso tutto o quasi! Non ha saputo tutelare i propri interessi e custodire ciò che la storia era riuscita a renderla, il centro nevralgico della Sibaritide e della provincia, perdendo tutto in un batter d’occhio.
Un declino graduale, che ha ridotto il centro jonico ai minimi storici in termini di occupazione, economia, sviluppo. È inutile soffermarsi sul solito elenco del disastro, a partire dalla soppressione del tribunale; quel che è importante è non rifare gli stessi errori di valutazione.
Di moralisti o di falsi moralisti non se ne può più. Li abbiamo conosciuti e messi alla prova. L’obiettivo di costoro è quello di soppiantare il sistema denunciato per poi ripetere le azioni dei predecessori magari con metodi diversi.
Si grida allo scandalo, insomma, non tanto perché si crede in quel che si dice o per i valori che si ritengono calpestati, ma per incassare consenso e raccattare quel che rimane di un posto ritenuto di potere.
Ora ci sono i Grillini: nulla contro, ma il caso del sindaco di Quarto è la riprova di un sistema che fa della denuncia l’arma per occupare uno scranno. A questo punto, è legittimo chiedersi: cosa fare? In assenza delle svanite scuole di partito, si guarda lecitamente alla società civile, ancor più se la politica non è stata capace di individuare grandi leader o esponenti di spessore. Di recente, a Rossano, il direttivo del Pd ha proposto il nome di un magistrato ed ecco che scoppia il caos.
Si contesta il metodo o il criterio, si suppone una cabina di regia politico-affaristica-massonica, se ne dicono di tutti i colori. Solo perché è stato fatto un nominativo. Che di certo non corrisponde all’ultimo arrivato ma è espressione di una certa intellighentia rossanese.
Tutto è legittimo, anche contestare, ma in una fase di grave crisi è da irresponsabili contrapporsi a tutti i costi solo, magari, per mere ambizioni personali.
Ai partiti il compito di riacquisire quell’autorevolezza perduta e decidere. Né le primarie costituiscono un elemento di garanzia selettiva, se è vero come è vero che il fenomeno dei “pacchetti di tessere” costituisce il metodo determinante ai fini della scelta.
Bisogna cambiare approccio: la casa comunale non può essere vista come luogo di interessi per la gestione di affari e successi personali.
È necessario disinnescare un sistema che ha portato al baratro. Se proprio ci si vuole contrapporre, si dia spazio ai programmi e ai progetti e si proponga qualcosa di fattibile, di concreto.
Poi l’elettore deciderà. Le manifestazioni di dissenso poste nella maniera espressa da alcuni soggetti, seppur legittime sul piano formale, assumono l’impressione di un accanimento per la rivendicazione di spazi e di visibilità. Si abbia la capacità di fare sintesi, si elimini la cultura da manuale Cencelli, chiodo fisso dei soliti, e si dimostri una volta per tutte attaccamento al territorio. Ne va di mezzo il futuro di intere generazioni.

La figura del giudice Sergio Caliò può ritenersi valida nel traghettare la città da una fase di grave crisi alla rinascita. E con lui anche altre personalità potrebbero assumere identico ruolo.
Non si comprende però la reazione spropositata proveniente da più settori. Addirittura si trasforma in aggravante il dato secondo il quale il candidato del Pd troverebbe l’avallo di un presidente di Regione, elemento dai palchi ritenuto sempre un punto a favore.
La città è in emergenza, occorre ritrovare la bussola della ragione prima che sia troppo tardi.
E poiché non si vuole aprire a uno sciopero elettorale, non è da escludere una forte risposta dal partito ampio degli astensionisti qualora si dovesse perseverare nella logica dell’IO, quindi dello scontro.

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1 Commento

  1. un'analisi a dir poco allucinante, degna di chi pensa che il popolo non debba contare nulla, mantenentolo sempre di più nell'ignoranza totale…gioco facile per vecchi e nuovi "politici" di scuola renziana e berlusconiana. In quanto a Quarto di cui vi riempite la bocca per spalleggiare qualche potente di turno, usate un pò di onestà intellettuale e analizzate i fatti da veri giornalisti….lo so che vi risulta essere difficile ma provateci. un "grillino" come voi dite con cervello pensante.

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