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Onora il padre e la madre. Il congresso di Verona e il Medioevo che non esiste

DI JOSEF PLATAROTA

La minoranza caciarona è tornata. È convulsa, si attacca ai gadget non avendo argomenti, è carica di odio, abbuffata da un pensiero unico ed ha eretto barricate contro Verona, con tanto di fake-news, risveglio di zombie sotterrati dal voto popolare, mistificazioni e strumentalizzazioni. Sono tornati tutti questi spauracchi e fanno breccia soprattutto fra i più giovani su un argomento, la famiglia, di cui non si può parlare ma tutti lo fanno.

Proprio i giovani che non hanno più gli attributi, oltre che le possibilità economiche, annoiati di mettere su famiglia e colmare il vero dramma della nostra nazione cioè l’assenza di figli e di bambini, sono in prima linea in questa battaglia astrusa senza un senso.

Il medioevo esiste solo nelle teste di chi non sa che etimologicamente indica un’età di passaggio per arrivare alla modernità. Prima, durante e dopo la famiglia era al centro, sempre e comunque. È possibile che nel 2019 non si può discutere di vita?

Il medioevo esiste ma solo nella libertà negata di riconoscere e chiamare con il suo nome un cielo azzurro, di difendere l’ovvio, di rimarcare la famiglia come base fondante della civiltà occidentale, nel sacrosanto diritto di avere un padre e una madre e non un genitore 1 e un genitore 2, di dire No all’aborto non come un’amputazione del femminile ma come una scelta che deve essere responsabile, della rimodulazione del divorzio e dei suoi fallimenti e dell’opposizione alle adozioni gay: due fattori che rispondono unicamente al capriccio dell’egoismo. Tutto è merce persino la palle, la placenta, il sangue e l’anima.

Il divorzio, senza nulla togliere alle coppie che riescono a mantenere su un focolare di amore anche nella separazione, è uno gli orrori dei genitori che cadono sui figli che da grandi non sapranno amare, soprattutto quando vengono messi contro per le diatribe nella coppia. Moralismo e buonismo di bassa lega non percepiscono che un bambino dalla nascita imita l’amore che vede. Ripartire da qui: nell’educare sin dalla culla a parole delicatissime come amore e sessualità. Nessuno vuole mettere in dubbio quello che hanno sancito le leggi degli uomini, ma lo stato imposto dalla natura ha plasmato dei muri che non possono essere abbattuti, muraglie che si devono difendere.

È bene chiarire che la destra sta facendo la destra, questi sono i valori dell’autentico ideale, fondamenta assieme a stato sociale, rifiuto della democrazia che diventa mediocrazia e spiritualità di una nazione. La sinistra ha perso l’ennesima battaglia perché ha abbandonato il campo sui diritti del lavoro abbracciando i diritti individuali: più libertà sessuale e personale. Ma libertà in realtà cos’è? Nessuno può rispondere, e quando la libertà è gratis si è solo un prodotto e nulla più.

Utilizzando paradigmi cari alle sinistre: si è diventati schiavi del capitalismo in quanto i bambini, i feti e i compagni sono una merce di scambio e di capriccio e l’amore è in preda all’individualizzazione della pulsione sessuale, del vuoto.

Esistono le identità, esistono le unioni naturali, esistono le differenze, esistono le tradizioni ed esistono le comunità. Basta negarle, basta progredire verso l’individualizzazione. Non sono barbari, ostrogoti e vichinghi coloro che a Verona, a Corigliano Rossano o nel posto più remoto della terra. È l’occidente che rifiuta il suo tramonto: quello di Aristotele come famiglia in quanto comunità costituita dalla natura, l’Europa di Dante, di Omero e dell’Illuminismo in cui il nucleo famigliare ha avuto un ruolo che oggi vogliamo dimenticare.

Nel Don Chisciotte, lui folle tra i sani, cavaliere scelto per riscattare le ignominie dei tanti, si troverà a “brandire una spada solo per difendere il verde dell’erba”. Brandirla ora, 500 anni dopo quel Medioevo tanto bistrattato, significa difendere la famiglia naturale: uomo, donna, bambino e amore.


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