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Movida in mano a pochi, apprezzabili ma insufficienti

di MATTEO LAURIA
movidaLa politica ha bisogno di riappropriarsi del suo ruolo guida, lo deve alle esistenti e future generazioni. Necessita autorevolezza nelle decisioni e originalità nelle idee. A Rossano come a Corigliano la vita notturna è affidata a un manipolo di giovani e meno giovani commercianti/imprenditori che non solo si sono inventati un’attività con tutti i sacrifici che ne conseguono, ma soprattutto evitano che le due città possano addormentarsi anche nei week-end notturni alle prime ore della notte. A Corigliano la vita è in Piazza Salotto e qualche altro punto più interno sparso per la città, a Rossano la movida è localizzata in Piazza B. Le Fosse oltre a singole iniziative sparse tra Donnanna, Via Telesio e Via Mazzei (candidata a futuro polo attrattivo).

Bene, appare paradossale, ma se non non vi fossero queste singole iniziative imprenditoriali, le due città sarebbero spente. E’ importante soffermarsi su punto: perché è tutto bloccato? Si tratta di crisi, di mancanza di idee o la macchina dello Stato è ancora farraginosa? Potremmo senz’altro supporre l’esistenza di un concorso di fattori, tra cui l’aspetto culturale che spesso produce litigiosità nel concetto di competitività. E’ indubbio, in riva allo ionio si può fare di più e tanto, tuttavia occorre assumersi le responsabilità nelle decisioni. Il polo costiero e i centri storici hanno breve vita: quei soliti venti giorni estivi e qualche altra episodica iniziativa durante l’anno, poi il nulla. E  non resta altro  che soggiornare in pianura (allo scalo), dove si concentra quel che resta delle nuove generazioni.

LE DIVISIONI PRODUCONO SOLO DISSAPORI

Un plauso quindi a quei pochi che riescono a garantire quel minimo di attrattività nelle due città, che vanno avanti a stento, nelle difficoltà che impone la quotidianità. In alcune aree, in verità, se alcuni pezzi dell’imprenditoria locale andassero più d’accordo ed evitassero uno scontro quasi eterno, non solo ne gioverebbero i soggetti interessati in termini di armonizzazione dei costi nella organizzazione di attività ricettive, ma aumenterebbe anche quel potere contrattuale utile a difendersi da determinati attacchi. Le divisioni d’altronde non aiutano, producono solo dissapori, diseconomie, alterazione deleteria nel mantenimento civile dei rapporti umani e professionali, con tutto ciò che ne consegue in termini di denunce, atti di slealtà, indebolimento reciproco di ogni singola istanza.

Ed è anche in questi casi che è necessario l’intervento autorevole della politica, nella consapevolezza che non è un compito facile né semplice, non solo perché si tratta di situazioni tra privati (anche se svolgono attività pubblica) quanto per il fatto che i livelli di tensione in alcuni casi raggiungono percentuali preoccupanti. La capacità è riuscire a far ragionare gli interessati sui punti che uniscono. La vera forza di un individuo talvolta non si misura solo attraverso l’affermazione del denaro e di piccoli o grandi successi ottenuti, ma su come si è arrivati a raggiungere determinati risultati. Uno dei requisiti, oltre alla scaltrezza è senza dubbio l’umiltà. Che spesso manca.  Sbagliato sentirsi arrivati oppure pensare che non si ha bisogno degli altri o imporre le proprie ragioni senza ascoltare quelle degli altri.

MOVIDA, LA POLITICA HA IL DOVERE DI INTERVENIRE

Tali meccanismi si rivelano armi a sfavore non solo alla crescita personale ma si trasformano anche in disagio sociale con ripercussioni sulla qualità dei servizi e delle prestazioni. In questo la politica ha il dovere di intervenire, qualche tentativo è stato fatto ma senza raggiungere grandi risultati. Ora forse è tempo di prendere di petto vecchi e includenti contenziosi.

UMILTA’ E PROFESSIONALITA’

Due facce della stessa medaglia. Il settore del turismo richiede professionalità, competenza, capacità di sapersi relazionare all’utenza, idee, programmazione sempre più originale e autentica. Invece si ha l’impressione di vivere alla giornata, dove è prevalente l’improvvisazione. E’ chiaro non tutto è cosi’, ma in larga parte il fenomeno è presente. Anche nella gestione dei lidi balneari, con tutto il rispetto per chi lavora e comunque è dedito a sacrifici, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una generalizzata organizzazione superficiale, sprovvista dei minimi requisiti essenziali e necessari a porsi sul mercato. Si vive per ogni singola gestione estiva, si incassa quel che si può, non si reinveste, e si va avanti cosi, con la riproposizione di anno in anno di stessi servizi e stesse condotte. L’invito è a migliorarsi, non solo nell’interesse di tutti, ma anche nel proprio.

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