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Piana di Sibari, per lo sviluppo non bastano amministratori preparati. Servono carattere e onestà

LA RIFLESSIONE SETTIMANALE A CURA DI MARTINA FORCINITI

piana di sibariSi può solo scavare tra le macerie per salvare il salvabile. Qui, nella Piana di Sibari, una convinzione per alcuni, una certezza per altri. Almeno da quando lo stato di salute di quest’area è stato compromesso gravemente da un susseguirsi travolgente di malattie sociali; che sono degenerate oltre il limite dell’eccezione. Alimentate, per lo più, da un vero e proprio menefreghismo statale condito, tanto per non farci mancare niente, da una sorta di disprezzo generalizzato per il bene comune della Sibaritide e dalla disonestà sistematica che il territorio è stato costretto a subire.

Inutile dilungarsi nell’elenco di furti autorizzati di servizi e appropriazioni indebite di risorse che la zona jonica ha tollerato negli ultimi anni. Lo conosciamo tutti; così come abbiamo imparato a riconoscere cause e responsabili della minaccia – poi sfociata in vera e propria compromissione – della qualità del nostro bene pubblico. Ma dietro il ritratto senza veli di questo sfacelo c’è molto più della – seppur pesante – latitanza delle istituzioni governative. Come pretendere, infatti, che dal fango in cui siamo impantanati sia possibile emergere miracolosamente candidi senza una politica irreprensibile, risoluta e capace di una bonifica ferma?

PIANA DI SIBARI, UNA CLASSE DIRIGENTE CON LIMITI DI PERSONALITA’ RISCHIA DI PROVOCARE UN RISTAGNO ECONOMICO CHE CI LASCIA FERMI AL PALO

Nell’area in cui si continua a predicare dal pulpito delle vittime, certo non senza ragione, ciò che molto probabilmente è mancato è una classe dirigente territoriale davvero valida ed efficiente sul piano amministrativo. Intendiamoci, l’entourage di politici locali che ci ha governato negli ultimi anni non peccava certo in istruzione, cultura e civismo. Al contrario, l’esperienza, la capacità intellettuale e la preparazione professionale sono diventati marchi di fabbrica e meriti orgogliosamente esibiti dai nostri ultimi governanti.

Eppure, siamo quasi certi che tra dieci o vent’anni non proveremo certo un senso di stupore ripensando a questa classe dirigente; culturalmente raffinata ma priva di carattere e personalità. La cui forma di governo è stata segnata dal dilagare della forma ma da gravi problemi e vizi di sostanza. E se piace la struttura, ma “ci si sbatte” del contenuto a causa di evidenti limiti di personalità, il risultato non può che tradursi, fra le altre cose, in un ristagno economico che ci lascia fermi al palo. In un’epidemia di malanni sociali che tendono a cronicizzarsi. E che ci fanno rimpiangere quel processo di trasformazione produttiva eccezionale che aveva trovato nell’area urbana di Corigliano Rossano – grazie al miglior pezzo di classe dirigente e di famiglie imprenditoriali conosciuto da questo territorio – il nuovo polo produttivo jonico.


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