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Ospedale e depuratore a rischio: un danno di 120 milioni alla Sibaritide

di LUCA LATELLA

insitiAREA URBANA – Oltre 120 milioni di euro. A tanto ammonterà il danno per l’area urbana Corigliano-Rossano se salta il banco: l’Ospedale della Sibaritide ed il depuratore consortile (ne parliamo nella pagina seguente), rischiano concretamente di scomparire fra le sabbie mobili della burocrazia.
Il polo sanitario di eccellenza, previsto in contrada Insiti, terra di mezzo fra Corigliano e Rossano, è ammantato ormai da tempo dagli effetti di quella che potremmo definire la peggiore calabresità: l’iter di costruzione, infatti, si è infilato in un tunnel del quale non si intravede l’uscita, da ormai 10 anni.
Sembrava tutto fatto dopo la firma del contratto di aggiudicazione dei lavori, ormai otto mesi fa fra la Regione e la Tecnis Spa. Ed invece, ecco l’ultimo effetto speciale: una clausola, prevista dall’inizio nello schema del contratto, rischia di far dilatare ulteriormente e per chissà quanto altro tempo l’inizio dei lavori, se mai inizieranno.
Nessuno lo ha mai detto fino ad oggi, ma nel contratto è scritto infatti che i tempi per la presentazione del progetto definitivo decorrono dalla data della firma del protocollo di legalità fra l’azienda costruttrice e la Prefettura. Questo protocollo ad oggi non è stato sottoscritto. Dunque, se tutti pensavano che i lavori sarebbero potuti partire a breve, ecco un altro colpo di scure, fra capo e collo. A ciò si aggiunga che la Regione non ha ancora nominato il responsabile unico del procedimento (RUP).
E non finisce qui. Al danno potrebbe aggiungersi la beffa se è vero che la Tecnis – compartecipante al progetto  con circa 43 milioni di euro sui 143 totali – possa avere qualche seria difficoltà finanziaria (fonte: “L’Espresso”) dovuta alla riscossione di crediti per appalti importanti in Sicilia. Non è affatto da escludere, quindi, che la Società potrebbe tirarsi indietro e chiedere un risarcimento. Perché? A causa della riduzione dei posti letto da 344 a 250 circa, operata dall’ultimo commissario. La riduzione a 250 di fatto penalizza il project financing di Tecnis parametrato sugli introiti trentennali derivanti dai servizi collaterali all’ospedale rispetto ai 344 posti iniziali.
Due le prospettive. La prima. Tecnis rescinde, chiede un ristoro di 15-20 milioni di euro e l’ospedale salta definitivamente. La seconda. Tecnis individua un partner – la Cmc di Modena, seconda nella graduatoria del bando – come avvenuto in altri appalti della società siciliana e l’ospedale si fa, ma chissà con quale tempistica.
Insomma, se l’Ospedale della Sibaritide non vedrà mai la luce, la perdita per questa terra sarà incalcolabile. E non soltanto per i milioni persi.
Traducendo in soldoni, la perdita totale per l’Area urbana e più in generale per la Sibaritide potrebbe ammontare a oltre 120 milioni: 100 milioni di finanziamenti pubblici stanziati per l’ospedale, 20 per il depuratore, 20 per risarcire Tecnis ove dovesse rescindere, più qualche altro milioncino per l’esclusione dai Pisl Turismo, ma questa è un’altra storia, sulla quale ritorneremo.
Last but not least, il servizio sanitario già gravemente carente di quest’area della Calabria, senza alcuna prospettiva futura migliore, che fine farebbe?

