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Primo trapianto di faccia in Italia, nell’equipe il dott. Benedetto Longo di Crotone, il medico precario, da 10 senza un vero contratto

In foto, l’ospedale Sant’Andrea di Roma e dottor Benedetto Longo, medico di Crotone

ROMA Nell’equipe che ha ridato speranza a una donna di 49 anni c’è il dottor Benedetto Longo specializzato in chirurgia ricostruttiva. Per l’intervento, uno studio lungo tre anni. La donna  aveva il viso deturpato a causa di un grave malattia, la neurofibromatosi di tipo I. Sabato 22 settembre  ha subìto il primo trapianto di faccia eseguito in Italia, grazie al lavoro dell’equipe  dell’unità operativa di Chirurgia Plastica dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, guidata dal professor Fabio Santanelli di Pompeo. A guidare le equipe anche il dottor Benedetto Longo  medico di Crotone specializzato in chirurgia ricostruttiva della testa, del collo e della mammella e nel ramo dell’innovazione tecnologica in campo chirurgico. (fonte corrieredellacalabria.it)

È stato uno dei protagonisti del primo intervento facciale in Italia ma, ad oggi, è un precario da 2mila euro lordi al mesi. È la storia, paradossale, di Benedetto Longo (nella foto), il medico originario di Crotone che ha ha preso parte all’intervento che segnerà la storia dei trapianti in Italia. «Ci sono volute decine di persone per organizzare tutto quanto. È stato un intervento complesso e delicato perché si lavora su strutture che hanno vasi sanguigni molti piccoli», ha detto Longo in un’intervista a Repubblica. Un intervento durato 28 ore ma è rimasto in ospedale per oltre 60 ore. «Il lavoro è iniziato da quando è arrivata la donatrice fino a quando la trapiantata è stata portata in terapia intensiva dopo l’operazione. È stata dura – racconta – ma l’adrenalina di queste situazioni ti fa restare ipervigile per tutto il tempo». Dietro l’eccezionalità dell’operazione, esiste però il paradosso di questa storia. Benedetto Longo, è un precario da più di dieci anni al Sant’Andrea con contratti da 12 mesi. «Guadagno 25 mila euro lordi l’anno e per crescere i miei figli faccio anche attività privata. Di certo non svolgo questo mestiere per il posto fisso – chiarisce -: è una passione e la cosa più importante è la soddisfazione dei pazienti». «Certo – conclude Longo -, ho dato un volto nuovo ad una donna, non saprei cos’altro fare per interrompere il precariato».


 

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