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Perché siamo in crisi idrica? L’infinito percorso dell’acqua a Rossano

All’origine della crisi idrica, che sta mettendo in ginocchio la comunità rossanese, vi è un circolo vizioso del flusso dell’acqua

DI JOSEF PLATAROTA

L’emergenza idrica sta sfinendo gli abitanti dell’area rossanese della città unica. Un disagio continuo che non lascia scampo. L’acqua, però, è come il trucco: c’è ma non si vede. Il territorio di Corigliano Rossano è morfologicamente pieno di torrenti, flussi, rigagnoli, fiumi, fiumiciattoli, inoltre c’è anche la montagna, ovvero una fabbrica naturale di acqua. Allora perché, nel 2019, rimaniamo senza il bene essenziale? I problemi sono molteplici. Più del 50% dell’acqua corrente, se non di più, viene dispersa tra i viottoli sotterranei per le tubature a groviera e fatiscenti. Basti pensare che risalgono a quasi 50 anni fa, visto che sono state finanziate e realizzate dalla Regione e dalla Cassa del Mezzogiorno.

La nostra area, con continui guasti che stanno interessando tutte le condotte cittadine, è la prova tangibile di una gestione terrificante del servizio idrico pubblico. Ma per orientarci in questo gomitolo di tubi e di falle è bene seguire il percorso che segue l’acqua per arrivare al rubinetto di una qualsiasi signora che abita a Pente piuttosto che a Donnanna. Bisogna partire dal secondo fiume più grande della Sibaritide: il Trionto. L’acqua da qui viene letteralmente trasportata lungo la pianura fino a Santa Caterina con un sistema di pompe a spinta. Al confine meridionale della città il flusso viene fatto arrampicare verso la montagna attraverso il Celadi per raggiungere l’acquedotto di località Pantasima.

Bene, persino un bambino potrebbe insegnare che anche uno scivolo può trasportare, con meno giri e meno voli pindarici, l’acqua dai monti alla piana e, in realtà, così dovrebbe essere. Invece, a Rossano si continua a non utilizzare direttamente quel serbatoio naturale che è la Sila, come fa la quasi totalità della provincia di Cosenza. Per essere più semplici e diretti possibili, non facciamo altro che fare scorrere l’acqua dalla montagna verso la pianura per poi, attraverso un perverso gioco di spinte e turbine, la riportiamo in montagna per poi concludere la corsa al contrario.

Un sistema spasmodico a cui va ad aggiungersi un sistema idrico vecchio e al collasso. Le tubature subiscono delle pressioni tanto violente da essere distrutte. Quando ciò accade, non essendoci un sistema di geolocalizzazione delle arterie, gli operari devono scavare ad intuito, ripercorrendo il tracciato fino a trovare il guasto, manco fosse l’El Dorado. Infatti, come è accaduto nei giorni scorsi, il personale preposto partendo da Celadi è giunto fino ad un muro di contenimento nei pressi della Strada Provinciale 180 che porta in Sila dove hanno provveduto a coprire la falla.


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