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Risparmio energetico, il paradosso Rossano nonostante la centrale Enel

di LENIN MONTESANTO

centrale-enelDa una parte, la vicenda della clausola di salvaguardia apre un’ulteriore parentesi sulle più nascoste voci di spreco nei bilanci locali, così come sulla disattenzione della quasi totalità degli amministratori e, quindi, sullo scarso peso specifico delle rappresentanze regionali in Parlamento. Dall’altra, non mancano mai, ulteriori fotografie dell’esistente che addirittura peggiorano il quadro complessivo. Per alcuni comuni (si veda i casi virtuosi di Longobucco e Canna), il notevole abbattimento del consumo energetico, perseguito in questi anni dai sindaci Luigi Stasi e Giovanna Panarace, con fonti e visioni alternative, può essere considerato non soltanto una parziale risposta agli effetti perversi del regime di salvaguardia ma addirittura un modello di riferimento regionale e nazionale. In altri comuni della Sibaritide, all’assenza di dibattito sull’argomento si è aggiunta una pressoché totale disattenzione rispetto alla straordinaria opportunità economica ed ambientale dell’efficientamento energetico.
È il caso di Rossano, tra l’altro città sede da circa quarant’anni di una centrale termoelettrica dell’Enel che, nei decenni passati, è stata una fra le più importanti dell’intera rete energetica nazionale. Un dettaglio, quest’ultimo che, per inciso, avrebbe dovuto quanto meno imporre alla classe politica cittadina di esigere con l’Enel, statale prima e privata poi, un confronto diretto ed efficace ad esempio sull’abbattimento della bolletta elettrica, in termini di compensazione rispetto a tutte le conseguenze ed implicazioni derivanti dalla sua ubicazione nel territorio. Ma non è andata così, né prima né dopo il referendum del 1986 che interruppe il meccanismo dell’importante erogazione finanziaria che Enel garantiva al Comune di Rossano.
Oggi, ciclici rigurgiti pre e post elettorali a parte, l’impianto di S. Irene è di fatto in dismissione. Anzi si fa finta di ignorare che Enel nel marzo scorso, a Londra, ha presentato agli investitori internazionali il suo Piano strategico 2015-2018 che prevede la riduzione della produzione da fonti convenzionali quali gli idrocarburi chiudendo più di una centrale italiana, tra cui Rossano. Eppure, il dibattito sulla possibile riconversione del sito, avviatosi male oltre dieci anni fa, non ha mai avuto all’ordine del giorno una vera trattativa sulla bolletta energetica comunale.
Negli ultimi anni si è arrivati però al paradosso. Non soltanto la questione bolletta resta fuori dall’agenda istituzionale ma il Comune passa, per la fornitura di energia, da Enel ad Eni, con uno strascico di intoppi contrattuali, esborsi e penali pagate dall’ente.

Poi, da Eni ad Edison e da questa società passa infine a Gala, accumulando comunque un debito di circa 2 milioni di euro.
Nel frattempo, nel periodo 2007-2013, ricco di finanziamenti europei per investimenti pubblici e privati nelle fonti rinnovabili e per il risparmio energetico e sul fronte della diversificazione delle fonti di approvvigionamento, Rossano non partecipa praticamente a nessun bando, perdendo una cifra stimabile in almeno 20 milioni di euro, se rapportata all’immenso patrimonio pubblico potenzialmente destinatario di progetti di energia alternativa (così come fatto altrove); senza contare gli innumerevoli benefici che sarebbero potuti derivare da complessive politiche di razionalizzazione (mai attuate) del consumo energetico (fino al 50% della spesa attuale) derivanti ad esempio dalle biomasse (con tutti gli ettari di demanio comunale) – dal solare,e dall’uso di nuove tecnologie quali il telecontrollo (con tutte le pompe di sollevamento acqua dagli infiniti pozzi allo Scalo), l’illuminazione a Led, ai cappotti termici etc.  Più paradossale di così?

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1 Commento

  1. Nell'articolo si citano 20 milioni di euro di contributi persi, ma chi è l'energy manager di Rossano?

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