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Mirto Crosia, tentato omicidio: la cassazione assolve rossanese 42 enne. Accolte richieste Avv. Nicoletti

Mirto Crosia, tentato omicidio. La Cassazione assolve F. C. Gli Ermellini accolgono il ricorso dell’ Avv. Francesco Nicoletti e annullano in toto e senza rinvio la sentenza di condanna.

drogaLa Suprema Corte di Cassazione, in totale accoglimento del ricorso presentato dal penalista Avv. Francesco Nicoletti, ha assolto il 42enne rossanese F. C., annullando in toto e senza rinvio la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti dalla Corte di Appello di Catanzaro in data 19 febbraio 2018, depositata in cancelleria il 21 maggio 2018, confermativa della sentenza di condanna emessa dal GUP del Tribunale di Rossano. L’uomo era accusato di favoreggiamento nel tentato omicidio di A. M. per aver fornito un falso alibi ai propri fratelli.

I FATTI

L’episodio che ha dato il via al procedimento risale al 12 maggio 2012, quando i fratelli S. e A. C. vengono imputati del gravissimo reato di tentato omicidio aggravato perché, secondo la prospettazione accusatoria, con premeditazione, consistita nel procurarsi una pistola semi automatica e nell’attendere che la vittima transitasse in via Salvator Allende di Mirto Crosia, compiono atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di A. M. In particolare, in seguito a pregressi dissidi sorti tra M. e S. C., sfociati in un alterco poco prima, i fratelli, a bordo di una autovettura Fiat Punto, appena notato il Ford Transit condotto da M., arrestano di colpo il veicolo, bloccando in tal modo la marcia del furgone. Per come ricostruito. S. C. si sporge dal finestrino lato guida impugnando con entrambe le mani una pistola semi automatica ed esplode un colpo d’arma da fuoco in direzione di M.

Il proiettile, volutamente indirizzato all’altezza del conducente, raggiunge il parabrezza dell’autoveicolo e colpisce M. alla spalla sinistra. L’evento mortale, dunque, non si verifica per cause indipendenti dalla volontà dei C., esclusivamente in ragione della pronta reazione di M. che, avendo notato l’arma, si piega sul sedile, evitando di essere colpito in pieno. Ai fratelli C. si contestano anche le aggravanti di aver commesso il fatto per motivi abbietti o comunque futili, di aver agito approfittando di tempo e luogo per ostacolare la legittima difesa. Di aver detenuto e portato illegalmente in luogo pubblico o aperto al pubblico una pistola semi automatica. Al solo S. C. viene inoltre contestata l’illecita detenzione all’interno di una abitazione nella sua disponibilità di n. 99 cartucce calibro 7,65 marca Browning. Per F. C., invece, l’accusa è quella di favoreggiamento personale per aver aiutato i fratelli ad eludere le investigazioni, presentandosi spontaneamente presso il Comando Stazione Carabinieri di Crosia per rendere dichiarazioni mendaci, allo scopo di fornire loro un falso alibi.

IL PROCESSO

In primo grado, con sentenza emessa dal GUP del Tribunale di Rossano, F. C. viene condannato alla pena della reclusione, sentenza confermata in secondo grado dalla Corte di Appello di Catanzaro in data 18 febbraio 2018. La difesa dell’imputato, pertanto, propone ricorso per Cassazione e con sentenza definitiva della Suprema Corte, la Prima Sezione Penale, in totale accoglimento delle richieste dell’Avv. Francesco Nicoletti, annulla in toto la sentenza impugnata assolvendo il 42enne. La Cassazione ha inoltre annullato la sentenza per i fratelli S. e A. C. con rinvio.

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