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Non solo Covid, la sanità ionica è in una selva oscura: malati “stipati” nei pronto soccorso

Il cittadino filippino vittima di un incidente sul lavoro su una nave rimane ricoverato nel PS di Rossano dal 21 ottobre scorso. Emergenza covid: tende chiude e percorso ancora non funzionante

E fu così che in piena emergenza sanitaria planetaria, lo Jonio cosentino ma così anche l’area del Pollino si ritrovarono nella selva oscura dei disservizi sanitari. A Corigliano-Rossano, dove opera l’unico ospedale spoke a servizio di un territorio di oltre 200mila abitanti, è il caos. Ma questo non da oggi. È una situazione che si protrae da anni che, però, adesso è al culmine, proprio come un bubbone che si gonfia e poi esplode. Molti pazienti non vengono più ricoverati nei reparti e i malati vengono tenuti in stand-by, stipati, nelle zone di ricovero del Pronto soccorso. Proprio li dove i pazienti, per prassi, dovrebbero essere tenuti in osservazione per qualche ora per poi essere destinati nelle unità operative specifiche.

Questo a Corigliano-Rossano non avviene più. Ed il pronto soccorso, in buona sostanza, è stato tramutato in un reparto di lungodegenza.

Il caso del cittadino filippino

Il 21 ottobre scorso, un operai di origine filippine veniva trasferito al pronto soccorso di Rossano con ustioni e altre ferite, dovute ad un incidente sul lavoro avvenuto su una nave mercantile a largo di Trebisacce. L’operaio è stato soccorso e portato nel nosocomio ionico, dove è stato curato e necessitava, evidentemente, di un ricovero. Ricovero che ad oggi non è avvenuto, perché a quanto pare non necessiterebbe di interventi e cure specifiche. Sta di fatto che il malcapitato marittimo rimane su uno dei letti provvisori del PS.

«Al momento, anche i codici verdi sono un’emergenza» 

«Ormai operiamo in condizioni di emergenza continua» ci dice un operatore sanitario che ha voluto rimanere in anonimato pur dicendoci cose che abbiamo avuto modo di constatare personalmente. «In questo momento in Pronto soccorso – aggiunge – anche un semplice codice verde per noi diventa un potenziale stato critico. E tutto questo per colpa del Covid ma soprattutto perché ancora nello spoke di Corigliano-Rossano non è possibile applicare i protocolli».

Abbiamo avuto modo di verificare, ancora una volta, che le tende del pre-triage (quelle blu della protezione civile piazzate nel piazzale antistante l’ingresso del Pronto soccorso) ancora non sono operative e lo stesso percorso Covid, impiantato all’interno del presidio “Giannettasio” di Rossano, non è assolutamente operativo. «Da questo ne deriva – aggiunge la nostra fonte – che chiunque, con stati febbrilili, o una semplice tosse transita attraverso gli spazi del Ps, dove stazionano anche altri utenti, spesso con patologie più gravi, e tutti possono essere potenziali untori o vittime inconsapevoli del coronavirus».

Insomma, una vergogna bella e buona. Perché poi agli annunci non corrispondono mai i fatti.

Il laboratorio tamponi

Stendendo un velo pietoso sulle risapute e conclamate inefficienze (per non parlare del fallimento stesso del progetto) del percorso Covid dello spoke di Corigliano-Rossano, c’è un’altra questione urgente che stenta ad essere risolta. È il laboratorio tamponi. Si sta lavorando per allestirlo. Ma sembra la fabbrica di San Pietro. Una tela di Penelope che non si riesce proprio a ultimare. Mentre l’essenziale attività di tracing e di conseguenza di contact tracing per individuare e isolare i casi Covid è praticamente ferma al palo, rendendo vano anche il grande lavoro che in questi mesi stanno portando avanti gli operatori dell’Usca del distretto Jonio.

Si dice che il laboratorio per processare i tamponi dovrebbe essere pronto a giorni. Ma si dice così dalla fine di agosto. E ancora non si vede nulla. Anche qui siamo ancora in una selva oscura.

La domanda è sempre una e legittima: ma chi dovrebbe fare in modo che le cose vadano nel verso giusto, chi dovrebbe gestire, chi dovrebbe controllare, chi dovrebbe garantire che i servizi vengano erogati ai cittadini, che fine ha fatto? Dovè?

mar.lef.


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