AREA URBANAChe il depuratore non sia nato sotto i migliori auspici, sembra evidente. Al centro di sferzanti polemiche fra le amministrazioni comunali di Corigliano e Rossano sul terreno della fusione, anche i 20 milioni stanziati per il depuratore consortile (che comprendono anche 50 km di opere di collettamento), rischiano di sparire o, addirittura, di essere dirottati verso altri lidi.
E pure in questo caso le lungaggini burocratiche stanno penalizzando il cronoprogramma, che dovrebbe concludersi con la realizzazione dell’impianto sulla sponda rossanese del torrente Cino, vero spartiacque fra i due territori comunali.
Contrariamente a quanto sta accadendo per l’ospedale, è il bando di gara ad essere finito nell’occhio del ciclone. Un bando, peraltro, già sottoposto alla preventiva approvazione della Regione e dei Ministeri competenti e validato.
E qui casca l’asino. Nei giorni scorsi l’ormai ex dirigente all’ambiente nominato dal passato governo regionale ha inviato una missiva ai due comuni, con la quale si chiedono lumi rispetto ad alcuni passaggi del bando. La risposta deve giungere entro 10 giorni, pena (a quanto pare) la revoca del finanziamento. La missiva contesterebbe alcuni elementi sull’offerta che invece ci sono, previsioni finanziarie già contemplate dal bando e opposizioni rispetto all’unico concorrente al bando che, invece, prevede chiaramente anche un solo partecipante. A questo punto sorge spontanea una domanda: se il bando riceve il plauso dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, sottoscrittori dell’accordo di programma quadro con la Regione, cosa c’è che non va?
Potrebbero esserci interessi trasversali per far saltare anche questo banco? Di certo la questione ora passa all’attuale governo regionale guidato da Mario Oliverio. Il presidente, alcuni giorni fa, ha revocato tutti i mandati dirigenziali della Regione, cessati il 7 febbraio ma prorogati almeno fino al 10. Sarà compito del governatore, dunque, nominare i dirigenti reggenti dei vari dipartimenti. L’auspicio è che chi ricoprirà il nuovo incarico all’Ambiente, sia vigile sulla questione, insieme ad Oliverio.
Nel frattempo, pare ci sia stato qualcuno che abbia consigliato al comune di rispondere a quella lettera nel tempo limite previsto, così da bypassare il cambio della guardia ai vertici dirigenziali…

AREA URBANA – Un iter lungo, tortuoso e denso di insidie quello che attanaglia l’Ospedale della Sibaritide. Lungo, ormai, quasi 10 anni. È il 5 ottobre 2006 quando la giunta regionale approva il riordino della rete ospedaliera che prevede la costruzione del “Nuovo Ospedale”. Un’ordinanza di protezione civile emessa il 6 dicembre 2007, in teoria, dovrebbe accelerarne l’iter, superando tutta una serie di pastoie burocratiche, ma non sarà così. Perché tra individuazione del sito, dichiarazione di emergenza sanitaria della Regione (11 dicembre 2007) che poi scadrà nel 2009 senza aver portato a termine il progetto (mutuato dall’Asl di Modena), espropri, ricorsi, si giunge al 2012. Un’altra ordinanza di protezione civile accelera l’indizione del bando di gara che prima va deserto e poi viene aggiudicato definitivamente alla Tecnis, con la quale si sottoscrive il contratto a Catanzaro il 9 settembre 2014. Da quel giorno è silenzio assoluto.

AREA URBANA – L’idea depuratore consortile nasce l’ormai lontano 27 gennaio 2003 quando il Ministero all’Ambiente dà parere favorevole all’ordinanza del Commissario per l’emergenza ambientale della Calabria. Per superare le criticità riscontrate nell’agglomerato urbano e per far fronte al fabbisogno depurativo di Rossano (Comune capofila del progetto) e Corigliano, la Regione sottoscrive un Accordo di Programma Quadro il 5 marzo 2013: le opere previste dai lavori riguardano un impianto consortile per un bacino d’utenza di 120 mila abitanti, la riqualificazione degli impianti esistenti funzionali ad una gestione ottimale del servizio, la dismissione di quegli impianti non ritenuti più utili ed il completamento della rete di collettamenti con la realizzazione di nuovi collettori, per un totale di circa 49 Km di nuove condotte. L’iter ora prevede l’affidamento dei lavori alla ditta che si è aggiudicata il bando.

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