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Il ritorno dell’Iraceb nel ricordo di Burgarella contro le egemonie rossanesi

In questi giorni è tornata di attualità la discussione riguardante la rinascita dell’IRACEB. Il nostro contributo nel ricordo di Filippo Burgarella

di Josef Platarota

A pochi esami dalla laurea, entrando nello studio di Filippo Burgarella, nel cubo 28 B Dipartimento di Storia dell’Unical, mi trovai di fronte ad un uomo minuto nella sua giacca, con i polpastrelli delicatamente sporchi di inchiostro e una pila di libri e riviste. A quell’uomo chiesi la cortesia di accettare il ruolo di relatore per la mia Tesi in Storia Bizantina. Burgarella mi guatò con aria di sfida e – dopo avergli detto che da figlio di Rossano sentivo la mia appartenenza a Costantinopoli –  mi interruppe: “Voi rossanesi dei bizantini avete il lato peggiore: siete presuntuosi, rissosi e pensate di sapere più degli altri mentre in realtà non sapete nulla”.

Da allora conobbi un professore che divenne un amico. Ci avrebbe lasciato nel 2017 con discrezione e, ne sono certo, il sorriso di sempre. Burgarella, da uomo semplice e buono, aveva poche passioni: la cucina della Trattoria il Casello, le paste di Tagliaferri, la Storia Bizantina, la sua Trapani e Rossano. Lui soffriva emozionalmente per il declino della nostra città anche se non ne era umanamente coinvolto. Questo suo amore era legato all’Iraceb (Istituto Regionale per le Antichità calabresi e Bizantine) e di cui, al pari della professoressa Giovanna De Sensi Sestito, fu uno degli attori più attivi.

Entrai nell’Istituto che è dentro Palazzo Martucci dopo che la laurea, quando ormai tra noi si era consolidato un rapporto di stima e dialogo continuo. Ricordo di un uomo esiliato dentro il suo mondo fatto di volumi e polvere che ha il sapore di storia. Ma chi lo aveva ostracizzato? La riposta arrivò poco dopo. Quel professore minuto, che avevo conosciuto con i polpastrelli sporchi di inchiostro, aveva un’ulcera nell’anima: inoperosità dell’Iraceb. Quando gli chiesi perché si era arrivati a quella situazione mi rispose con il monito del primo incontro. Capii che erano stati proprio quei rossanesi che credono di sapere e in realtà non sanno proprio nulla.

Oggi è arrivata una nota del Sindaco Flavio Stasi che, da sempre, ha auspicato la riapertura della cultura e della bellezza di Corigliano Rossano. Da giovane storico in erba conobbi la vera storia dell’Iraceb. Al Primo cittadino un consiglio, da umile conoscitore della materia, degli avvenimenti e da cittadino: via le egemonie dalla cultura, perché caro Sindaco esistono anche nel sapere e sono nella nostra città da tempo immemorabile.

“Sono un artificiere. Fabbrico qualcosa che alla fine serve ad un assedio, a una guerra, a una distruzione. Io non sono per la distruzione, ma sono a favore del fatto che si possa passare, che si possa avanzare, che si possano abbattere i muri”.

Parole di Michel Foucault di rinnovamento, perché l’Iraceb deve tornare a respirare nel modo in cui è nata: con l’ausilio di professori e ordinari valenti dell’Università della Calabria (Gioacchino Strano, Gian Piero Givigliano e Giovanna De Sensi Sestito) e non con “intellettuali della Magna Grecia”. Al fianco di chi sa realmente, ci saranno anche gli allievi di Burgarella, di quell’uomo integro e dalla bontà che emozionava e commuoveva. È bene che lo sappia Sindaco, di figliocci del professore trapanese, nella nostra città, ce ne sono e – tutti – gli hanno fatto la stessa promessa.


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