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Ponte Celico, difetti di costruzione

ponte celicoPonte Celico, il rilievo geometrico «mostra delle evidenti anomalie in corrispondenza delle zone delle travi di accoppiamento e dei tronchi adiacenti con variazioni di pendenza brusche e significative che sono dovute a due cause principali: difetti di costruzione e deformazioni viscose non ancora esaurite». Le conclusioni della relazione tecnica affidata dall’Anas all’ingegner Pietro Monaco si aprono con un incipit rassicurante. Che si riferisce alle verifiche statiche e dinamiche eseguite nel 2012.
«Tutti i risultati – ricorda il tecnico – furono soddisfacenti e accertarono la sicurezza strutturale dell’opera». Una “sentenza” che risale a quattro anni fa e precede di molto le preoccupazioni che si sono manifestate nelle ultime settimane. I nuovi esami, spiega Monaco nella relazione resa pubblica dall’Anas sabato mattina (a poche ore da un servizio di Striscia la Notizia), riguardano invece «i dati del rilievo geometrico del viadotto e dei cedimenti nel tempo delle principali sezioni dell’opera».

PONTE CELICO, VALORI DEI CEDIMENTI CONTRADDITTORI

In particolare, i valori dei cedimenti «riscontrati nel tempo (durata nove anni) sono spesso contraddittori e difficilmente spiegabili tecnicamente. Da essi si possono solo trarre solo considerazioni qualitative e non quantitative». Una parte della “vita” del ponte, dunque, sfugge anche alle analisi dei periti. L’ingegnere, comunque, invita a tenere «ancora sotto controllo la situazione, con rilevazioni almeno semestrali solo di alcune sezioni prossime alle travi di accoppiamento». In più, «devono essere definite le condizioni ambientali (temperatura) e se i valori non dovessero risultare congruenti ripeterle per sicurezza una seconda volta al fine di essere certi del loro valore».

PONTE CELICO, PROPOSTE DI INTERVENTI

Il tecnico propone una serie di interventi per «migliorare il comfort di guida e ridurre le vibrazioni delle mensole al passaggio degli autoveicoli pesanti». Eccoli: «Riduzione locale delle differenze di livellette nei tronchi prossimi alle travi di accoppiamento, ridurre ove possibile lo spessore della pavimentazione esistente; sostituzione dei giunti di dilatazione per migliorare il comfort di traffico e soprattutto ridurre le vibrazioni della struttura al passaggio dei veicoli pesanti».
Basterà a rassicurare utenti e cittadini? Quattro anni fa l’Anas si occupò di controllare i materiali («anche se c’era una copiosissima documentazione di prove eseguite durante la costruzione dell’opera», si legge nell’ultima relazione), di eseguire «diverse prove di carico, praticamente su tutte le mensole» e di «verificare le principali sezioni resistenti». Con il passare del tempo, però, il tratto “incriminato” si è incurvato e il profilo del viadotto ha assunto una forma non proprio rassicurante. Al punto che anche la Protezione civile regionale ha chiesto all’Anas di poter ottenere i dati in tempo reale sulle sollecitazioni subite dal ponte e, soprattutto, sulla risposta della struttura.

Il responsabile dell’ufficio, Carlo Tansi, ha spiegato alle telecamere di Striscia di non aver avuto risposte dall’azienda che “governa” quel tratto di strada. Mancanza di risposte che si è ripetuta anche per un altro dei “sorvegliati speciali” della rete viaria: il viadotto Stupino, nel tratto dell’A3 che va tra Rogliano ad Altilia.

Fonte: Corriere della Calabria

 

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