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Movimento per la vita Rossano, la dottoressa Lavia interviene sul Blue Whale

movimento per la vitaDenominato il gioco dell’orrore – un fenomeno amplificato da un’ampia copertura mediatica – il “Blue Whale” sta sconvolgendo le coscienze di molti italiani e non solo. Una diffusa psicosi collettiva su cui il Movimento per la Vita di Rossano ha deciso di intervenire. Attraverso il contributo della dottoressa Graziella Lavia, capace di offrire spunti e suggerimenti, soprattutto per genitori ed educatori.

PSICOSI DA BLUE WHALE?

Qualche settimana fa, il programma televisivo Le Iene, ha realizzato un servizio diventato subito virale: “il gioco” Blue Whale. Si tratta di un “gioco” nato su un social network russo, Vkontakte, molto diffuso tra gli adolescenti. Che spingerebbe loro a svolgere quotidianamente delle prove estreme per 50 giorni. Le prime prove sono abbastanza semplici. Alzarsi durante la notte o saltare un certo numero di gradini per volta. Poi si passa a prove che richiedono maggiore impegno. Non parlare con nessuno per un’intera giornata, guardare film horror, procurarsi dei tagli sul proprio corpo. Fino ad arrivare al 50° giorno, momento della prova finale. Finalizzata a riprendersi la propria vita lanciandosi dall’ultimo piano di un palazzo alto.

Tutto ciò può apparire come una follia. Ma attraverso queste prove estreme e moralmente discutibili, i ragazzi più fragili acquistano maggiore fiducia in loro stessi. Infatti i curatori sfruttano proprio questo. Dialogano molto con loro facendoli sentire importanti, rendendoli protagonisti della loro vita. Per far sì che i ragazzi si sentano pronti a fare qualsiasi cosa pur di mostrarsi vincenti agli occhi degli altri partecipanti. Proprio in questi giorni però, la Iena Matteo Viviani che si è occupata del servizio, è stata smentita. Pare infatti che le interviste alle mamme andate in onda durante il servizio non siano autentiche. Si tratterebbe di alcuni video ricevuti da una tv russa. Sui quali non è stata fatta nessuna verifica per provarne l’autenticità.

TUTTO VERO O TUTTO FALSO?

Non si sa ancora, ma ciò che sappiamo è che tutto questo clamore mediatico ha portato e sta portando all’emulazione. Causata dall’eccessiva visibilità data dai media al suicidio. Secondo una dinamica sociologica del “teorema” di Thomas, se le persone definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali anche nelle conseguenze, e quindi non conta che la Blue Whale sia reale o meno, ma la somma delle conversazioni avvenute in rete renderanno reale un fenomeno nato come ambiguo o comunque non provato. La domanda che sorge spontanea è: cosa sta succedendo alla nostra società? Da quanto sappiamo, i giovani che si sono avvicinati a questo pseudo gioco sono caratterizzati da un sano sviluppo psicofisico, provengono da diversi contesti socio-culturali ed hanno in comune la giovane età e l’utilizzo di un social network.

Ma perché ne restano affascinati e dipendenti? Il presunto ideatore è stato arrestato con l’accusa di istigazione al suicidio, ma in giro per il mondo ci sono altri “curatori” (è così che si fanno chiamare coloro i quali inviano le regole e adescano gli adolescenti). Che riescono a manipolare i ragazzi grazie alla mancata percezione del rischio da parte dei ragazzi stessi. Oltre al protagonista del gioco, che viene percepito come un mito dagli altri ragazzi, pare ci siano dei gruppi di supporto, ovvero dei ragazzi esperti delle dinamiche del gioco, il cui ruolo sarebbe quello di incitare l’adolescente di turno a non arrendersi. Tanto è vero che l’ultima prova (lanciarsi dall’ultimo piano di un palazzo) dovrebbe poi, essere filmata proprio da uno di loro, ma non sappiamo con certezza cosa sia reale e cosa no in questo “gioco”, se così vogliamo chiamarlo.

MOVIMENTO PER LA VITA, LA PREOCCUPAZIONE DEGLI ADULTI E’ TANTA

In questi giorni abbiamo letto di tanti casi avvenuti in Italia, ma che per fortuna si sono rivelati solo delle bufale, ma non è una novità che sul web esistano pagine e forum in cui si parla di suicidio e in cui si scambiano addirittura consigli su come farlo nel migliore dei modi, e tutto questo avviene grazie all’anonimato garantito da internet. Molti utenti si collegano su questi forum per tentare di dissuadere i loro membri dal commettere questo gesto, ma tanti altri invece, li incoraggiano e altri ancora si coalizzano tra di loro per mettere in atto attacchi continui e ripetuti, tipici del cyber-bullismo, nei confronti delle persone più deboli.

La preoccupazione degli adulti è tanta ma, la polizia postale ha creato dei canali diretti con i social network, atti a monitorare la diffusione di hashtag sospetti, volti a identificare in tempo reale gli utenti che li usano e intervenire in modo rapido al fine di prevenire casi di soggetti che cercano di indurre minorenni ad atti di autolesionismo. E’ necessario precisare che i casi di morti per Blue Whale non sono ancora stati accertati (anche se la polizia sta ancora investigando) e che fino ad oggi, i 130 suicidi adolescenziali avvenuti in Russia non sono riconducibili a questo macabro gioco per cui, più che preoccuparci di quella che sembra una legenda metropolitana nata per infondere paura, dovremmo preoccuparci di cosa affligge i nostri adolescenti per indurli a questo gesto estremo.

SI PUO’ PARLARE DI TUTTO IN FAMIGLIA

Viviamo in un mondo in cui si tenta di spettacolarizzare tutto, anche la morte, ma i genitori devono essere in grado di far capire ai ragazzi che si può parlare di tutto in famiglia, senza essere giudicati ed è vero che se da una parte il web ci ha semplificato la vita, è vero anche che l’errato utilizzo, riesce a rovinare ciò che di più importante abbiamo: la VITA.

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