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Riflessione di Francesco Filareto su san Nilo “il migrante”

Il già sindaco di Corigliano Rossano Francesco Filareto celebra la figura del santo patrono rossanese

san nilo“Dal 26 settembre 1004 sono trascorsi 1.015 anni dalla dipartita, a Grottaferrata, di S. Nilo di Rossano (“ Ὁσίος  Νεῖλος  ὁ  Νέος ”, San Nilo il Giovane), “il più illustre figlio di Rossano” (Fracois Lenormant): asceta, santo, intellettuale organico, profeta, dalla lunga e operosa vita (novantaquattro anni ! …, nonostante i tempi drammatici e nonostante le privazioni, le sofferenze, il costante migrare e un attivismo senza sosta e risparmio di energie).

Un “exemplumuniversale ed eterno che caratterizza tante persone e tanti cittadini onesti e operosi rimasti nella loro terra, non sempre apprezzati e difesi, non sempre gratificati nella propria città e nella propria terra (“nemo profeta in patria”), ma paghi di aver fatto la propria parte e il proprio dovere, di avere lasciato tracce di sé e di avere contribuito a costruire un mondo migliore per quelli che verranno. Di queste persone-cittadini esemplari – oggi, qui ed ora –  la società e i giovani hanno bisogno, per non perdere, anzi per ritrovare e consolidare la fiducia e la speranza nel futuro.

SI FACCIA MEMORIA DEL PIU’ ILLUSTRE FIGLIO DI QUESTA TERRA

Auspico che i miei Concittadini di Rossano-Corigliano (chiamati a vivere e operare insieme nel futuro), dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati e della Calabria del Nord-Est facciano memoria delpiù illustre figliodi questa terra, memoria operativa, in questo momento storico molto difficile, in cui questo Comprensorio è oggetto continuo di ingiustificabili e ciniche spoliazioni e rapine (sanità, ospedali, tribunale, treni, uffici pubblici.

In cambio, hanno lasciato disoccupazione, fuga dei giovani e dei cervelli, rifiuti, la famigerata SS. 106, le pericolosissime trivellazioni, la ‘ndrangheta), non è rappresentato a nessun livello, è sfiduciato e rassegnato, e perciò ha bisogno – un bisogno vitale e urgente – di recuperare la propria unità-identità di appartenenza e di territorio, la fierezza propria dei Calabresi, la capacità di resistenza e di reattività, il coraggio di accettare la sfida delle novità per una nuova riaggreggazione del territorio, perché non muoia la speranza e si alimenti la fede-convinzione-certezza che ce la possiamo fare…se ci crediamo e ci adoperiamo.


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