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Personale comunale, dopo la fusione formale ora è necessaria quella delle “teste”

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

personale comunaleDopo la fusione formale è forse il caso di procedere alla fusione delle “teste”, almeno per quanto attiene gli ambienti del personale comunale. Non basta il dato referendario per far capire l’importanza del processo in atto, occorre combattere le vecchie incrostazioni dei singoli abbarbicati all’idea di tutelare proprie esigenze nettamente in contrasto con gli interessi della collettività. Il problema in queste ore investe il personale comunale della burocrazia, tanto interno all’ ex municipio di Corigliano quanto a quello di Rossano. Dispute interne per l’acquisizione di comando, paure di trasferimenti, aspirazioni carrieristiche o di emolumenti aggiuntivi (posizioni organizzative etc etc), tutta una serie di questioni che nulla hanno a che vedere con la bontà del progetto “fusione”, ma che si vuol far passare come elemento culturale tale da poter dire che i tempi non erano maturi per giungere alla città unica.

A mio parere niente di più falso! Nella società civile delle due città, tra rapporti commerciali, matrimoni incrociati, amicizie e parentele, il processo è oltremodo in stadio avanzato, altro che! In realtà gli ostacoli sorgono quando si mette mano al portafoglio. Il denaro, è il caso di dirlo, è causa di tutti i mali. Le comodità poi ci mettono il resto. Anche spostarsi da Corigliano a Rossano o viceversa diventa un dramma. Verrebbe da chiedersi: ma come fa quel cittadino di Roma che vive all’Eur e deve spostarsi quotidianamente (con tutto il traffico presente nella Capitale) nel quartiere Prati o viceversa? Basta con la cultura del posto sotto casa, smettiamola!  Tali piccoli e vergognosi comportamenti non solo rappresentano uno schiaffo a chi un lavoro non ce l’ha, ma producono disagi, perdite di tempo e dispendio di energie.

IL COMMISSARIO BAGNATO SAPRA’ MANTENERE IL GIUSTO EQUILIBRIO CON GRANDE PROFESSIONALITA’ 

Sappiamo la dose di estrema autorevolezza in capo all’attuale commissario prefettizio Domenico Bagnato che con grande professionalità saprà affrontare tali fastidiose questioni e mantenere il giusto equilibrio, ma il personale dipendente deve metterci del suo, elevandosi in mentalità. L’invito è rivolto principalmente a quelle risorse umane avvitate su se stesse, avvolte dall’IO e offuscate dall’ottenimento di benefici. Talvolta, al fine di far capire l’importanza e il valore di un posto pubblico, soprattutto qui da noi, sarebbe bene riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo quando si era alla ricerca di lavoro o speranzosi di partecipare a un concorso e azionare tutti i soliti meccanismi (spesso marci) pur di superarlo. In quelle fasi illusioni, paure, ansie, si sovrappongono.

PERSONALE COMUNALE, SPOSTARE LE LANCETTE INDIETRO AIUTA A ESSERE RESPONSABILI

Tutto cambia quando il risultato si raggiunge e, a distanza di qualche mese, giusto il tempo di rodare, la vittima si trasforma in carnefice. E quell’ex disoccupato, un tempo insicuro e disperato, nel trasformarsi in dipendente pubblico inizia a vivere quella postazione come un luogo di potere da gestire unitamente a tante aspirazioni. Gradualmente si diventa ingordi, si vuole e si pretende sempre di più.  Ecco perché verrebbe da dire: riposizioniamo le lancette dov’erano un tempo, chissà s’innesca quel senso di responsabilità oggi necessario, utile alla collettività. Il vero problema è che la politica ha “viziato” forse troppo alcune sacche di personale comunale, soprattutto le parti che hanno goduto di privilegi sin dall’insediamento. La posta in gioco è troppo alta per consentire il proseguimento di una mentalità distruttiva, di conseguenza improduttiva.

E’ in gioco il futuro del territorio, dei cittadini, delle nuove generazioni. Che l’armonizzazione di uffici, servizi e funzioni avvenga in maniera indolore! Forme deteriori non saranno ammesse. C’è poi tutta la tematica che ruota attorno alla presenza delle figure dirigenziali a Rossano e apicali a Corigliano. Sfugge ai tanti distratti (volutamente) che è d’obbligo oggi ragionare con una visione di città unica. Piaccia o non piaccia, i cittadini hanno deciso per l’estinzione delle due ex municipalità. Questa si chiama “democrazia”, se ne prenda atto una volta per tutte. Sull’opportunità o meno, circa un ventennio fa, di istituire le dirigenze a Rossano si potrebbe aprire un approfondito dibattito,  in particolare riguardo alla relazione costo/beneficio, ma oggi ci sono e poiché si tratta di gestire una popolazione di circa 80 mila abitanti, è anche giusto che vi siano. E poco importa se sono a Rossano o il contrario.

I CITTADINI GUARDANO I RISULTATI

I cittadini guardano i risultati, non dove è nato il dirigente o il funzionario comunale né dove ha sede l’ufficio se al Garopoli o Palazzo Bianchi o a SS.Anargiri. Sono vecchie ed inutili discussioni innescate dai soliti furbetti di quartiere, artatamente costruite facendo leva sull’attaccamento fittizio alla rossanesità o coriglianesità. Niente di più sciocco e di più banale. Solo tanta miseria umana che, si spera, possa essere scacciata e convertita in saggezza.

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