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Rientri in Calabria e tamponi effettuati in “orari d’ufficio”. «Nessuno ci ha controllato»

FONTE: CORRIERE DELLA CALABRIA

I racconti di chi è tornato nella nostra regione o troppo presto o troppo tardi. «Staremo comunque due settimane in quarantena». E c’è chi chiede risposte all’Asp di Reggio

Contagio quasi fermo in Calabria con i nuovi casi positivi che, numeri alla mano, danno il segnale di una situazione sotto controllo. E in piena “Fase 2” (iniziata lo scorso 4 maggio) e dopo l’ordinanza della discordia della Santelli che ha scatenato le ire del ministro Boccia, c’è ancora da fare i conti con la vicenda legata ai rientri dei “calabresi di ritorno” nella nostra regione. Gli ultimi dati raccontano di 8mila persone registrate sul sito istituzionale, inclusi gli ingressi in regione legati a motivi di lavoro, salute e attività istituzionali. Numeri sotto controllo, certo, ma a far alzare il livello di allerta oltre la soglia è la questione tamponi. In settimana c’è stato chi ha rifiutato il test, molti altri sono stati inviati addirittura in Campania per il blocco dei sistemi all’Asp di Cosenza.
TAMPONI DALLE 8 ALLE 19 Si fa presto – alle nostre latitudini – a parlare di sicurezza, aperture anticipate tra una conferenza stampa e apparizioni televisive quando invece accade che in Calabria se rientri troppo presto o troppo tardi, perdi la possibilità di fare il tampone.

Una vicenda paradossale raccontata al Corriere della Calabria da S. C., giovane rientrato lo scorso martedì in auto da Milano: «Due giorni prima mi ero autocensito e mi è stato detto che mi sarebbe stato fatto un tampone alla stazione di servizio di Tortora. Sono arrivato attorno alle 20 ma non ho trovato nessuno. Ho cercato informazioni lì nei pressi ma mi è stato detto che i sanitari erano andati via attorno alle 19.30». «Sono così rientrato a casa e ho chiamato il sindaco e mi è stato detto di mettermi in quarantena per almeno due settimane. Ho provato anche a contattare il medico ma sono in attesa di una risposta certa. Ad oggi non mi è stato fatto alcun tampone e questo penso sia molto grave». Storia simile anche nel catanzarese: due giovani, I. G. e M. G., sono partiti da Milano e Piacenza lo scorso martedì e, arrivati alla stazione di servizio di Lamezia attorno alle 7, non hanno trovato nessuno e così ai due giovani non è stato fatto alcun tampone. Nessuna informazione, nessuna comunicazione e così i due ora si ritrovano in quarantena nella propria abitazione a Decollatura.
ATTESE E PAURE E infine c’è chi si ritrovata a vivere tra ansie e paure, in attesa di capire se l’esito del tampone è negativo o positivo. «Nessuno risponde dall’Asp di Reggio Calabria – ci racconta F. S., 32enne reggina – nonostante io abbia tentato più volte di contattarli per avere informazioni. Sono rientrata lo scorso 5 maggio da Napoli e speravo di avere l’esito nel giro di un paio di giorni. Se ricontattano solo i positivi, le altre persone cosa fanno? Vivono nell’ansia? Intanto, ovviamente, mi sono messa in quarantena per due settimane ma tutta questa situazione mi sembra davvero assurda». Storie che offrono solo uno squarcio di un sistema che in larga parte funziona, grazie all’impegno e al sacrificio quotidiano di centinaia di operatori, medici e volontari. Ma i calabresi che si ritrovano chiusi nelle proprie abitazioni da due mesi e quelli che hanno (ri)messo piede nella loro terra, esigono risposte certe.


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