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Questo è quello che ci lascia il “nostro” turismo… in quantità!

Una riflessione a cuore aperto sulla qualità del mercato turistico nella Sibaritide. Per fortuna non è così dappertutto.

Una normale giornata di fine agosto che da queste parti significa anche fine dell’estate. Le case dei villeggianti si svuotano e restano solo i ricordi di una stagione balneare ormai andata. Non so quali saranno i bilanci che ci porteranno i nostri amministratori, gli scienziati del marketing turistico che vivono ed operano nel nostro territorio o, ancora, i responsabili delle Pro Loco. Sicuramente ci diranno che è stata una stagione estiva diversa dalle altre, che c’è stato il classico boom di presenze. Anzi, no. Che quest’anno il boom è stato più forte di una deflagrazione nucleare. E come dargli torto? Ci sono stati giorni in cui le nostre spiagge si sono ricoperte di gente fino alla ottava, nona, ennesima fila. Con i loro ombrelloni, tutti allineati e coperti, abusivamente piazzati per giorni e giorni su un arenile che dovrebbe essere del demanio e quindi nella disponibilità di tutti.

Invece no. Chi quest’estate, come uno stronzo, voleva andarsi a fare il bagno al mare con la famiglia e, come un bis-stronzo, si è portato l’ombrellone dietro per piazzarlo sulla spiaggia, l’unico posto di litorale libero e non già precedentemente “appaltato” era quello di fianco al proprio posto macchina. Nel parcheggio. Sono cose dell’altro mondo. Da noi in Calabria e a Corigliano-Rossano, il villeggiante (perché il turista è un’altra cosa) che viene e sta qui per settimane nella sua casa al mare, la prima cosa che fa, insieme a quella di mettere una bottiglia d’acqua nel frigorifero che ha riacceso dopo un anno di assenza, è andare a piazzare un bel blocchetto di cemento sotto terra sulla spiaggia e infilzare il palo dell’ombrellone.

E questo perché la regola di vita del Marchese del Grillo de “Io so’ io… e voi non siete un cazzo” vale ormai per tutto e per tutti. Anche per chi crede di avere diritto, avendo una casa al mare, di potersi piazzare un ombrellone stagionale sulla spiaggia senza dar conto a nessuno. Tanto chi controlla? E la boiata più grande di quest’estate, da tri-stronzo quale sono dal momento che come regola vuole ogni volta che vado al mare monto e smonto l’ombrellone (quando ovviamente è possibile), l’ho sentita da una villeggiante pensionata (non una turista). Che ad una mia legittima richiesta di capire perché tenesse piazzato l’ombrellone “vacanze natural durante” mi ha risposto, con immancabile, persistente e dilagante accento partenopeo: “Wue guagliò, tengh l’ombrellone sempre piazzato eccusì ammantenimm sempr’ ‘e distanze. Cà ci sta o Covìddd e amm a sta’ ognun ‘a u puost suoj”. Mè-co…! E di fronte a un’affermazione del genere ci sono tre strade: fare la rissa (ma non mi è mai sembrato il caso), avvertire le autorità preposte ma che spesso fischiettando se ne infischiano, oppure – come ho fatto – alzare i tacchi, salutare e andar via. Fine della fiera: quest’anno, noi che una stagione allo stabilimento balneare non ce la possiamo permettere e che non piazziamo l’ombrellone con il blocchetto di cemento sotto terra, di giorni di mare ce ne saremmo fatti 4/5 in tutto. Ed il colore della carnagione parla da sé.

Ma se fosse (solo) questo, beh, un compromesso tra ossequiosa civiltà e irriverente e sfottente inciviltà si potrebbe pure trovare. Anche se poi ci sarebbe da fare un discorso serio con i “villeggianti (non turisti)” che ad ogni ora del giorno e della notte si sentono in dovere di accendere la miccia ad una batteria di fuochi pirotecnici o di alzare il volume dello stereo o, ancora, di improvvisare un barbecue sotto le finestre di altra gente che magari sta dormendo (del resto alle tre e mezza di ogni notte che vuoi fare? Metti la carne ad arrostire. Mi pare ovvio!). Ma questi sono dettagli e forse anche il prezzo da pagare per avere sul nostro territorio “villeggianti (non turisti)”.

Ma tutto ha un limite. Stamattina, dicevo, in una normale mattinata di fine agosto/estate, nel mentre andavo a buttare il mio sacchetto di indifferenziata (nell’orario consentito, perché i “civili” la raccolta differenziata la fanno anche d’estate!) mi sono imbattuto in una cosa che davvero non riesco proprio a far rimanere nei limiti della tollerabilità. Di fianco ai cassonetti VUOTI della spazzatura un cumulo di rifiuti di ogni tipo: Televisori, frigoriferi, pezzi di arredamento, divani, stoviglie, mensole di legno, bottiglie, bombolette. Una discarica. “Eh ma simm stat ‘ntra munnezza tutti sti juorni” mi fa uno, sempre con quell’inconfondibile accento partenopeo, mentre facevo una foto a quello schifo. Quasi a voler rispondere alle miriadi di “vaffa” che in quel momento mi passavano per la testa, indirizzati a quel/i deficiente/i che si erano resti artefici di questa barbarie.

Non abbiamo cultura del turismo. Perché di fianco all’accoglienza, che dobbiamo ancora e per molto tempo affinare, sarebbe opportuno iniziare ad imporre le regole. TUTTE. Nessuna esclusa. Dal rispetto rigoroso del patrimonio demaniale per finire alla differenziata. Perché sono misteriose le dinamiche per le quali i nostri “villeggianti (non turisti)” non fanno (almeno la maggior parte) la differenzazione dei rifiuti. Per quale motivo? Hanno per caso una dispensa sindacale? Non mi sembra. Il dramma è che mancano i controlli e nei borghi marinari di periferia ognuno si sente in diritto di fare quello che vuole. Certo, se rispetto delle regole ci deve essere, deve essere per tutti. Residenti e autoctoni inclusi, che spesso diventano “il capo del mal esempio”. Ma quei rifiuti, messi lì nell’indifferenza di tutti, anche degli stessi corissanesi, sono un vaffanculo forte, potente e ruggente contro la civiltà. E questo proprio non possiamo consentirlo.

Già, perché il “Villeggiante (non turista)” da queste parti è lui il padrone. E mi viene da chiedere: è questo quello che vogliamo? È questo il “turismo in quantità” a cui aspiriamo? Perché se così è ne potremmo fare volentieri a meno!

Per fortuna non è così dappertutto. Perché ci sono realtà nel nostro territorio dove la concezione di turismo ha visioni e potenzialità espresse diverse…

di Marco Lefosse – Direttore de L’Eco dello Jonio


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