Home / Attualità / Pescatori Calabria: un polo ittico di interesse regionale mai decollato a Schiavonea

Pescatori Calabria: un polo ittico di interesse regionale mai decollato a Schiavonea

“Disattenzione continua del settore pesca in Calabria, al momento, carente di una programmazione regionale”

Nuova denuncia del Comitato Pescatori Calabria sul silenzio che avvolge il settore della pesca e le sue progettualità di sviluppo, in particolare per quel che riguarda la marineria di Schiavonea. “Bene le notizie positive che arrivano dal porto di Catanzaro Lido con il decollo del “Piano per lo sviluppo del porto” strumento chiamato a individuare i “contenuti” nell’area del porto, assegnando gli spazi per le attività commerciali, alla nautica da diporto, alla pesca, alla ristorazione. Male, invece, – dichiara Salvatore Martilotti, presidente del Comitato – la disattenzione continua del settore pesca in Calabria, al momento, carente di una programmazione regionale in linea con il “Programma triennale nazionale” e la PCP (politica comune della pesca). E poi il “disastro” di una legge regionale di settore, ritenuta fra le migliori delle regioni italiane, ma mai decollata (L.R. n.27/2004), e risorse importanti dei Programmi dell’Unione europea che non hanno accompagnato la profonda trasformazione in atto nel settore della pesca.

A questo punto sarebbe giudizioso, da parte della Regione, commissariare i FLAG (Gruppi di azione costiera) poiché non avendo raggiunto gli obiettivi della PCP, in particolare la “diversificazione e l’innovazione”, non è esagerato dire che siamo in presenza di “dispersione di risorse pubbliche”. La dimostrazione concreta è che non è stato raggiunto nessun risultato di rilievo per lo sviluppo e l’occupazione e la pesca calabrese questo “lusso” non se lo può permettere! Una gestione “burocratica” molto deludente che necessita di una profonda riflessione per non perdere le opportunità della prossima programmazione UE 2021/2027. Senza nessun risultato di rilievo, pur in presenza di risorse importanti, resta l’amaro in bocca per le tante occasioni perse per il mancato sviluppo, soprattutto, delle “capitali storiche” della pesca calabrese. In particolare nelle quattro macro-aree della Calabria previste dalla legge regionale di settore: Crotone e basso ionio, Bagnara-Area dello Stretto, Vibo Marina-tirreno cosentino e Schiavonea-Sibaritide. In particolare, come simbolo della crisi a seguito del Covid-19 e per meglio organizzare la ripartenza di un settore strategico dell’economia ittica, in questo momento, è opportuno ricordare una marineria importante della Calabria come Schiavonea.

SIAMO RIUSCITI NELL’IMPRESA TUTTA NEGATIVA DI CREARE LE CONDIZIONI PER UN FUTURO INCERTO

In questo polo rilevante della pesca regionale, nei primi anni novanta, si svilupparono iniziative per la sistemazione “provvisoria” della flotta da pesca nella banchina n.7 della seconda darsena del porto. Nella mega struttura portuale del porto di Corigliano Calabro (ma sarebbe ora, finalmente, di chiamarlo porto di Schiavonea!), il cosiddetto porto del “vuoto e del silenzio” che, purtroppo, ancora dopo 53 anni non è stato interamente completato per dare opportunità di sviluppo e occupazione al territorio di Corigliano-Rossano e dell’intera Piana di Sibari. In questi lunghi anni, nella seconda darsena, in tanti sono stati impegnati per tentare di realizzare un approdo-pesca di stampo comunitario con relativi servizi gestiti da una società mista con la parte pubblica a garantire la “legalità” e i “privati” la professionalità per tentare di far decollare verso il futuro una fra le più rilevanti marinerie della Calabria.  Certamente un passo in avanti fu l’apertura di un “varco dedicato alla pesca” da parte dell’Autorità portuale di Gioia Tauro dove approdò il porto di Corigliano Calabro dopo le “promesse miracolistiche” di tutta la classe politica, fra lo scetticismo di tanti che non riuscivano a comprendere come si potevano creare opportunità di sviluppo fra diversi. Gioia Tauro, porto strategico del corridoio sud-tirreno e il porto di Schiavonea a poco meno di 60 miglia dal porto di Taranto! Era più semplice l’adesione all’Autorità portuale di Taranto in una logica di appartenenza ad una macro-area omogenea.

Purtroppo, dopo tanti anni, aspettiamo lo sviluppo possibile e, al momento, ci occupiamo di “ceppato di legno” e “rifiuti industriali” e di tanto in tanto lo sbarco di migranti. All’inizio ci siamo illusi dell’arrivo di navi da crociera per iniziativa di un imprenditore locale. Nel frattempo nel settore della pesca  c’è stata una virata tutta all’indietro e siamo passati dalle “barracche” al “barraccone”! Non si direbbe, ma siamo riusciti nell’impresa, tutta negativa, a creare le condizioni per un futuro alquanto incerto. Le responsabilità sono diverse e diffuse e, al momento, non possiamo che registrare il silenzio del nuovo Comune di Corigliano-Rossano che, – conclude Salvatore Martilotti –  invece di valutare e magari far decollare  “un polo ittico regionale” per valorizzare la marineria di Schiavonea, si ha la sensazione che, al momento, non esiste un progetto di sviluppo. Diversamente non si può spiegare la mancanza di nessun intervento di rilievo per cercare di risolvere le profonde contraddizioni e i nodi strutturali. Per ripartire dopo il Covid-19, forse, sarebbe opportuno ora da parte del Comune pensare di costituire un “tavolo di ascolto” con esperti del settore, imprese e operatori economici per “un confronto di idee” sulla progettualità più adeguata per programmare lo sviluppo dell’economia ittica a Corigliano-Rossano”.


Commenta

commenti