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Il produttore rossanese che vende a Nutella: vi spiego come promuovere le clementine

Da Caprarola (Viterbo) la testimonianza di un trentenne di origini rossanesi che ci insegna a non lasciare i frutti appesi a un ramo

di JOSEF PLATAROTA
clementineLa boutade di Matteo Salvini sull’utilizzo di nocciole provenienti dalla Turchia per la produzione della Nutella ha alzato un polverone ma ha certificato un dato di fatto. Semplificando di tanto, la Ferrero ha così tanto bisogno di questa frutta secca che, semplicemente, quando esaurisce quella del Bel Paese si rifornisce con quella turca, la seconda per qualità dopo l’italiana. Tralasciando l’attacco nei confronti di un’impresa modello di eccellenza e di welfare aziendale, cosa c’entra la Nutella con Corigliano Rossano e, più in particolare, con la clementina? Tanto. Leggendo tra le righe vi è uno spunto non di poco conto: la nocciola conosce il suo esaurimento mentre l’oro della Sibaritide, in molti casi, rimane a marcire sugli alberi, decrescendo sempre più la potenzialità di un prodotto che è il marchio distintivo di un’area, sui cui rami ci sono storie di intere famiglie. Dunque, possiamo trovarne tanti di spunti e possiamo porci altrettante domande.

In soccorso ci arriva Mauro, un produttore di nemmeno 30 anni – con tanto di origini rossanesi – che ha deciso di lavorare la terra e sfruttare ciò che la natura gli ha donato. Siamo a Caprarola, in provincia di Viterbo e ad un’ora di macchina da Roma. Dato che per crescere c’è bisogno di esempi, di altre esperienze e di diversi punti di vista, è cosa buona e giusta raccogliere la testimonianza, il monito, l’insegnamento di chi quei frutti riesce a non lasciarli appesi ad un ramo. “La nocciola – ci viene spiegato – è il principale prodotto agricolo dei monti Cimini e la produzione annua di ogni singolo albero varia dai 10 ai 20 kg. C’è, però, da fare un distinguo tra grande e piccola produzione”. È qui che entra in gioco il dato più interessante: “I primi utilizzano mezzi di produzione propri, mentre i secondi si appoggiano alle attrezzature delle associazioni”.

I PIU’ PICCOLI SI POSSONO UNIRE E CREARE BRANCO

In poche parole chi non ha possibilità di competere – e per scongiurare la trasfigurazione del Davide contro Golia nella terra – si ci unisce per poter portare a casa i risultati: in questo caso vendere tutto il raccolto. Nella zona del viterbese dal 1990 esiste l’Assofrutti, ovvero un’associazione di produttori che “dal 2004 viene trasformata in s.p.a. e si può entrarne a far parte sia in forma individuale siamo come cooperativa. Esistono degli scopi istituzionali come la promozione e la commercializzazione della nocciola, la divulgazione delle innovazioni, la difesa, l’assistenza, gli aiuti strutturali ai produttori e la ricerca”.  C’è un mondo che va sempre verso la globalizzazione in cui vige la legge di natura del pesce grande che mangia il pesce piccolo, ma dimenticando che nella natura stessa esiste una legge ancora più bella: che i più piccoli si possono unire e creare branco, una testuggine per resistere.

È bene ricordare che chi non si adegua all’ambiente circostante si estingue, non può fare altrimenti. Con la clementina si associa sempre una sola parola: crisi. Frutti che vengono venduti a 20-25 centesimi al kg – se si è fortunati – e vederli nei supermercati di tutta Italia anche a 0.79 euro perché provenienti da Spagna o Nord Africa in barba all’eccellenza e alla qualità. Quella parolina torna sempre, crisi ha origine latina e significa scelta. Le scelte ci sono e partono dall’IGP che nel caso del nostro oro giallo esiste ma porta il nome di “Clementina di Calabria” mentre il top di questo agrume cresce nella Sibaritide, tra Corigliano e Rossano.

LA CLEMENTINA PUO’ ESSERE IL TRAINO DI UN TERRITORIO

La mela della Val di Non, il limone di Amalfi, il pistacchio di Bronte hanno dei consorzi e non si chiamano mela del trentino, pistacchio siciliano e limone campano. Non è razzismo bucolico ma è la base dell’eccellenza, cioè quella che viene da un determinato territorio che ha l’orgoglio di ostentarlo. Ma se tanto ci dà tanto sarebbe anche ingiusto fossilizzarci solo sui nomi o peggio ancora su chi, almeno, cerca di creare rete. La risposta sta sempre nell’unione, di una Sibaritide che ponga finalmente – ma con basi solide, lungimiranza, socialità e studi di settori – la certezza che la clementina può essere il traino di un territorio. Continuare a pensare solo al proprio orticello, per quanto esista il discorso sempre verde del “il mio ettaro è migliore del tuo”, porterà solo a frutti marci appesi su piante feconde.


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