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Rossano, avanza l’esercito dei candidati a sindaco

di MATTEO LAURIA

comune-rossanoVince la politica autoreferenziale. Quanti i candidati a sindaco!
Troppi tra quelli ufficiali, quanti ambiscono e quanti vorrebbero essere indicati. Da una parte è segno di vitalità, di partecipazione, di democrazia; dall’altra è sintomo di eccessivo individualismo il cui effetto determina paralisi e conflitti.
E’ come essere entrati in un vicolo cieco, dal quale diviene difficile uscire.
Ne va di mezzo la città, la qualità della politica, programmi e progetti spesso raffazzonati perché frutto di improvvisazione.
Ciascun cittadino è abilitato a candidarsi a sindaco, ma non tutti hanno le caratteristiche per poterlo o saperlo fare.
Ecco perché è importante evitare le autoproclamazioni, ma consentire che siano gli altri a riconoscere requisiti quanto più possibili congeniali alle masse, al corpo elettorale.
E’ il problema di sempre.
Lotte intestine che talvolta travalicano in inqualificabili gesti, affermazioni calunniose e diffamatorie, fascicoli che finiscono in procura.
La sete di potere è una brutta bestia. Il paradosso poi, è che quando si rivestono i panni di amministratore tutti si lamentano perché è ormai impossibile gestire la cosa pubblica. E si minacciano finanche le dimissioni a fronte di uno Stato che taglia i fondi, le finanze che sono sull’orlo del fallimento, i tanti inoccupati che incalzano e vogliono un posto di lavoro che non si ha la possibilità di garantire, etc…etc…
Insomma fare il sindaco diventa impossibile, è quasi un tormento, toglie energie.
Tutto ciò quando si riveste la carica. Tali negatività, tuttavia, scompaiono d’un tratto, appena si cessa di indossare la fascia tricolore.
Ed ecco che da vittime ci si trasforma in carnefice. Riappare la voglia e il desiderio di tornare a impossessarsi di quella poltrona espressione di disgusto.
Un dato è certo: o si mente prima o si mente dopo.
A circa sei mesi dall’appuntamento elettorale si hanno almeno cinque candidati a sindaco accertati: Giuseppe Antoniotti, Tonino Caracciolo, Ernesto Rapani, Flavio Stasi, Giuseppe Marincolo.
Ovviamente il numero è destinato vertiginosamente a salire: manca il centrosinistra diviso al suo interno, il M5S, le aree civiche che sono tante, il centrodestra con la sue forti spaccature.
Chi riuscirà a mettere ordine? I soliti poteri centralisti riconducibili a Cosenza o la classe politica locale sarà capace di autodeterminarsi?
All’orizzonte si vede solo confusione e disordine, frutto di irresponsabilità.
Dal centrodestra si rimane in attesa del nominativo che, come più volte ribadito, dovrebbe giungere dalla società civile.
Nel frattempo il consigliere regionale Giuseppe Graziano, coordinatore provinciale di Fi, apre un nuovo Movimento socio-politico “Coraggio di Cambiare l’Italia”.
L’asse con Giuseppe Caputo, che stamane terrà una conferenza stampa, sembra vacillare. Poco chiari i motivi.
Sullo sfondo appare la solita motivazione: l’individuazione del candidato a sindaco. Divergenze sui criteri di valutazione.
Sul fronte opposto Tonino Caracciolo con le sue tre liste civiche che presenterà il 27 dicembre prossimo in piazza.
Qualche problema sorge, soprattutto in area Piragineti con il suo vecchio amico di sempre Giovanni Petrelli. Pomo della discordia: la campagna di rinnovamento e di ricambio in politica. Ed anche su questo punto si ripropone la questione dei criteri: chi è da considerare nuovo e chi vecchio? Basta avere avuto un incarico politico in passato?
Quel che si eccepisce a Caracciolo si può riassumere con il motto: “da quale pulpito viene la predica!”. Il vero cambiamento sta nelle idee, nel modo di approcciarsi e di uniformarsi alle innovazioni del terzo millennio, non certo trovare a tutti i costi facce nuove su cui catalizzare voti. Quelle stesse facce che spesso di nuovo hanno solo i volti. Tesi dimostrata dalle fasi sia post tangentopoli e post rottamazione.

Oggi è importante assumere il coraggio di decidere: che visione avere del territorio, dell’urbanistica, cosa fare del destino della centrale Enel, del futuro degli ospedali, della gestione dell’agricoltura e del turismo, come entrare nei mercati internazionali, come affrontare la grande sfida del Codex, come combattere le forze che si oppongono alla crescita della Sibaritide, quali strade intraprendere per la riapertura dell’ex tribunale di Rossano, come rapportarsi alle scelte scoraggianti di uno Stato che mantiene le infrastrutture in condizioni da terzo mondo e declassa uffici e servizi. Idee convincenti, chiare, precise, circondate da una forte onda emotiva e da altrettanta determinazione.
Chi si allontana da tutto ciò è prossimo a depositare il solito libro dei sogni utile solo a rispettare i requisiti che impongono le leggi elettorali.

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