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Mosca killer, cambiamenti climatici e pericolo Xylella: il crollo dell’olio calabrese

Il frutto dell’ulivo sta conoscendo una flessione inarrestabile. I dati non lasciano scampo e trovano risposta nei cambiamenti climatici

DI JOSEF PLATAROTA

Temperature impazzite, escursioni termiche, aumento medio delle temperature di 1.4°, piogge diminuite del 2,5%, gelate primaverili e improvvise; ecco gli effetti dei cambiamenti climatici. Come fosse un male altrui, un problema lontano mille miglia o, peggio ancora, dati e relazioni basati sul nulla, il discorso sull’emergenza ambientale è rimasto latente, finanche inutile.

Ma quando questi sbalzi ci colpiscono in prima persona lì iniziano i risvegli. Nello specifico, a farne le spese è il frutto per antonomasia del mediterraneo: l’oliva. I dati che sono spuntati negli ultimi due anni sono raccapriccianti: nel 2017 la produzione è crollata del 38%, nel 2018 ha toccato quota 40.

La Calabria, seconda regione in Italia in questa speciale graduatoria di dissanguamento alla spalle della Puglia, ha visto sparire nell’ombra 47 milioni kg solo nell’annata passata. Togliendo il dramma del virus della Xylella che ha piegato in due l’olivocultura, le piante della nostra regione sono quelle più colpite e tramortite dal meteo ormai impazzito e fuori controllo.

Altro dato che non aiuta  a lenire le ulcere degli agricoltori nostrani è l’aumento del 170% di importazioni di olio proveniente dalla Tunisia. Il rischio, a livello nazionale, è di rimanere senza olio di quest’annata già alla fine del mese corrente. Il problema principale per gli alberi di ulivi ancora deve venire ed è la siccità.

Le giornate torride fanno crescere e proliferare la Bactrocera oleae, la mosca delle olive. Un fattore da non sottovalutare è dettato dall’alternanza di produzione. Ogni albero di ulivo conosce nel suo ciclo biologico annate di scariche o di bassa produzione e annate di carica o di alta produzione. Dato che ormai ci troviamo in un periodo di crollo fruttifero appurato è naturale che la mosca killer fa man bassa dei frutti.

Il rischio, tutt’altro che apocalittico è la scomparsa dell’olio extravergine di oliva. Quest’ultimo deve rispettare dei determinati standard organolettici che non si riesce più a raggiungere. Secondo i dati diffusi dall’Ansa i riflessi sul mercato:

i listini dell’extra vergine hanno raggiunto i 5,60 euro al kg (+40% dall’anno passato). Resta negativo, nonostante i recuperi, il confronto dei prezzi su base annua anche per la pressione determinata dal mercato spagnolo che, di contro può contare su una campagna produttiva abbondante: secondo le ultime stime la produzione iberica sfiora 1,6 milioni di tonnellate (24%) sul 2017, determinando- sostengono i ricercatori – una flessione dei listini spagnoli e condizionando anche il mercato greco e tunisino, dove invece la produzione è prevista in calo di oltre il 30%”.


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