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Omelia di Satriano chiusura Porta Santa

In occasione della cerimonia di chiusura della Porta Santa, tenutasi ieri 13 novembre nella Cattedrale dell’Achiropita nel centro storico di Rossano, Mons. Satriano ha pronunciato un’ omelia ricca di parole di conforto nei confronti dei tanti fedeli giunti nel luogo sacro.
“Portare a conclusione il Giubileo non è un invito a concludere un percorso sulla misericordia, ma è appello di responsabilità per tutti, in primis per noi pastori, nel cercare di passare dalla straordinarietà di un evento alla quotidianità di un cammino. Simbolicamente stasera si chiude la porta della Cattedrale, ma si apre il cuore di ognuno di noi. L’incessante catechesi da cui siamo stati illuminati, a partire da quelle del Santo Padre, ci anno permesso di approfondire il Vangelo della misericordia che, lungi dall’essere un annuncio facilitante per una vita qualunquista e superficiale,  si è manifestato come invito forte e chiaro ad abbandonare una strada fatta di peccato , di scelte egoistiche e poco attente al bene, per abbracciare  la gioia di viere immersi nel Suo Amore: quello di un Padre misericordioso, che nel volto del suo figlio unigenito, Gesù Cristo, ci ha manifestato la strada del ritorno a casa e ci ha fatto dono della forza dello Spirito per rialzarci dalle cadute”

OMELIA: VIVERE LA MISERICORDIA

Rifacendosi  al Vangelo letto per l’occasione, mons. Satriano ha sottolineato che: “c’è sempre un ‘ma’ negli eventi, anche tragici, della storia, ma è vitale non lasciarsi assimilare dal “così fan tutti”. E’ qui la tentazione: seguire la moda idolatrica di una vita a basso profilo, dove non si avverte il disguido del peccato e la mediocrità è la regola di vita. Quello che abbiamo imparato in questo guardare al Padre Misericordioso verso cui siamo chiamati a tendere, è divenire sempre più madri e padri capaci di amore vero verso l’altero, verso il fratello, il povero, il ferito dal peccato e dalla st. Vivere la misericordia e tendere a realizzare percorsi dal sapore familiare in cui si abbraccino il figlio fedele, rimasto a casa, e il peccatore pentito tornato sui suoi passi. Ecco la virtù cristiana per eccellenza, la perseveranza-pazienza: è la capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni, nelle difficoltà, di rimanere e durare nel tempo, che tiene anche capacità di supportare gli altri, di sopportarli e  di sostenerli”

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