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Piccoli ma dignitosi. Il sindaco di Castroregio: “Ci hanno tolto tutto!”

di LUCA LATELLA

tonino-santagadaL’Italia dei piccoli comuni e dell’Unità non esiste più. «Per colpa di un governo che taglia risorse e servizi. Ne sono più che convinto». Il sindaco di Castroregio, borgo di origini albanesi dell’Alto Jonio, non le manda a dire anche quando rimarca con forza tutte le emergenze che attanagliano la sua comunità.
Nel corso della nostra inchiesta sulla popolazione che gravita nella Sibaritide, abbiamo scoperto che il comune amministrato da Tonino Santagada risulta essere – in proporzione – il più spopolato dal secolo scorso ad oggi, passando dagli oltre 1600 abitanti degli anni ’30 ai 345 di oggi e risultando il secondo comune più piccolo della regione dopo Panettieri (Cz).
Una parabola discendente che il primo cittadino imputa al depauperamento dei servizi erogati alla comunità ed ai tagli alle finanze dei comuni. «Il governo – racconta il primo cittadino di Castroregio a L’Eco dello Jonio – con le politiche adottate da anni penalizza i piccoli comuni come il mio. I nostri rappresentanti sono bravi a versare lacrime di coccodrillo quando poi accadono le tragedie perché i territori vengono abbandonati».
Lo spopolamento, quindi, è figlio di scelte e gestioni discutibili, in primis una spinta spending review, ed anche delle grandi difficoltà occupazionali. Ma non è la mancanza di lavoro il fulcro delle analisi di Santagada. Piuttosto la carenza dei servizi che innesca, di conseguenza, le nuove emigrazioni.
Nell’analizzare il principale dei problemi, il sindaco punta l’indice contro le scelte adottate dall’Asp che proprio recentemente ha deciso di tagliare le guardie mediche di montagna. «Già siamo fortemente penalizzati perché i medici di base vengono qui per due, tre ore a settimana. L’Asp di Cosenza ha appena deciso di sopprimere le guardie mediche: significa che ci vogliono negare anche il diritto alla salute. Se l’Azienda sanitaria provinciale – tuona Santagada – non ritira questo provvedimento scenderò a manifestare in piazza per chiedere ai miei concittadini di non andare più a votare, sperando che anche gli altri sindaci che si trovano nelle mie stesse condizioni aderiscano a questa forma di protesta». Presa di posizione piuttosto dura, quindi, da parte del sindaco. Il quale ha annunciato che si opporrà a questa decisione, in ogni sede, anche in qualità di membro del direttivo dell’Associazione dei Piccoli Comuni Italiani.  «Le scuole vengono soppresse ed è chiaro che cancellando un servizio dietro l’altro si impoverisce il tessuto sociale, così costringono la gente ad emigrare. Mettiamoci perfino le difficoltà di collegamento, le strade corrose dalle alluvioni e non avremo altra via che la morte dei piccoli comuni. Una morte decisa da altri».  Fra le oggettive difficoltà di far quadrare i conti e i problemi di tutti i giorni, la panacea ai mali indicati dal Governo potrebbe essere rappresentata dalle unioni o fusioni dei piccoli comuni. Ma Santagada non ne vuole sentir parlare. «Amministro questo comune dal 1984. Nel 1989 quando il Governo emise il decreto sui debiti fuori bilancio dei comuni, riuscii a risanare un debito di 600 milioni ed il comune era dotato di una pianta organica composta da 17 dipendenti. Oggi sono 5 e riscontro grandi difficoltà a far quadrare il bilancio. In quest’ottica, le fusioni non mi trovano affatto d’accordo perché il Governo maschera dietro apparenti politiche di risparmio, operazioni che a lungo termine si riveleranno infruttuose».
Insomma, la dignità di una comunità non si tocca. Resistiamo. Parola di Tonino Santagada.

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