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Randagismo, Carla Rocchi (Ente Nazionale Protezione Animali): “Le Asl in Calabria ci snobbano”

di MARTINA FORCINITI

carla-rocchiIl dio danaro rende la vita più facile. E poco importa se, in suo nome, ferite sociali come il randagismo si aggravino alla stregua di malattie incurabili. Che degenerano e si rigenerano. E checché ne dica chi, faccia a faccia con i volti del disagio, preferisce sbuffare e passare oltre, la sorte dei cani vaganti dovrebbe essere una priorità. Perché, abbandonando le corsie preferenziali e spendendo un po’ meglio i quattrini, la soluzione ci sarebbe. E accontenterebbe tutti.
«Basterebbe incentivare le missioni di sterilizzazione per contenere le nascite – ci spiega Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa). «Per farlo, la nostra associazione deve inevitabilmente appoggiarsi alle Asl e agli studi veterinari. Peccato che, spesso, questi ultimi siano contrari al nostro intervento. Temono la concorrenza e, per non indispettire gli ordini professionali, spesso ci liquidano con un no grazie. Una mano tesa, invece, significherebbe poter sterilizzare anche fino a 100 cani al giorno».
E così anche una bella iniziativa come l’allestimento di flotte salvanimali (ambulanze e mezzi di soccorso attrezzati per aiutare e salvare animali in pericolo, abbandonati o feriti), che l’Enpa ha portato avanti in collaborazione con l’album di figurine “Amici Cucciolotti” di Pizzardi Editore, in Calabria finisce col sembrare uno slogan pubblicitario piuttosto che una realtà concreta. E virtuosa.
«Dire che le Asl funzionino, soprattutto qui in Calabria, è quantomeno eufemistico. Ma se ce lo avessero consentito, noi avremmo dato un forte contributo al contenimento del randagismo. E invece ogni iniziativa associazionistica è stata respinta».
Che poi la sanità veterinaria in Calabria è ormai ferma da troppo.
«Alcune buone iniziative siamo riusciti a realizzarle, per esempio nei territori di Castrovillari, Vibo Valentia, Catanzaro. Ma si tratta pur sempre di spontaneismi a macchia di leopardo. Sarebbe ora che la Regione prendesse in mano la situazione. E in maniera netta».
E intanto nei comuni si è pronti ad imboccare qualsiasi scorciatoia si presenti dietro i portoni.
«In qualità di presidente dell’Enpa mi appello ai comuni calabresi e, in particolare, chiedo alle istituzioni competenti della Sibaritide di applicare la legge, rendendosi disponibili a collaborare con un’associazione che, oltre ad avere esperienza sul territorio, è disponibilissima al confronto».

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