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Raganello, Russo: «Per la sicurezza serve un miliardo»

REGGIO CALABRIA «Per mettere in sicurezza le opere calabresi serve un miliardo». La tragedia del Raganello e le tante emergenze ambientali della regione vengono affrontate dal primo consiglio regionale post-ferie, che si apre con la relazione del vicepresidente della giunta Francesco Russo, convinto della necessità di aprire «un tavolo di confronto con il ministro Toninelli» al fine di avviare «un piano straordinario per le infrastrutture».

La Regione deve però «fare uno sforzo» sulle risorse da investire, perché «non possiamo aspettare che qualcuno ci aiuti». I costi, elencati da Russo, sono ingenti: 50mila euro a chilometro per la rete stradale, più di un miliardo per ponti e viadotti. L’obiettivo della messa in sicurezza, secondo il vicepresidente, deve però essere portato avanti anche con una «interlocuzione con l’Unione europea, perché non possiamo non intervenire su opere che hanno più di 50 anni».
«Noi – spiega – abbiamo il dovere di innescare il processo: realizzeremo tutti i progetti di fattibilità per essere pronti» a ricevere gli eventuali finanziamenti.

ONDA EMOZIONALE Per realizzare tutti questi obiettivi e mettere a punto le «scelte strategiche», dice Russo, non si può agire «sull’onda emozionale», così come «la definizione del rischio» non può avvenire sulla scorta delle opinioni degli «influencer». A parere del vicegovernatore, bisogna invece «avere davanti la tragedia del terremoto del 1908 e avere la capacità di realizzare una sinergia tra le migliori competenze tecniche che abbiamo. Questa è la strada da perseguire, quella che i cittadini vogliono e ci chiedono. E noi non possiamo che ascoltare le persone che stanno accanto a noi. Sul rischio non si scommette. E dunque dobbiamo essere pronti, se sarà il caso, a condizionare qualunque scelta sulla prossima programmazione».
Tra le priorità elencate da Russo ci sono i piani di monitoraggio da realizzare sui flussi di traffico e sulle opere e, dunque, anche «una fase di ispezione per avere una idea delle condizioni di rischio».

PRIORITÀ «L’attenzione posta dalla Regione sul rischio infrastrutturale – aggiunge il vicepresidente – è stata molto forte, a prescindere dall’impatto mediatico sulle comunità che, necessariamente, ha messo al primo posto la questione della sicurezza». Russo rimarca «la politica decisa, forte» messa in atto dalla Cittadella, che ha permesso alla Calabria di essere «la prima regione d’Italia per l’edilizia scolastica, con interventi già effettuati su oltre 500 scuole». Per il vice di Oliverio, dunque, «si può parlare di un “Modello Calabria” frutto di scelte precise».

GLI INTERVENTI La relazione di Russo dà il via al dibattito, con l’opposizione che punta il dito sul capo della Protezione civile, Carlo Tansi. «La tragedia del Raganello poteva essere evitata, se solo non ci fosse stata l’incuria e la negligenza della Regione, che oggi rischia anche di perdere 11 milioni di euro di fondi comunitari», attacca Carlo Guccione, che ricorda la mancata attivazione dei pluviometri nella zona interessata dalla piena. Il consigliere “autosospeso” dal Pd torna poi ad accusare il governatore: «Manca autorevolezza nel rapporto con Roma, come dimostra il commissariamento della sanità e le grandi infrastrutture come la Salerno-Reggio, dove ancora non sono in sicurezza i 58 chilometri più pericolosi». Per questo, serve una «vertenza istituzionale col governo, non si può essere supini su queste cose. La questione della Protezione civile è centrale. E siccome ci sono state denunce firmate, chi governa la Regione non può non rispondere e dire se sono false o vere». La pensa diversamente Giuseppe Giudiceandrea (Dp), che difende la Prociv, gestita «magistralmente» da Tansi: «Si cercano responsabilità che non esistono, nemmeno un pluviometro ogni dieci metri sarebbe stato sufficiente, non ci sarebbe stato il tempo di dare l’allarme a chi era nel Raganello». Nell’affrontare la tragedia, concorda Orlandino Greco (Oliverio presidente), «non servono capri espiatori», quanto «un’analisi rigorosa per dare certezza su quanto avvenuto e sul tema della sicurezza in Calabria».

Giuseppe Aieta (Pd) elogia il «lavoro strategico della giunta», ma sottolinea la necessità «di ascoltare di più i territori che oggi ci chiedono di mettere il turbo». L’invito al confronto rivolto a Oliverio da 69 sindaci rappresenta perciò «la voglia di avere una interlocuzione più fitta con il governatore, un segnale positivo e di civiltà politica». Franco Sergio (Moderati) chiede al Consiglio di prendere un «impegno con i calabresi», quello di «investire e abbattere, con gli strumenti finanziari a disposizione, tutte le problematiche relative al dissesto idrogeologico calabrese».

Per Fausto Orsomarso (FdI), è «necessario definire le priorità di intervento, attraverso l’approvazione di un piano che dovrà valere per gli amministratori regionale presenti e futuri e che preveda il coinvolgimento degli organi professionali e un confronto serrato con il governo». «La prevenzione è determinante per non dovere più assistere ai drammi di cui discutiamo oggi e per avere una Calabria che sa prendersi le sue responsabilità e una politica che sa scegliere», osserva Mimmo Bevacqua (Pd), che in un passaggio ricorda la guida Antonio De Rasis, morto nella tragedia del Pollino.
Mimmo Tallini (Fi) critica la tempistica scelta dai vertici dell’Astronave: «Con una convocazione immediata, avremmo potuto dare l’immagine di un Consiglio pronto a riunirsi anche in pieno agosto per mandare un sos sulla realtà della nostra regione. Il dibattito di oggi arriva tardi, quando i riflettori sulla tragedia del Raganello si sono già spenti». Il segretario-questore affronta pure il tema della Protezione civile, che deve avere «tecnologie all’avanguardia per la prevenzione dei rischi». Anche lui riserva una stoccata a Tansi, «che ogni giorno pubblica sui social proclami contro la classe politica e burocratica della Regione». Stesso appunto da parte di Orsomarso, che al capo della Prociv chiede «comportamenti più composti».

«La Calabria – puntualizza Alessandro Nicolò (FdI) – ha bisogno di interventi speciali per evitare eventi catastrofici come quello di Genova». Quanto agli interventi sismici nelle scuole, Giuseppe Pedà (Cdl) auspica un «monitoraggio costante per supportare gli enti locali, perché questo è il tema fondamentale dell’intera edilizia pubblica».

(Fonte Corriere della Calabria)

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