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Psi Sel Rossano: “L’Amministrazione ammetta il proprio fallimento”

Il Comune di Rossano

Il Comune di Rossano

Gli ultimi comunicati stampa delle forze di governo della nostra città, Forza Italia ed UDC, costituiscono prova tangibile del declino e della deriva cui, purtroppo, si è arrivati. Una città, Rossano, che, amministrata come è da soggetti privi di ogni capacità politica di ampio respiro, è ritornata nel buio e nell’arretratezza più totale.
Gli sforzi fatti nel corso della precedente consiliatura e culminati nella sottoscrizione del protocollo d’intesa area urbana Rossano-Corigliano, l’approvazione dell’iter per la redazione del PSA, l’approvazione del Piano Strategico, primo della Calabria e premiato come il migliore a livello nazionale, il conseguente riconoscimento dei finanziamenti per i PISU, uniche opere attualmente in itinere, queste sì ereditate unitamente al progetto per la zona franca, sono rimasti di fatto privi di effetti pratici, per colpa dell’attuale classe dirigente, impegnata solo a risolvere piccole beghe interne, a posizionare in uffici e posti nevralgici amici e tesserati di partito, ad elargire incarichi e consulenze esterne, ma del tutto sorda di fronte al grido di allarme di un territorio ormai definitivamente saccheggiato e depauperato di servizi.
Una classe dirigente, quella attuale, che resterà nella storia e nella memoria come quella che ha assistito, inerme ed incapace di difesa, alla chiusura dello storico Tribunale di Rossano, al dimezzamento dei servizi sanitari, alla progressiva soppressione del sistema dei trasporti, con peggioramento dei servizi e dei collegamenti.
Una classe dirigente che passerà alla storia come quella che ha aumentato tutte le tariffe, ha introdotto l’addizionale IRPEF, ha aumentato al massimo le aliquote IMU, ha eliminato le esenzioni per i residenti nelle contrade sedi di discariche, in altri termini ha salassato i cittadini. Una classe dirigente che ha diminuito l’offerta per i più bisognosi, con ciò causando anche perdita di posti di lavoro, ha dimenticato ed abbandonato le contrade, il centro storico, ha fallito in ogni settore nevralgico
Eppure, una classe dirigente che ha la sfrontatezza di continuare a lanciare improperi al passato, a gettare fango nei confronti di chi, con coraggio e rispondendo al mandato elettivo, esprime civilmente la propria voce di dissenso e, soprattutto, evidenzia il fallimento di una esperienza amministrativa.
Di fronte a problematiche di carattere generale che hanno ridotto la nostra città a periferia della periferia, nessuna forte e concreta iniziativa da parte del Sindaco e della sua maggioranza di governo, da parte del consigliere regionale Caputo, che, dopo aver sempre difeso l’operato del governatore Scopelliti, in specie per ciò che attiene la sanità, solo ora, consacrata la scissione Forza Italia – NCD, ha ammesso il fallimento della esperienza governativa di centro-destra, quella stessa esperienza di cui è stato ed è parte integrante, pure con ruoli istituzionali di Presidente della I° Commissione.
Nessuna iniziativa congiunta con la vicina Città di Corigliano, né tantomeno con gli altri Comuni, per gridare forte il disappunto e la rabbia verso scelte che hanno devastato una città ed un territorio. Addirittura, pure essendocene formale richiesta, si nicchia sulla proposta di fusione dei due più grandi Comuni della Sibaritide, fusione che allo stato parrebbe essere l’unica soluzione per ridare dignità e forza ad un intero territorio. Ma tant’è! Le due città, pur governate dallo stesso colore politico, sono ritornate al passato, per intenderci alla tanto decantata fase amministrativa 1993-2006, allorché si è stati incapaci di dare slancio ad ipotesi condivise ed associate di sviluppo, di portare a casa l’obiettivo dell’area urbana, avendo di mira, allora come oggi, solo le questioni spicciole e particolari, utili forse a livello clientare, ma in netto contrasto con lo stesso significato della politica, intesa come  “servizio nell’interesse del generale e della collettività”.
Questa classe politica deve avere il coraggio e la dignità di ammettere il proprio fallimento.

PSI Leonardo Trento                                   SEL Ermanno Marino 

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