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Mons. Giuseppe Satriano a Locri per dire “No” alla mafia

di SERAFINO CARUSO

Mons. Giuseppe Satriano

In 25mila oggi hanno partecipato a Locri alla marcia organizzata da Libera per la Giornata della memoria e del ricordo delle vittime della mafia. Tra questi anche la delegazione della Diocesi di Rossano-Cariati, guidata dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano. In testa al corteo i familiari delle vittime con due striscioni di Libera e lo slogan della Giornata di quest’anno: “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”. Dietro di loro una grande bandiera della pace portata da ragazzi migranti minorenni giunti in Calabria a bordo di barconi nei mesi scorsi. A seguire i gonfaloni, le autorità e migliaia di persone giunte da tutta Italia. Presenti tutti i Vescovi delle Diocesi calabresi.

DON CIOTTI: LA VERITA’ E’ SPERANZA

don Luigi Ciotti

“La prima mafia – ha detto don Luigi Ciotti – si annida nell’indifferenza, nella superficialità, nel quieto vivere, nel puntare il dito senza far nulla e girarsi dall’altra parte. L’omertà uccide, la verità è la speranza. La legalità – ha detto don Ciotti – non può essere un insieme di principi sacrosanti, ma astratti, ma un ponte tra la responsabilità e la coscienza di essere persona sociale ed il ruolo attivo e positivo che giochiamo nella nostra comunità. Sull’assenza di progetti e proposte concrete e credibili rischiamo di rassegnarci alle mafie come un male inevitabile”.

MONS. SATRIANO: DA SEMPRE CONTRO LE MAFIE, CON IMPEGNO E UMILTA’

L’Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati non poteva mancare alla giornata di oggi contro le mafie. Noi che lo abbiamo conosciuto, e apprezzato per le sue grandi doti di umiltà e umanità, sappiamo che il suo impegno contro la criminalità organizzata e le mafie è fatta di lavoro. Di lotta alla disoccupazione. Creare le condizioni affinché la criminalità organizzata non possa attingere “forza lavoro”. Che in sostanza è costituita da disoccupati e disperati. La lotta al crimine si porta avanti in questo modo: creare le condizioni per dare un lavoro a tutti. E quindi dignità.

 

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