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Roseto-Sibari, vittoria di Pirro. La vera battaglia è Sibari-Crotone

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA
Roseto-sibariC’è finalmente la copertura finanziaria per la cantierizzazione del tratto Roseto- Sibari. Un risultato importante, raggiunto dopo non poche fatiche e neppure con il consenso di tutti. Una tappa che segna un traguardo significativo ma non del tutto esaustivo. Anzi, tutt’altro. Un plauso a chi si impegna da tempo nel mondo dell’associazionismo per tenere alta l’attenzione sulla problematica, un po’ meno a chi Governa e ai tecnici-burocrati che hanno dimostrato la scarsa conoscenza che si ha della Calabria e del sistema infrastrutturale. Né i sindaci del territorio aiutano in questo.

E’ indubbio che uno dei tratti più pericolosi è e rimane l’asse Rossano- Crotone: unica carreggiata, ristretta, anche questa piena di tutor e di autovelox. Oggi da Rossano a Crotone, una distanza di circa 100 km, s’impiegano almeno 2 ore o più. Autentica vergogna di Stato. Una strada scarsamente manutenzionata, piena di rotatorie, niente affatto sicura per gli automobilisti. Ancor peggio se si pensa che da Rossano a Crotone non ci sono ospedali e che l’unico in vita (Cariati) è stato soppresso e ora individuato come area di deposito per cartelle cliniche.

DISEGNO PERVERSO CONTRO LO JONIO

La vera battaglia, dunque, deve ancora iniziare! Il segmento da conquistare è Sibari-Crotone e la lotta è davvero dura, se non altro perché nel disegno perverso della classe politica cosentina non vi è alcuna intenzione di perorare questa causa. Fino a Sibari tutto va bene, oltre, a Sud, bisogna fermare la macchina dello sviluppo. Sibari rappresenta un naturale snodo strategico per convogliare il traffico proveniente dall’Adriatica su Cosenza e sulla Salerno- Reggio Calabria. Non a caso sono in corso i lavori di ammodernamento della tratta Sibari-Firmo. Tutto fin troppo chiaro. In tema di traffico su rotaia altrimenti, come si spiega che l’elettrificazione si sia fermata a Sibari proseguendo su Cosenza?

Il problema è che tutti conosciamo alcune dinamiche, ma anziché reagire, subiamo o addirittura esultiamo alla notizia del finanziamento Roseto-Sibari. Lo jonio deve essere isolato. Lo dicono i fatti, lo dice la storia. E non si comprende la ragione. La Calabria tutta sarebbe più ricca e con maggiori prospettive. E invece no, s’innesca il principio della valenza competitiva deteriore.

CROTONE, CAPOLUOGO DI PROVINCIA, SPOGLIATA DI TUTTO

Come può essere ammissibile che una città come Crotone, capoluogo di provincia, con una squadra di calcio in serie A, abbia la stazione ferroviaria chiusa, la statale 106 in condizioni da terzo mondo, l’aeroporto soppresso e un porto tenuto in considerazione solo quando si parla di migranti? Lamezia, al contrario, che può godere sia di aeroporto internazionale, sia di stazione ferroviaria e dell’arteria autostradale è caput mundi.

Smettiamola con queste visioni del territorio centralistiche, frutto di inspiegabili favoritismi da prima repubblica. Siamo nell’epoca del 2.0 e ancora ragioniamo con la testa dei vecchi marpioni di un tempo!

NELL’ISOLAMENTO JONICO RIENTRA LA FUSIONE

Quando vi sono segnali di crescita o di sviluppo lo jonio è tenuto ai margini, se non peggio. In questo ragionamento s’inserisce pienamente il progetto di fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano. Anche qui, si sono messi in moto i soliti meccanismi fuorvianti che vanno nella direzione opposta. La nascita della terza città della Calabria è oggi compromessa da poteri ben definiti che utilizzano tutte le strategie, con la complicità dei locali, pur di frenare il percorso referendario. Dalla carta bollata, al progetto di fattibilità, fino ad arrivare allo stato di salute del comune di Rossano. Verrebbe da dire in gergo calabrese “mentre il medico studia il malato se ne va!”.

Circa l’importanza di questo progetto è stato detto tanto, una fusione amministrativa che eleva il potere contrattuale in una Regione e in uno Stato in cui, purtroppo, contano i numeri. Multinazionali come Mcdonald o Zara, a fronte di proposte imprenditoriali locali, hanno frapposto il diniego perché Corigliano e Rossano sono ritenute città, prese singolarmente, di piccole dimensioni. Così come c’è chi spera nella fusione perché si riuscirà ad ottenere la sede d’esame universitaria nell’auspicata città unica. Anche in questo caso è necessario l’elemento demografico. Uniamo le forze, sibariti e pitagorici, e iniziamo insieme a far sentire nostra voce.

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