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Qualunquisti e disfattisti, corresponsabili della paralisi

L’EDITORIALE  DI MATTEO LAURIA

Solo chi sta fermo non sbaglia mai. Un detto che calza a pennello dalle nostre parti, dove si è innescato un meccanismo perverso che induce chi ha intenzione di programmare qualcosa alla paralisi. Dal grande progetto all’inaugurazione di un semplice lounge bar c’è sempre l’arma della critica, non incentivante ma dissacrante e demoralizzante. Un male della società, neanche molto sommerso, che frena ogni iniziativa imprenditoriale e non. Ed ecco che, per andare avanti, occorre armarsi necessariamente di spirito bizzarro, far finta di non sentire o ascoltare, e trasformarsi in anime spregiudicate. E forse si trova la forza di ambire alla meta, altrimenti un sano progetto rischia di trasformarsi in un’odissea senza fine.

 I CONFINI DEL DIRITTO DI CRITICA E IL BUON SENSO

Guai a immaginare uno Stato in cui il diritto di critica è soffocato dall’imperio di regole rigide. E tuttavia, al fine di ovviare a un futuro intervento forzoso che limiterebbe il principio costituzionale della libertà di espressione e di pensiero sui mezzi di comunicazione di massa, oggi è più che mai necessario fornirsi di buon senso, dote umana senza la quale una società rischia di affondare nella giungla del fango senza che nessun ordine costituito tuteli l’integrità e la dignità degli individui destinatari dei veleni. E nessuno può dirsi escluso da indegni attacchi (conditi da semi verità utili a garantire un minimo di parvenza), i cui metodi  violano radicalmente lo stato di diritto.

Nella società contemporanea pensare che da un lato vi siano menti dall’alto intelletto e dall’altro una banda di imbecilli è quanto di più sciocco si possa immaginare.

 CRISI, LAVORO, INVESTIMENTI … E LA CULTURA INCENTIVANTE

In una fase in cui lo Stato arretra e abbandona le aree periferiche con gravi ripercussioni verso l’indotto (commercio in agonia – saracinesche sempre più chiuse), occorre dare seguito a una virata culturale della nostra società. Basta con la dissacrazione, la denigrazione, fantasmi e sospetti a tutti i costi, è giunto il momento di incoraggiare ipotesi e prospettive progettuali di sviluppo e di investimenti. Talvolta si ha l’impressione di vivere in un tessuto sociale in cui si prova piacere quando si colpisce o si ferisce chi ha voglia di fare, di produrre, di creare qualcosa. La gioia poi trova il culmine se un progetto fallisce o se l’imprenditore che osa cade in disgrazia. Nulla di più deleterio vi può essere a fronte di una siffatta mentalità, frutto spesso di un sottile limite che oscilla tra l’invidia sociale e la frustrazione.

DA CHI GIUNGONO LE CRITICHE?

 Altro capitolo che merita attenzione è costituito dalla fonte di provenienza. Spesso ci si appella ai nobili principi di democrazia, di libertà di espressione e di pensiero, in altri casi al diritto di cronaca e di critica. Tutto legittimo, se solo si seguissero metodo, criterio e competenza. Con l’avvento dei social (strumento di partecipazione di massa utile) è iniziata la corsa a chi la spara più grossa. Si pontifica sempre con il senno del poi, mai nei tempi dovuti. Un esempio su tutti è l’attuale progetto di fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano: fino al decreto referendario che fissava la data del 22 ottobre tutti in silenzio, appena dopo è esplosa la mobilitazione.

Si è passati dalla richiesta di uno studio di fattibilità all’inclusione di Cassano e Villapiana, dalla comparazione dei bilanci dei due comuni al quorum, dal bacino di utenza ai santi patroni. Idem, in passato, sulla questione aeroporto, metropolitana leggera, centrale Enel, istituzione di una provincia, etc etc etc… Non appena un progetto giunge al culmine c’è chi è pronto alle barricate pur di opporsi! E siccome non siamo né sudditi né apache con l’anello al naso, la realtà consegna puntualmente alla storia trame e cabine di regia dietro le quali si nascondono le vere ragioni. Che rappresentano il frutto non tanto di una legittima idea diversa, ma solo uno squallido servilismo connesso a interessi privati o personali.

 CONOSCERE PRIMA DI GIUDICARE

Non è scorretta l’idea di critica, che è il sale della democrazia, ma prima di accusare è necessario documentarsi. Prodigarsi in un investimento oggigiorno significa esporsi e rischiare in prima persona. Le banche non sono così altruiste, né il sistema burocratico aiuta nei processi autorizzativi e di snellimento, infine la politica è abituata a voler mettere il naso ovunque. In questo quadro c’è chi si alza al mattino e lancia invettive contro il soggetto che promuove un’idea imprenditoriale in grado di produrre posti di lavoro. E chi lo fa? Chi magari non riesce a garantire neanche un lavoro a se stesso! E allora, prima di accusare, è bene capire di cosa si sta parlando.

E’ di moda il populismo, fa notizia il fatto che il figlio di… ha presentato un progetto ed è costretto a pagare uno scotto solo perché è figlio di… Quindi? I figli di… dovrebbero espatriare? Costoro hanno eguali diritti come tutti gli altri disoccupati o no? Se c’è un bando pubblico su scala nazionale cosa si dovrebbe fare, bandire la partecipazione ai figli di…? Laddove la legge pone limiti di opportunità si dà attuazione alla normativa, ma in assenza di restrizioni cosa si dovrebbe fare? Commettere l’abuso di impedire al figlio di… di costituire una società o di parteciparvi?

Chi ha da eccepire su questioni che suppongono illegittimità è libero di agire mediante gli strumenti che la legge consente. Questo si chiama stato di diritto. La cultura dell’urlare “… al lupo al lupo” non solo distrugge quel che resta dell’economia locale, ma distrae dall’affrontare i seri e veri problemi quali la disoccupazione e il conseguente spopolamento del territorio. E’ questo un grido d’allarme che si auspica possa essere accolto dal buon senso di ciascuno. Una forma di giustizialismo insulso che tende a colpire chi in quel momento governa un ente locale o sovracomunale. E chi si cimenta lo fa o per  interessi politici o per appetiti non soddisfatti.

Se proprio teniamo a difendere i diritti di chi non ha santi in paradiso incentiviamo chi crea i posti di lavoro e si rende disponibile a investire, diamo impulso alla realizzazione di un apposito assessorato al lavoro che si curi di seguire, mediante i propri uffici, tutte le fasi necessarie affinché un disoccupato sprovvisto di risorse, possa dare attuazione a un’idea imprenditoriale attraverso forme di finanziamenti a fondo perduto e di defiscalizzazione. Questo significa battersi per dare dignità e orgoglio a chi vive nella povertà. Il resto è solo chiacchiericcio da marciapiede che produce il solo effetto di demotivare chi ha voglia di fare, di agire, e di produrre.

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