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Misure anti-covid: la prevenzione affidata… ai cartelli e al buonsenso di ognuno

Per lo Jonio sibarita è probabilmente la stagione con le presenze turistiche più alte dell’ultimo decennio. Le spiagge stracolme di gente tra voglia di normalità e paura

Qualcuno avrebbe scritto che siamo di fronte ad un “boom di turisti”. C’è chi sostiene, infatti, che la stagione estiva 2020 è quella più positiva, in termini di presenze, dell’ultimo decennio. Peccato, però, che sia anche quella dove tutti, dalle pubbliche amministrazioni per finire alla ricezione turistica, siano stati costretti ad investire il minimo necessario in eventi e attrattività a causa dell’ondata pandemica mondiale da Covid-19 che sta rendendo sempre più questi caldi mesi d’estate come un periodo di transazione prima dell’attesa, ipotetica e non accertata seconda ondata del famigerato coronavirus Sars-Cov-2.

Intanto, statistiche o no, le spiagge sono stracolme tanto che sono tornati a riempirsi angoli di costa che per anni erano rimasti luoghi isolati e destinati alla presenza di pochi intimi. C’è gente dappertutto. Di mascherine e distanziamento non v’è traccia alcuna. L’unico strumento di prevenzione sono i cartelli di avviso che i comuni, da Cariati a Trebisacce, passando per Crosia, Sibari e la grande Corigliano-Rossano, hanno piazzato all’ingresso di diversi tratti della costa. Chi sia chiamato a far rispettare quelle prescrizioni, che nel tono sono perentorie, però, nessuno lo sa. Non c’è nessuno che sorvegli l’arenile per evitare assembramenti. Del resto, sarebbe pressoché impossibile tanti sono i bagnanti e gli ombrelloni che si accalcano sulle spiagge. Tutto è lasciato al buonsenso di ognuno.

E non manca chi con coscienza prima di fiondarsi in acqua, si faccia un giro lungo l’arenile per individuare un posto idoneo, per ritagliarsi quei fatidici 5 metri quadrati di spiaggia. Ma molto spesso questi pochi sono costretti a rinunciare. Perché di spazio davvero non ce n’è. E non se ne può fare una colpa a nessuno. Perché la libertà di ognuno è un bene prezioso. E farsi un bagno in mare è sicuramente una libertà che non può essere soggetta a vincoli e prescrizioni.

Su una cosa, però, si potrebbe vigilare di più e meglio. Perché nella confusione – è noto – sguazzano i furbetti. Ci sono tanti, in realtà, che in barba ad ogni regola civile (non anti-covid!) piazzano perentoriamente i pali dei loro ombrelloni in spiaggia per una stagione intera, appaltandosi di fatto quel pezzo di demanio pubblico (in uso a tutti) dove cade l’ombra, e costringendo altri a trovar “rifugio” e ospitalità in altri spazi (ammesso che se ne trovino!). E questo avviene, ovviamente, in qualsiasi ora del giorno.

Ecco, allora, che se si vuole chiudere un occhio sul rispetto delle norme anti-covid (perché oggettivamente è impossibile gestire le decine di migliaia di persone che in questo momento si trovano al distesi al sole sulla costa), quantomeno si facciano i controlli di routine per evitare che alcuni cittadini si appaltino abusivamente pezzi di spiaggia, in modo del tutto arbitrario ed ingiustificato… ledendo la libertà di tutti gli altri. Altrimenti la libertà diventa libertinaggio e questo non va bene.

Al resto ci penserà la divina provvidenza, con la speranza che tra tutti quelli che stanno fianco a fianco, gomito a gomito, su asciugamani, lettini e sdraio non siano infetti e non inneschino apocalittici focolai dai quali davvero non sapremmo come difenderci.


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