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Roma. La rossanese Maria Flavia Vecchio vince il primo premio nazionale dedicata alla saggistica

flavia vecchioNella splendida Villa Medici di Roma, la rossanese Maria Flavia Vecchio è stata proclamata vincitrice con altri colleghi del premio indetto dal Gruppo di Costruzioni Barletta dal nome Myllennium Award, dedicato ai Millennials (nati fra gli anni 80 e i 2000), sezione “My Book”, dedicata alla saggistica. Trasferitasi a Roma per frequentare l’università ed oggi pubblicista e digital PR, Maria Flavia Vecchio ha partecipato al concorso nazionale presentando un saggio dal titolo : “Il volto nuovo dell’agricoltura nella Piana di Sibari: i casi di Biofarm e Clementime”, con il quale ha raccontato due storie di successo del nostro territorio. La dott.ssa Vecchio, acuta ed attenta osservatrice dell’evolversi degli eventi e della storia della sua terra, pur vivendo a Roma per motivi di studio, non ha mai dimenticato i luoghi della sua infanzia, il mare di Rossano e della sibaritide, la storia della sua gente. Per la realizzazione del saggio, Maria Flavia Vecchio si è servita non solo del materiale di stampa e di ricerca che già aveva acquisito per mera curiosità e passione, ma anche del contributo diretto offerto dai fondatori delle due realtà imprenditoriali attraverso le diverse interviste che hanno ricostruito il percorso, dall’idea alla realizzazione, unitamente alle difficoltà oggettive di un territorio che soffre molto della carenze di infrastrutture. Il saggio narra della realtà imprenditoriale della Biofarm, una storia di successo ed un esempio positivo da imitare; parla di Clementime, altra giovane realtà imprenditoriale emergente che distribuisce clementine in un packaging moderno nei distributori automatici di tutta Italia. Nel saggio vincitore per la sezione saggistica, la Vecchio esordisce dicendo che tutti conoscono le spiagge di Tropea e di Diamante, i Bronzi di Riace e il gelato di Pizzo calabro. Non molti però sanno che in Calabria, nella Piana di Sibari, nasce e cresce l’unica vera clementina italiana, la varietà di mandarino molto dolce e senza semi che di questo territorio è originario. La piana della sibaritide è ricca di tesori ma è molto povera di infrastrutture e per tale motivo ogni iniziativa viene mortificata o spenta fin dalla nascita o addirittura dalla sua ideazione; in questo territorio il tempo è sembrato fermarsi ed i giovani indotti ad andare via, a lasciare sia pure a malincuore le proprie radici, abbandonando di conseguenza tutto all’amaro e cruento destino della solitudine e della immobilità. Fa un breve excursus sulla situazione dell’agricoltura negli ultimi 30 anni, in modo particolare del Sud, e continua a riflettere sul concetto di “innovazione”. M.F. Vecchio si chiede: Si può fare innovazione in agricoltura? Risponde positivamente facendo due esempi di imprese che anno avuto coraggio e fantasia, ognuna con un proprio progetto ed obiettivo, ma entrambe con uno schema comune che l’autrice esalta e porta ad esempio di positività in un contesto difficile come quello della Calabria e della Piana di Sibari in particolare. Denominatori comuni dei due imprenditori: menti giovani, studi eccellenti, esperienze in giro per l’Italia e nel Mondo, il “richiamo della terra”, la ribellione alla situazione stagnante del territorio di questa fascia Jonica. Per ognuna delle due realtà la Vecchio scandaglia i fattori di conoscenza, creatività e sostenibilità; analizza l’apporto pratico che esse danno al territorio e che dallo stesso ricevono, sia locale che nazionale al quale si rivolgono. Il saggio, attraverso un meraviglioso ed interessante viaggio tra le bellissime realtà locali, mette in evidenza i tanti punti di forza e i tantissimi di debolezza, specie in raffronto con il resto del Paese.  (contributo di  Enrico Iemboli)

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