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Nella valle degli orti dove si mangia e si beve…alle spalle degli altri

 

 A Corigliano-Rossano si cresce, si mettono pietre su pietre, mattoni su mattoni e si crea. Ma come si crea, si distrugge. È il gioco macabro e masochistico che purtroppo siamo abituati a fare e nel quale siamo diventati bravissimi. I numeri uno (come direbbe qualcuno). Non solo, buttiamo il sasso e nascondiamo la mano. Feriamo, creiamo lacerazioni profonde e poi abbiamo anche l’ardire di pontificare contro chi magari quella ferita l’ha solo sfiorata, procurando dolore – certo -, ma l’ha solo sfiorata. E poi godiamo nel vedere, anzi osservare oculatamente la malasorte degli altri. Spesso, poi, è malasorte d’apparenza o temporanea e giù con le figuracce. Lo stiamo vedendo in questi giorni un soufflé di tutte queste cose insieme. Proprio come se stessimo vivendo una congiuntura astrale – permettetemi – di pura cattiveria.

Alt, prima di guardare avanti, a questa nuova realtà civica, istituzionale ed urbana di Corigliano-Rossano che probabilmente potrà essere l’unica nostra salvezza, dobbiamo guardarci un po’ indietro. Farci un profondo mea culpa, capire chi siamo e decidere, con maggiore coscienza, dove vogliamo andare.

Il bersaglio preferito di vagabondi, fancazzisti, bugiardi e traditori – ora – sono gli amministratori straordinari che in questo momento storico gestiscono le sorti di questa nuova grande città e gli imprenditori, i palazzinari principalmente. Due categorie che sembrano essere diventate, agli occhi di certa gente (lo ripeto: vagabonda, fancazzista, bugiarda e traditrice), il male assoluto.

Allora mi fermo e faccio una riflessione: tutti questi censori e tromboni solo oggi si accorgono che le cose vanno così tanto a rotoli? Anche perché sono le stesse persone che abbiamo visto spesso e sovente sotto i palchi elettorali dei loro beniamini a battere di gusto le mani, probabilmente in quel delirio di faziosa stupidità e grettezza che gli ha offuscato così tanto la mente tanto da non fargli capire che: la crisi idrica è un problema che ci trasciniamo dietro da quasi quarant’anni; la puzza del depuratore di Sant’Angelo la sentiamo da sempre; le feste e i festini oggi maldigeriti sono frutto del solito manipoli di burattinai e mangiafuoco che da anni si aggirano attorno alle segrete stanze del nostro comune, a prescindere dal colore o dalle correnti politiche.

Solo oggi però ci lamentiamo insistentemente con i Commissari del fatto che manca l’acqua, che il depuratore esala disgustosi odori; che le feste e le manifestazioni fanno schifo. In realtà non è cambiato nulla. Siamo sempre e solo noi! Forse solo una cosa ci distingue dal passato: che chi, i yes man della politica all’interno della macchina comunale, dovrebbe fare il suo lavoro, con la gestione commissariale si limita a fare il compitino. Sono loro, certi dipendenti comunali (che dovrebbero servire la cittadinanza a prescindere da tutto), che dovrebbero restituire più dignità all’apparato pubblico, lavorando sempre e non solo quando sono chiamati a lavorare e ad impegnarsi dal politico “amico” di turno. Questo è servilismo, non fa onore, crea sudditi e re politici!

E poi c’è il tiro al bersaglio preferito a chi qualcosa nella vita l’ha fatta e realizzata e a chi qualcosa in questo territorio, a torto o a ragione, l’ha prodotta. Vogliamo il turismo di qualità e poi… non abbiamo la forza di creare sinergie per attirare le grandi masse. Vogliamo il turismo culturale e la promozione del Codex e se poi vai su via Nazionale e fermi il signor Bianchi di turno e gli chiedi dell’Evangelario miniato ti risponde “Chjiii?!. Vogliamo l’impresa di qualità, la produttività e i posti di lavoro e poi non siamo stati capaci di confrontarci con Enel, con la più grande azienda italiana, perché continuasse ad investire in questo territorio. Vogliamo una città urbanisticamente avanzata, bella da vedere e che quando ci cammini dentro anche nella parte nuova ne resti incantato e poi andiamo giù duro contro i palazzinari. Quasi come se il male assoluto di questo paesone fossero loro e soltanto loro. Dimenticandoci che magari questo po’ di mattone e cemento che vediamo in giro ha portato pane in centinaia di famiglie e ha fatto girare la moneta.

Fosse per certi rossanesi, non tutti ovviamente ma per quella minoranza rumorosa (lo ripeto: vagabonda, fancazzista, bugiarda e traditrice) che non avendo nulla da fare sta tutto il giorno su facebook, nei bar e sui marciapiedi a sparlare di tutto e di più, questa città dovrebbe diventare la valle degli orti, dove “se beve e se magna” con la panza all’aria, vivendo di baratto e dei frutti della terra. Magari! Ma così non è. Un vecchio saggio calabrese dice che “panza chjna fa cantari” e se a nel nostro paesone c’è gente che canta canzoni stonate e ritornelli ridondanti da anni è perché ha la pancia piena e spesso riempita facendo il parassita.

Lettera firmata(come va tanto di moda dire oggi)

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