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Qualcuno spieghi ai cittadini perché il percorso dedicato ai pazienti Covid non è ancora attivo

Tra casi sospetti e reali nei presidi di Corigliano-Rossano si continuano a fare disinfezioni su disinfezioni. E tutti vivono (ovviamente) con la paura di essere contagiati

È arrivato il momento che qualcuno spieghi se il centro covid dell’ospedale di Rossano è (o non è) operativo. Ma soprattutto è doveroso chiarire a che sono serviti quei lavori di adeguamento di parte dello stabile per creare un “cunicolo” da destinare ai pazienti infetti… o sospetti tali. È giusto chiarire ed è giusto dare una risposta alle decine e decine di segnalazioni che continuano ad arrivare e che denunciano l’ormai quotidiana commistione tra “sospetti”, “infetti” e utenti con altre patologi che continuano ad affollare il Pronto soccorso del “Giannettasio”.

Premessa, probabilmente poco importante ma necessaria. Il percorso dedicato, quello che dovrebbe regimentare l’ingresso/uscita dei pazienti con sintomatologia da Sars-Cov-2, è costato circa 12mila euro grazie ad un impegno, non di poco conto, messo in campo dalla Diocesi di Rossano-Cariati che ha fatto realizzare l’opera dopo aver ricevuto le opportune indicazioni da parte degli organi sanitari preposti.

Quel corridoio che si estende su tutto il primo piano del nosocomio rossanese, però, ufficialmente non è entrato mai in funzione. Tant’è che non sono poche le lamentele delle persone che ogni giorno si ritrovano a vivere le stanze del presidio, ad assistere ad un via via di gente con sintomi da Covid-19 e a ritornare a casa con il timore di aver contratto il virus.

E fino a quando i sospetti rimangono tali e l’esito dei tamponi è negativo la vicenda potrebbe continuare a rimanere archiviata alla voce “è andata bene”. Ma se succede quello che è successo venerdì scorso, quando un paziente risultato poi positivo al virus, arrivato prima al pronto soccorso di Rossano e spedito a quello di Corigliano per poi essere definitivamente trasferito al reparto di malattie infettive di Cosenza, la cosa si complica e non poco.

Nessuno ne parla ma ci sono infermieri, personale medico e cittadini che in questo momento sono in fibrillazione. Perché non sanno se quel “passaggio” che il cittadino infetto avrebbe compiuto nei nostri ospedali, abbia o meno prodotto una reazione a catena di contagio. E tutto questo perché il percorso dedicato non era e non è accessibile.

Il sospetto Covid (poi confermato dal tampone positivo), infatti, una volta arrivato al pronto soccorso lo scorso venerdì ha trovato la struttura chiusa perché in quel momento si stavano eseguendo le operazioni di disinfezioni per il passaggio di un altro “sospetto” poche ore prima. Viene trasferito, così, al Ps di Corigliano che dispone il trasferimento del paziente a Cosenza. Non sappiamo dopo quanto tempo sia avvenuto il trasferimento. Sappiamo però che il punto di primo soccorso del “Compagna” è stato anch’esso chiuso e sanificato.

Sperando che questa storia non abbia favorito l’innescarsi di nuovi contagi, resta un dato inconfutabile: se il cittadino infetto fosse stato trattato, come da protocollo, nell’ospedale di Rossano non ci sarebbero, oggi, ulteriori rischi. Invece al “Giannettasio” le tende del triage Covid continuano a rimanere chiuse, il percorso dedicato altrettanto, mentre si continuano a fare disinfezioni su disinfezioni e a generare panico.

mar.lef.


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