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Reduci, dispersi e caduti di guerra, il prezzo pagato da una giovane Italia patriota

 

L’EDITORIALE DI SAMANTHA TARANTINO  In un’epoca di touch, smart, di like, di followers si è perso il senso dell’appartenenza alla famiglia, ancora di più alla Patria. Un senso comune, un unico ideale che oggi, ahimè, si è volatilizzato. Se non fosse per le Giornate Commemorative Nazionali, di corone deposte al Milite Ignoto e per qualche lodevole iniziativa, anche nel nostro territorio, di associazioni come ad esempio quella de “I Rossanesi nel Mondo Gennarino Scorza. Croce al merito di guerra e medaglia d’onore”, che ancora credono nel ricordo dei tanti reduci, caduti e dei troppi dispersi senza nome. Eppure abbiamo tutti nelle nostre vetrine in bella mostra, medaglie, stellette, cimeli di padri, nonni, bisnonni, avi, che come è d’uso dire “hanno fatto la guerra”.

Stanno là, quasi in un silenzio sommesso. E quanta emozione nel toccare e nel vedere, oggi anche grazie alla rete, quelle vecchie foto ingiallite di giovani in posa, fieri o impauriti sicuramente confusi, con fucili e granate, armati da una Patria che li ha richiamati. Per non parlare delle lettere dal fronte, veri scrigni di vita vissuta. Di amori nati e spezzati, di figli mai visti. Quanti rimpianti e incertezze. E dei tanti che non sono tornati e dei troppi di cui si conosce solo il luogo di sepoltura, dei dispersi senza nome?

I NUMERI SPAVENTOSI DELLE GUERRE E I CALABRESI AL FRONTE

Forse in pochi sanno che sono stati molti i Calabresi che hanno pagato il prezzo più caro: la loro vita, in nome di una Patria per niente unita. Tanti i giovani calabresi  che partirono oltre 100 anni fa, dai distretti militari di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza. La prima guerra mondiale segnò una vera e propria decimazione, almeno 6 mila uomini al giorno. Più di 9 milioni di soldati morti durante i combattimenti. L’umanità intera contò 8 milioni di dispersi. Per l’Italia 600mila furono i soldati italiani morti, un’intera generazione cancellata.I mancati rientri calabresi 11%. Le trincee, la guerra di posizione, le pozze d’acqua, il Piave del  “24 maggio”che mormorava lacrimando, i Fanti. Caporetto, Isonzo, il generale Cadorna e Diaz. Questa è storia.

E purtroppo non finisce qui. C’è un’Italia intera tra le sterminate vallate desertiche russe, calpestate dalla fatica enorme di giovani e vecchi soldati italiani che fecero parte del Corpo di Spedizione Italiano (CSIR), che partì per la Russia, il fronte orientale della Seconda conflitto mondiale. Vennero richiamati tutti i maschi delle numerose famiglie italiane, e da quel luglio del 1941 si ritrovarono nel disastro più totale. Le scarpe di cartone, la fame, le marce interminabili, i pidocchi, gli stenti, il maledetto gelo su quelle distese a -40°. Alla fine delle operazioni 1 su 3 o era morto o era ferito. 30 mila i soldati feriti, 80 mila gli uccisi, dispersi o prigionieri. Basti pensare che l’Unione Sovietica restituì 10 mila prigionieri, e di ben 75 mila non si seppe più nulla.

OGGI È POSSIBILE RITROVARE I PROPRI CONGIUNTI DISPERSI ATTRAVERSO LA RETE

Oggi, il Ministero della Difesa ha istituito una Banca dati dei caduti e dei dispersi in Guerra, del primo e del secondo conflitto mondiale  www.difesa.it/Il_Ministro/CadutiInGuerra/ . Tra le migliaia di salme, non tutte hanno un nome: sono gli Ignoti. Salme recuperate prive di un qualche distintivo di riconoscimento che consentisse di riconoscerne le generalità. I “Senza Nome” ammontano ad oltre 11.600. Per  i caduti di Russia, Onorcaduti 1 ha esposto al pubblico quattro volumi nella Cripta del Tempio nazionale di Cargnacco (Udine) contenenti gli elenchi alfabetici di 69.042 Caduti e Dispersi nel fronte Russo2.  Sulla parte della della Cripta è scritto: “CI RESTA SOLO IL NOME”.

Il numero dei caduti o dispersi ancora oggi è talmente incerto che è in continuo aggiornamento. Un segno importante fu nel 1991 quando il Governo Italiano ottenne di poter accedere agli archivi del KGB recuperando circa 60.000 schede relative ai prigionieri italiani catturati sul fronte russo. Di cui più di 38.000 deceduti nei campi di prigionia. Per i Dispersi, pur essendo anche per essi indicata nella banca dati il giorno e il luogo del decesso, le informazioni sono relative all’ultimo giorno in cui si ebbero notizie certe e documentate. Spesso per i dispersi si devono considerare due luoghi di sepoltura. La prima (di guerra o provvisoria, spesso effettuata in prossimità del campo di battaglia) e la sepoltura attuale o definitiva. Inoltre, altre informazioni sono reperibili dal sito http://www.cadutigrandeguerra.it/ , Albo dei caduti della grande guerra.

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