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Rossanese: plauso agli Ultras, ma adesso scendano in “campo” gli imprenditori

di SERAFINO CARUSO

A Rossano, così come a Corigliano, il calcio è sempre stato vissuto con passione, speranze e aspettative (spesso tradite). Lo abbiamo visto anche con la recente presentazione del libro sugli Ultras della Rossanese, scritto dagli ex capi Ultras Piero Ammirante e Walter Pulignano: i tifosi, appena sentono parlare di Rossanese, perdono letteralmente la testa. Nonostante la Rossanese Calcio di una volta (quella dei bei campionati in Serie D, quella bella tosta, tanto per intenderci) non esista più, la tifoseria rossoblu continua a sostenere le due squadre che oggi, con tanto onore e merito e non senza sacrifici, stanno disputando ottimi campionati di Eccellenza e Promozione: rispettivamente l’Olympic Rossanese e la Rossanese.

Il dato di fatto, però, è che oggi non sono più i tempi di una volta. Quando c’erano imprenditori disposti a investire, insieme, nel calcio. Parliamo di fior fiori di imprenditori, alcuni dei quali vogliamo ricordare: Giovanni Antoniotti, Giuseppe Tripodoro, Vincenzo Emilio Ioele, Pasquale Lapietra, Pietro Pisano, Stefano Mascaro, i fratelli Franco, Alfonso ed Enzo Guerriero, Mario Grimoli, Agostino Candiano, Saverio Marino, i fratelli Oranges, i fratelli Seminario, Carmelo Fedele. Giusto per restare a quegli imprenditori che sono stati capaci di mettere mano al portafogli in maniera competente e sostenere, a suon di quattrini, la Rossanese. La Società che fece sognare il popolo rossoblu fu quella del 1992/’93 e degli anni a seguire. Gli anni in cui la squadra prima delle partite casalinghe la vedevamo passeggiare su Via Nazionale con tanto di abito sociale. Erano anni davvero belli. Gli ultimi anni del Maria De Rosis e i primi allo Stefano Rizzo. Poi, tranne qualche parentesi con Carmelo Fedele (c’era un filo diretto con il Cosenza di Pagliuso in serie B) e Alfonso Guerriero, il declino. Adesso, dicevamo, ci sono queste due squadre con due società che, non senza notevoli sforzi economici, stanno portando avanti, con grande dignità, il calcio rossanese. Ma serve di più. La Rossanese la vogliamo vedere nel calcio professionistico. Così come il Corigliano. I mezzi economici ci sarebbero. Ci vogliono imprenditori capaci di mettersi insieme e creare una società forte. Le parole le porta via il vento. Qualche anno fa il Cav. Pasquale Lapietra, spinto anche dall’entusiasmo di quanto vide allo stadio quando arrivò il Chievo Verona per un’amichevole pro-alluvionati (novembre 2015), si fece carico di sondare un po’ il “terreno” circa la possibile aggregazione di imprenditori per creare una società forte. Ma tutti quelli che furono interpellati risposero picche. Eppure a Rossano il calcio ad alti livelli si potrebbe fare. Servono imprenditori disposti a investire. Prendiamo, ad esempio, il caso Crotone. Dove una famiglia di imprenditori, i Vrenna, ha saputo coinvolgere tanti altri imprenditori portando il Crotone nella massima Serie. Il modello-Vrenna o anche il modello-Guarascio a Cosenza possono servire da esempio. Basta chiacchiere, quindi: adesso servono i fatti. Ce ne sono imprenditori disposti a fare calcio e portare la Rossanese in alto? Possibile che gli imprenditori forti di Rossano si nascondano sempre dietro un dito? Rossano e i rossanesi meritano il professionismo. Staremo a vedere chi è disposto a metterci faccia e… portafoglio.

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