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Non solo Covid-19, anche l’analfabetismo funzionale è un’emergenza

Continua la campagna di comunicazione promossa da Otto Torri sullo Jonio per una corretta selezione delle fonti di informazione in piena emergenza, non solo contro il Coronavirus ma anche contro i mali del secolo. Oggi il contributo di Riccardo Luna

«Sono 20 anni che andiamo a ripetere che la vera emergenza nazionale era e resta quella pedagogica e culturale». A dichiararlo è l’associazione Otto Torri sullo Jonio che denuncia come ormai mancano quelle generazioni formatosi in una Scuola che ormai non esiste più.

«Giovani e meno giovani hanno invece avuto come loro maestro quotidiano una televisione pubblica che non soltanto ha perso a tavolino il confronto con quella commerciale esplosa negli anni ’90 ma che l’ha addirittura superata. In cosa? In contenuti spazzatura, diseducazione civica, cancellazione di storia e identità e promozione quotidiana di superficialità, qualunquismo, demagogia, consumismo, assenza di valori e volgarità perpetuati fino ad oggi come modelli effimeri cui ispirare vita e carriera personale».

Otto Torri sullo Jonio mostra un risultato sta tutto in pochi numeri: il 10% dei nostri studenti è in grado di leggere un testo ma non di comprenderne i contenuti (al Sud la percentuale sale al 15%); soltanto il 20,2% della popolazione italiana possiede le competenze minime di lettura, scrittura e calcolo indispensabili per muoversi in una società complessa (Tullio De Mauro/2009); il 46,1% degli italiani si trova in condizione di illetteralismo, non riesce cioè a superare il livello base di comprensione di un brano di prosa: oltre 33 milioni di persone (indagine ALL/Invalsi), etc. Due sono i concetti chiave e drammatici con cui confrontarsi, anche e soprattutto in questo momento:

1) l’analfabetismo funzionale, definito dall’Unesco nel 1984 come la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità;

2) la formazione della classe dirigente. Perché ogni crisi è un evento complesso da gestire. È tale anche l’emergenza Covid-19 in corso, figlia legittima delle società complessa globale.

Arriviamo, dunque, ai giorni nostri: «Per governare un’emergenza come questa pandemia serve una classe dirigente, a tutti i livelli. Anche soltanto per rendersi conto che, chiuse fisicamente le scuole e obbligati tutti a casa, sarebbe forse il caso di obbligare anche la tv pubblica a fare altro. Suggeriamo un bell’articolo di Riccardo Luna che abbiamo anche avuto il piacere di ospitare come docente nell’Ecole d’Eté in una edizione dell’Euromed Meeting di Otto Torri sullo Jonio qualche decennio fa».

“Trovo emozionante, persino commovente, che la grande emittente radiotelevisiva abbia deciso di scendere in campo non solo contro il coronavirus, ma in aiuto della scuola. Che non ce la fa, non ce la sta facendo, non ce la poteva mai fare ad andare avanti soltanto online. Per mille motivi arcinoti: perché alcuni non hanno una connessione internet adeguata, perché altri non hanno un computer in casa (oppure ne hanno solo uno che va diviso fra tutti i componenti della famiglia); perché i docenti, non tutti ma la maggior parte, non hanno idea di dove stia di casa la didattica online, che non vuol dire vedere gli studenti su Zoom o Skype ogni tanto ma implica un altro modo di insegnare (mica colpa loro, ma di chi non li ha formati adeguatamente). E poi ci sono i bambini che probabilmente è impossibile, persino sbagliato, provare a tenere per cinque ore davanti ad un computer per fare lezione. Insomma, lodevoli eccezioni a parte, e tenuti da parte anche i tantissimi prof che ci stanno provando in tutti i modi e che col tempo impareranno, era in corso una piccola grande catastrofe educativa. Ma è arrivato il servizio pubblico radiotelevisivo a sventarla. Ribaltando la programmazione di tutte le sue reti in modo che ogni studente possa avere la possibilità di continuare a seguire il programma scolastico. Ben 14 settimane di programmazione con lezioni per ogni età, coinvolgendo come testimonial scrittori, attori, artisti, e atleti e con l’obiettivo non di sostituirsi agli insegnanti ma di sostenerli creando contenuti specifici. Si parte il 20 aprile e mica solo su un canale. Tutti. Mica solo la tv, la radio anche. Mica solo radio e tv, il sito web e le app. In questi tempi incerti, ha detto il direttore generale con una enfasi per una volta non fuori luogo, dobbiamo fare di tutto per supportare le famiglie e gli studenti, siamo orgogliosi di poter essere al servizio del paese. Il ministro della Cultura ha esultato: questo vuol dire avere un servizio pubblico. Davvero una impresa bellissima, quella della BBC. Mica pensavate fosse la Rai vero?”.


 

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