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Oltre un milione in bolletta, per l’energia Cariati spende 700 mila euro

di DAMIANO MONTESANTO

traliccio-enelL’energia nei comuni quanto costa?
Un milione duecentotrentacinquemilasettecentoquattro (1.235.704,20) euro è la spesa sostenuta dal comune di Cariati nell’anno 2014 per l’energia elettrica, la quale non è soltanto quella impiegata per la pubblica illuminazione, ma anche quella di tutti gli edifici comunali, scuole comprese, e quella necessaria a mandare avanti gli impianti di sollevamento delle acque e delle fogne.
È il comune che spende più di tutti gli altri. Una cifra comunque molto alta dovuta anche alle gabelle imposte, per legge, dalla società fornitrice ai comuni morosi. Si tratta del cosiddetto “regime di salvaguardia” (spiegato nell’inchiesta a pagina 8).
Il Comune di Cariati spende, in media, circa settecentomila euro all’anno per energia. La cifra di cui sopra non si riferisce alla sola annualità del 2014, ma comprende anche i debiti degli anni precedenti che vengono, appunto, sottoposti alle pesanti tariffe previste per chi va in morosità.
Si tratta, come è evidente, di una palese ingiustizia a danno dei nostri comuni che al debito accumulato aggiungono altro debito in una spirale senza fine che porta allo strangolamento dei comuni stessi. Il mancato pagamento della bolletta, infatti, è funzionale al livello stesso della bolletta: più alto è l’importo, meno regolari sono i pagamenti e così il debito genera altro debito in un processo inarrestabile.
Quale iniziativa abbiano preso i nostri Comuni, nei confronti del governo e del garante, per portare l’attenzione sulla necessità di rivedere tali norme, non è dato sapere. La verità è che nei nostri comuni si continua a pagare e fare ricadere sui cittadini il peso di norme palesemente discriminatorie contro cui non abbiamo visto comportamenti impegnativi da parte delle amministrazioni, che spesso si mobilitano per molto meno.
Anzi sorge il dubbio che la norma sia stata sottovalutata da parte di tanti sindaci del Basso Jonio, se l’appello lanciato dal sindaco del comune di Amendolara, mesi or sono, non ha sortito alcun effetto. A questo è da aggiungere che sono pochi i comuni virtuosi, che nel campo dell’energia hanno preso serie iniziative per limitarne il consumo, con l’adozione di pannelli solari o tecniche costruttive, i quali hanno potuto beneficiare, altresì, di cospicui contributi.
Il costo della bolletta energetica dei comuni è, dopo quella del personale, la voce più importante del bilancio comunale, il che dovrebbe spingere le amministrazioni ad adottare non solo comportamenti volti a contenerne il consumo, ma a rendersi parte diligente praticando politiche alternative, sia per garantire la pubblica illuminazione e la gestione degli impianti idrici e fognari, sia con l’adozione di tecniche costruttive diverse per le nuove costruzioni, sia intervenendo sui vecchi edifici.
Il vantaggio di questi nuovi comportamenti sarebbe immediatamente visibile innanzitutto per le casse comunali, perché si abbatterebbe di molto il costo della bolletta energetica, col vantaggio di impiegare altrove i risparmi realizzati. È ora che i comuni facciano di necessità virtù, procedendo ad una seria razionalizzazione delle utenze, che di per sé si tramuterebbe in consistenti risparmi per l’ente, e quindi per i cittadini. L’obiettivo generale deve essere, certo, quello di non andare in regime di salvaguardia per non vedersi gravare di tariffe che per le regioni meridionali, diversamente da quelle del centro-nord, diventano insopportabili e salvaguardano solo gli interessi leggittimi delle grandi società che forniscono e gestiscono il servizio.
È un problema, quello degli alti costi dell’energia, che non risparmia nessun comune del Basso Jonio, anche se non mancano comportamenti virtuosi in alcuni, tra i quali Longobucco, che sicuramente vanno nella giusta direzione dell’efficienza e del risparmio.

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