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Riesplode il caso Mandatoriccio

di ROSSELLA MOLINARI

IMG_20160728_192850 (1)Riesplode il caso Mandatoriccio, ancora una volta agli onori della cronaca non solo per la vicenda elettorale che ha dato vita a una serie di ricorsi e di esposti alla magistratura, ma anche per alcuni incarichi che l’opposizione non esita a definire sospetti. L’amministrazione comunale si difende e si mostra determinata a proseguire per la propria strada, ma la minoranza annuncia ulteriori denunce.
Un’atmosfera rovente che non accenna a placarsi quella del borgo presilano, con l’ultimo consiglio comunale di giovedì scorso apertosi con toni a dir poco “infuocati”. Prima di dare avvio alla trattazione dei vari punti all’ordine del giorno, il vibrato botta e risposta tra opposizione e maggioranza ha fatto registrare toni aspri, tanto da indurre il sindaco Angelo Donnici a intervenire per chiedere scusa alla cittadinanza e tentare di sedare gli animi.
Al centro del dibattito, un manifesto dal titolo “La grande abbuffata” fatto affiggere dai consiglieri di minoranza, in cui si parla di «disapplicazione delle norme a tutela degli interessi collettivi, in spregio ai principi cardini dell’azione amministrativa della trasparenza, lealtà, buon andamento, efficacia ed efficienza e, soprattutto, “rotazione”, la spartizione delle risorse pubbliche tra i soliti noti e familiari degli amministratori».
Si utilizza l’amministrazione pubblica per garantire ai familiari degli amministratori i lavori, gli acquisti di merci e servizi vari, sulla base di una semplice determina di affidamento, in violazione delle norme sull’evidenza pubblica, escludendo tutti gli altri operatori economici non allineati, come se la gestione della cosa pubblica fosse “cosa privata”.
Concetti, questi, ribaditi anche nel corso della seduta dell’assise civica dai consiglieri Dario Cornicello e Gaetano Donnici, ai quali sono seguite le repliche, piccate, del vicesindaco Filippo Mazza e dello stesso presidente del consiglio, oltre che del primo cittadino. L’amministrazione comunale respinge tali accuse e sottolinea che tutto avviene nel pieno rispetto delle regole mentre la minoranza annuncia ulteriori denunce.
A tenere banco, nel corso della discussione dei vari punti all’Odg (tra i quali è stata affrontata anche la questione relativa al trasferimento definitivo di uno dei tre medici di base presenti a Mandatoriccio, con la determinazione di avviare tutte le procedure necessarie per evitare che un servizio così importante resti depotenziato), la “Presa d’atto della sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 15/12/2015”, inserita al punto 4. Il consigliere Cornicello aveva chiesto di poter discutere la vicenda mentre il presidente dell’assise, nel corso di una seduta in cui gli amministratori hanno rilevato quasi con disappunto anche la presenza della stampa e di operatori televisivi, ha ribadito che si trattava di una mera “presa d’atto” poiché le pronunce della magistratura si accettano senza discutere. L’ordinanza in questione, come si ricorderà, sancisce l’assenza di giurisdizione del Tribunale amministrativo (la materia sarebbe di competenza del giudice civile) sui ricorsi presentati subito dopo le elezioni del 2014. Per il sindaco si tratta di un “punto finale” alla vicenda, mentre il capogruppo di minoranza Dario Cornicello rileva come la pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, decidendo in rito e non nel merito, lasci ancora aperte le presunte censure e le presunte irregolarità sollevate dai ricorrenti su cui, ad oggi, non è ancora stata fatta chiarezza. La vicenda, come si ricorderà, riguarda soprattutto le presunte “residenze fittizie” che, unitamente ad altre supposte irregolarità, avrebbero, secondo i ricorrenti, viziato la competizione amministrativa di due anni fa. Sul punto è in atto da tempo un’aspra querelle tra le parti, mentre, evidenzia ancora la minoranza, giacciono presso l’autorità giudiziaria delle denunce di carattere penale tuttora in fase di indagine.

E se per gli amministratori la vicenda rappresenta ormai quasi un capitolo chiuso, l’opposizione attende l’esito dei procedimenti in corso, fiduciosa nella giustizia. Una giustizia che il più delle volte è tardiva rispetto alle situazioni in atto, con il rischio che la pronuncia, favorevole o meno che sia, giunga a mandato già espletato o in fase terminale. Un paradosso tutto italiano, che tuttavia non smorza la determinazione della minoranza: «Se la magistratura amministrativa non potrà più decidere, resta ancora il vaglio della giustizia penale – afferma Dario Cornicello – che prima o poi arriverà».

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