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«Il pronto soccorso di Corigliano deve riaprire». Petizione del Movimento del Territorio

«Ancora una volta siamo qui, con grande umiltà e con altrettanta forza di volontà, animati esclusivamente dalla voglia di operare per il bene comune, a chiedere a tutti voi, cittadini di Corigliano Rossano, di unirvi al nostro grido di protesta. Non possiamo e non dobbiamo permettere che l’ospedale cittadino “Guido Compagna” subisca questa ulteriore vergognosa restrizione, ossia la riduzione dell’orario di attività del Pronto Soccorso dalle 8 alle 20, escludendo, quindi, l’attività serale e notturna».

È quanto afferma il Gruppo di lavoro Sanità del Movimento del Territorio guidato dall’ex sindaco Pasqualina Straface. In un documento, accuratamente redatto da Francesco Albamonte a nome di tutti i componenti della formazione politica, si lancia un accorato appello e un invito alla mobilitazione per difendere il presidio di pronto soccorso del locale nosocomio. Una battaglia alla quale sono invitati tutti i cittadini e che vede fortemente impegnata la stessa Pasqualina Straface, che a tal motivo chiama a raccolta l’intera comunità.

«È in queste settimane così tragiche e nefaste che sentiamo più forte dentro di noi, in primo luogo, il dovere di unirci al dolore di quanti sono stati colpiti dal Covid-19. A questi nostri fratelli concittadini ed ai loro familiari va il nostro più grande e profondo messaggio d’affetto. Per loro e per quanti soffrono il problema della sanità, per tutte le vittime dell’inefficienza e della cattiva gestione di un apparato così importante, sentiamo ancora più doveroso portare avanti la nostra causa, che attiene al potenziamento, immediato e senza riserve, delle strutture ospedaliere. Abbiamo ritenuto e continuiamo a ritenere – sostengono dal Movimento del Territorio –s che la tutela della salute dei cittadini sia il punto di partenza, fondamentale ed imprescindibile, di ogni comunità. Vi invitiamo, quindi, ad aderire alla nostra petizione, il cui agognato accoglimento rappresenterà un primo riscatto per chi da questa sanità è stato leso, nonché, per noi e per tutti coloro che volessero aiutarci in questa impresa, un ulteriore spunto motivazionale per dare a questa terra dimenticata il riconoscimento che le spetta ed ai suoi abitanti la speranza di ricominciare a vivere con dignità».


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