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Presentati a Mirto i libri di Giuseppe Ferraro e di Martino A. Rizzo

Presso il Circolo culturaleUmberto Zanotti Bianco” di Mirto si è tenuta una tavola rotonda sul tema: «Uno squarcio storico sulle condizioni socioeconomiche e infrastrutturali della provincia di Cosenza nei primi anni dell’Unità d’Italia»,

avendo per filo conduttore i libri, di recente pubblicazione, di Giuseppe Ferraro, “Il prefetto e i briganti”, e di Martino A. Rizzo, “Il brigante Palma e i misteri del sequestro De Rosis”.

Con gli autori si sono interfacciati il presidente del Circolo, Franco Rizzo, e il prof. Daniele Garofalo, docente di storia e filosofia presso il Liceo Classico di Rossano.
Come di consueto la serata ha avuto inizio con un intervento musicale. Nell’occasione è stata la volta del pianista Gennaro Salatino, allievo dell’Istituto Donizetti di Mirto, che ha eseguito brani di Bach e di Beethoven.
In prima battuta i due Autori hanno partecipato le motivazioni dei loro rispettivi lavori.

Ferraro ha riferito di essere stato spronato dalla tesi di dottorato dedicata appunto all’ottocento calabrese e dalla curiosità di indagare sull’impegno di questo eccezionale valtellinese, Enrico Guicciardi, prefetto a Cosenza dal 61 al 65, della cui intensa attività, tutta volta ad una positiva organizzazione dello stato unitario in una Calabria priva delle più elementari infrastrutture,

con tasso di alfabetizzazione ad una cifra, infestata dal brigantaggio, ostaggio di un grande disordine amministrativo e dei grandi proprietari terrieri, si conosce molto poco.

Ha quindi raccontato della grande mole di materiale da lui rinvenuto nell’archivio di casa Guicciardi di Ponte in Valtellina e reso pubblico con questo suo libro, su autorizzazione degli eredi, dal quale si evince come il prefetto abbia condotto in provincia una politica intrusiva e inclusiva e non di modernizzazione passiva;

come anche nell’affrontare il grave problema del brigantaggio, abbia tentato tutte le strade per ricondurre il fenomeno nei binari della legalità con mezzi di persuasione e non di violenta repressione, facendo sempre presenti alle superiori autorità che il brigantaggio trovava la sua linfa soprattutto nel grave contesto della questione sociale.

PRESENTATI A MIRTO I LIBRI DI FERRERO E RIZZO

Ha quindi affermato che mentre i Borboni hanno mantenuto un regno tutto rinchiuso in stesso a servizio del loro potere, i piemontesi da subito hanno tentato di aprire il vecchio ed il nuovo contesto alle migliori tradizioni liberali. Significativamente, ha detto Ferraro, il tasso di alfabetizzazione passa in pochi decenni, dopo l’unità, dal 3% ad altro il 50%

Martino Rizzo, dal canto suo, ha partecipato ai presenti il suo grande interesse per la storia locale dell’800, che egli indaga con grande passione pur risiedendo fuori regione, e la sua voglia, scrivendo, di informare la comunità su quanto, studiando, egli abbia potuto far venire alla luce.

Con questo suo volume – ha quindi detto – ha cercato di mettere un po’ di ordine nella via del brigante Palma, al secolo Domenico Straface di Longobucco, anche se non ha chiuso ad ulteriori, maggiori approfondimenti. Riprendendo alcuni passi del suo volume, ha poi riferito come fare il brigante fosse quasi il mestiere di uomo gentile e violento, devoto e feroce;

come la questione agraria abbia avuto grande importanza per lo svilupparsi del fenomeno brigantaggio, che ha poi avuto condizioni di resistenza nelle molteplici e articolate connivenze verticali e orizzontali; come alla cattura di Palma e alla sua esecuzione abbiano contribuito più i Barracco che i Compagna.

In vari “incursioni” il prof. Garofalo ha esternato tutto il suo apprezzamento per i due lavori in presentazione; ha ricordato come sia stata una grande impresa riprendere il mezzogiorno dal grave stato di arretratezza nel quale lo avevano lasciato i Borboni;

CIRCOLO CULTURALE DI MIRTO

ha condiviso la circostanza che spesso i briganti venivano usati dai grandi proprietari terreni per impedire ai contadini di occupare le terre mentre quasi sempre “espropriavano” i ricchi non per dare ai poveri, ma solo per garantire la loro latitanza. La serata si è conclusa con la lettura della lettera di Palma ai rossanesi, pezzo forte che mette in luce la grande e poliedrica personalità del brigante longobucchese.

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