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Regionali 2020, consorzi di bonifica: cartelle pazze ed agricoltori esasperati

Di seguito la nota stampa del Comitato Aldo Zagarese, Regionali 2020. Come si mette in ginocchio un piccolo imprenditore nel ramo agricolo o un agricoltore diretto? I modi sono diversi, uno di questi riguarda l’invio delle cosiddette “cartelle pazze” da parte dei Consorzi di Bonifica. Negli ultimi giorni mi sono giunte diverse segnalazioni rispetto a numerose inesattezze sulle cartelle notificate dall’area riscossione per conto del Consorzio di Bonifica Integrale dei bacini dello Ionio cosentino.

Spesso si tratta di pretese di pagamento di tributi, che, in molti casi, o sono richiesti in maniera non commisurata al beneficio ricevuto dall’agricoltore oppure non hanno alcuna legittimità, mancando il beneficio e cioè il presupposto per il pagamento dovuto, ci sono, poi, i casi eclatanti, come la presenza, invece, del danno per l’agricoltore. Abbiamo ricevuto segnalazione  di parcelle contabilizzate due volte a persone diverse, cartelle intestate ad associati deceduti, servizi non erogati per i quali si chiede il pagamento, doppie cartelle, e, ancor più grave la mancata risposta in caso di accesso agli atti.

Oggi, come ben sappiamo, l’opera dei Consorzi di bonifica è insostituibile, non riguarda solo le aziende agricole, anzi in molti casi consente la difesa di aree ormai urbanizzate, anch’esse assoggettate al contributo di bonifica. Gli agricoltori hanno bisogno dei consorzi per la salvaguardia del territorio, per lo sviluppo in una logica di investimenti e infrastrutturazione di  efficientamento e risparmio delle risorse idriche. Il problema è che hanno ormai perso completamente la loro originaria fisionomia, nati in epoca fascista come consorzi obbligatori tra proprietari terrieri al fine di consentire la realizzazione forzosa della bonifica dei terreni paludosi, oggi la loro funzione è cambiata. Oggi si occupano di irrigazione, di ambiente, di tutela idrogeologica e realizzano attività ed opere di interesse generale, quasi sempre con fondi pubblici: il loro funzionamento ed i costi di gestione invece sono rimasti a carico dei proprietari fondiari, perché il tributo continua ad essere quantificato in base alle rendite catastali e pertanto grava soprattutto sui terreni, mentre le aree urbane – che ricevono i maggiori benefici – ne sostengono in minima parte i costi. Sarebbe auspicabile un intervento legislativo in materia che riporti equità tra i contribuenti.

Ad oggi capita che gli agricoltori si trovino a dover pagare un canone a fronte di nessun beneficio diretto alle loro imprese o più in generale all’intero territorio come previsto dai piani di classifica e piano di riparto. Molti piccoli o medi agricoltori sono talmente disperati ed esasperati e in tale situazione di difficoltà economica da non procedere nemmeno con i ricorsi, come legge vorrebbe, contro le cartelle sbagliate alla Commissione Tributaria, perché tutto questo ha un costo che non possono più permettersi.

È ora di fare chiarezza in questo comparto, di capire cosa c’è realmente dietro i tributi dovuti e del perché di tanti errori nella contabilizzazione delle cartelle e di avviare una seria analisi dei bilanci consortili.


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