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Operazione Demetra, il Tribunale del riesame di Catanzaro accoglie i ricorsi

L’operazione era partita il 20 giugno scorso tra le province di Cosenza e Matera e aveva dato esecuzione a 60 misure cautelari

Un momento della conferenza stampa del 20 giugno scorso

Il tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto dal dottor Giuseppe Valea, ha accolto alcuni ricorsi discussi nei giorni scorsi nell’ambito dell’operazione Demetra, condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza, contro il fenomeno del caporalato nella fascia jonica tra Policoro e Crosia.

Martedì il riesame ha trattato i ricorsi di Ali Jamshed, 28 anni, originario del Pakistan, da anni domiciliato in Italia (difeso dall’avvocato Ettore Zagarese) e Pietro Cariati, 51 anni di San Cosmo Albanese (difeso sempre da Zagarese e dal collega Giovanni Mazzia).

Per l’uomo di origine pakistana, l’autorità giudiziaria ha disposto la remissione in libertà con obblighi, dopo essere stato agli arresti domiciliari, mentre è stato revocato il provvedimento della custodia in carcere con la misura, più lieve, degli arresti domiciliari Pietro Cariati C.P.

I due, che sin dall’inizio, avevano professato la loro innocenza ed estraneità ai fatti loro contestati, erano stati coinvolti nell’ambito della recente maxi operazione denominata “Demetra”.
Le indagini sono partite da un controllo effettuato dalle Fiamme Gialle di Montegiordano ad un furgone, fermato sulla Statale 106, che trasportava sette braccianti agricoli provenienti dalla zona della Sibaritide.

L’operazione era scattata il 10 giugno scorso tra le province di Cosenza e Matera e aveva visto l’impiego di oltre 300 finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza i quali, con l’ausilio dei militari dei Reparti di Catanzaro e Crotone, avevano dato esecuzione a 60 misure cautelari.

Le ordinanze erano state emesse emessa dal Gip del Tribunale di Castrovillari, Luca Colitta, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Flavio Serracchiani, a carico di 60 persone, indagate di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (“caporalato”) ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Delle 60 misure cautelari emesse ne sono state eseguite 52. Quattordici delle persone coinvolte sono state portate in carcere ed altre 38 sono andate ai domiciliari. Per altre 8 persone è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Delle 14 aziende agricole sequestrate, 12 si trovano in Basilicata e 2 in provincia di Cosenza per un valore stimato in quasi 8 milioni di euro. Sotto sequestro anche 14 automezzi utilizzati per trasportare i braccianti agricoli che venivano reclutati per lavorare nei campi.

di Giovanni Belcampo


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