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Piano spiaggia, lotti mummificati in mano a famiglie facoltose. Cresce l’emigrazione

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

E’ da tempo che ci stiamo battendo come testata giornalistica al fine di sensibilizzare la politica circa la necessità di creare occasioni e posti di lavoro. Consapevolezza diffusa e radicata nelle nostre coscienze, in quella di tutti, ma poi nella realtà qualcosa s’inceppa e prevale l’ignavia, l’incapacità, la mancanza di coraggio nelle scelte. Viene meno quell’animo sociale che guarda alle fasce meno abbienti della società, emarginate e isolate, abbandonate a se stesse, sprovviste di strumenti, mezzi e protezioni di vario genere.

Questa premessa mi è necessaria per meglio comprendere il quadro entro cui s’inserisce la mia riflessione in tema di povertà e di crisi. In questo vedo un limite dell’intellighenzia territoriale avvitata sulla vanità del sapere e non già ad aprirsi a una vera battaglia a favore dei più deboli. Sul piano ideologico, poi, mi viene da chiedere che fine abbia fatto la sinistra o il sindacato quando parliamo di un’Italia che vanta all’art.1 della Costituzione il primato del lavoro, in larga parte disattesa nell’indifferenza delle più alte cariche dello Stato. Discorso ampio che merita un apposito editoriale. Qualche giorno fa mi sono imbattuto sul social facebook in un post di un amico che conosco da una vita e che pensavo vivesse nella ex Rossano. Giocavamo a calcio, ai tempi che furono, presso la Parrocchia di San Giuseppe, nel cuore dello scalo. Nel post in questione mi appare la sua immagine dietro un piccolo banco salumi allocato in un locale (tipo garage) in un’area periferica tedesca, nella parte della Germania più popolata dai calabresi. Dalla conseguente chattata con lui di saluto, giunge la conferma  che è li per necessità e per disperazione, e non certo per scelta. Stesso destino per tanti altri coriglianesi e rossanesi. Una delle espressioni da lui usate è la seguente: «Rossano non offre possibilità -afferma- è in mano a una cerchia ristretta di persone». Tesi sacrosanta, che svela delle verità non nuove e con cui conviviamo amaramente nel silenzio vile di noi tutti.

Spartizione delle assegnazioni e gli effetti improduttivi

Per meglio comprendere la tipologia di società che abbiamo costruito porto come esempio, ma ve ne sono tanti altri, la questione dell’assegnazione delle aree inserite nel piano spiaggia dell’ex Comune di Rossano, vero polmone di lavoro, se saputo sfruttare al meglio. Ebbene, quel che si è verificato in questa città nel tempo ha dell’inverosimile e fa capire come sia alto il livello di ingordigia di una ben definita fascia sociale ritenuta medio/alta. Su quei lotti vi è stato un vero e proprio assalto di famiglie facoltose che, grazie ai soliti meccanismi di conoscenza, sono riuscite ad accaparrarsi gli spazi.

Inutile sottolineare che tra scaltrezza e abilità sul piano formale è tutto a posto, nulla di illegale o di illegittimo. Anzi, in punta di diritto amministrativo e penale nessuno può eccepire, anche se qualcuno ha tentato invano di denunciare ma a vuoto. Sin qui roba tutta in salsa italiana, nel senso che c’è poco da meravigliarsi. L’aspetto inquietante è che lor signori né investono, né aprono i lidi,  né pagano il canone. Detengono quelle aree in attesa o di affidarle in gestione o di venderle a costi altamente remunerativi. Insomma, siamo di fronte ai soliti furbetti del quartierino che, di fatto, dequalificano chi li mette in atto.

Viene da chiedersi: quanta povera gente avrebbe potuto trovare lavoro mediante uno stabilimento balneare? In altre aree della stessa Calabria (sul tirreno) o del centro nord i posti di lavoro stagionali raggiungono dati ragguardevoli e i redditi sono tali da garantire una dignitosa qualità della vita per ciascuno degli addetti. Qui invece si è preferito mummificare dette aree nel silenzio di noi tutti e a scapito di chi da anni ha lasciato le nostre terre non per cercare fortuna, ma per sopravvivere altrove, contribuendo a produrre ricchezza lontano da noi. Cosa fare allora? Si chiede uno scatto di dignità e di orgoglio: liberate quelle aree, rendetele produttive, e create posti di lavoro. Ne va di mezzo la vita delle persone. Mi auguro che anche la Chiesa, a cui va il mio plauso per l’enorme lavoro sommerso che svolge, possa sensibilizzare alcune fasce della medio/alta borghesia rossanese.

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