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Patire: quattro passi nel nostro passato

patireROSSANO – La Calabria è una di quelle regioni in cui le fonti scritte ed i documenti storici lasciano spazi lacunosi ed enormi ed in cui, nonostante tutto, persistono seppur frammentarie, rarissime e preziose testimonianze pittoriche, musive ed architettoniche sopravvissute a terremoti e vicende umane.
La nostra città, Rossano, conosciuta come “la Bizantina” per l’importante ruolo assegnatole dall’avvicendarsi dei due poteri, quello bizantino e quello normanno, custodisce numerose testimonianze artistiche (oratori, chiese, laure eremitiche, affreschi). Posto su di un costone montano che si affaccia sul mare, si trova il Monastero di Santa Maria del Patire (foto), complesso abbaziale Basiliano, datato tra la fine del XI ed inizi del XII secolo. La chiesa del monastero di S. Maria del Patire rappresenta uno dei più famosi e ben rappresentativi esempi d’architettura bizantina in Italia meridionale; tuttavia, bisogna dire che spesso si è abusato del termine bizantino per indicare tale stile architettonico, perché in realtà questo si tinge di varie sfumature, scuole e culture.
Ciò che colpisce immediatamente l’osservatore che arriva nel piazzale antistante la chiesa è il gioco dell’alternanza dei colori delle tre absidi (i grandi elementi semicilindrici della facciata orientale), ottenuto dall’uso di materiale misto costituito da pietrame e frammenti di mattoni, che mescolati tra loro danno un risultato elegante dell’insieme. Queste caratteristiche sono riscontrabili in molte chiese, anche piccole e rustiche della Calabria nel XII secolo. La costruzione del monastero vede la luce nel pieno del dominio normanno, consolidato già da molti anni (XII sec.) in tutta l’Italia Meridionale, ponendo fine al lungo dominio Bizantino.
Dobbiamo immaginarci un’Italia dell’XI sec. che al Nord ed al centro, vedeva il dominio Longobardo, mentre in Puglia ed in Calabria, il potere del regno Bizantino, con il fascino dell’oriente più elegante e della classicità greca, impregnava l’arte e la cultura di queste terre; mentre in Sicilia, l’ondata araba fu più che mai fortissima. Ed è così che la radicata cultura bizantina, mescolata ad influenze islamiche, cede il passo ai nordici Normanni, popolo avventuriero e senza scrupoli, coraggiosi ed abili nel combattere. Questi, con una politica dotata di forte senso pratico, alla ricerca di solo ciò che potesse servire di più, seppero ottenere l’appoggio di personaggi
illustri dell’amministrazione bizantina ed a poco a poco riuscirono ad integrarsi in un ambiente, quello calabrese, fortemente ancorato alla grecità. Infatti i Normanni convinti sostenitori della latinità, si accorsero dell’importanza del rito e della preponderante figura dei monaci asceti calabro greci (figure mistiche)che abitavano le grotte tra le montagne sacre della Sila e facevano dei monasteri il fulcro della cultura. Tutt’oggi è riconosciuta ai Normanni la protezione di molti monasteri, rappresentativi del monachesimo del sud Italia, che li spinsero spesso anche a promuovere nuove fondazioni o rifondazioni di monasteri preesistenti. Ed è cosi che nasce il Monastero di S. Maria del Patire, fortemente voluto per la sua posizione strategica, ed accresciuto per elargizioni e donazioni dei principi normanni. Una figura di notevole importanza, vista in realtà come la vera benefattrice della fondazione del Monastero di S. Maria del Patire, durante il suo periodo di reggenza, fu la regina Adelasia del Vasto(madre di Ruggero II) che fu poi il grande ed indiscusso dominatore dell’Italia meridionale.
s. t.

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