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Minoranza: «L’Amministrazione con due uffici stampa (forse tre), ma per avere notizie bisogna andare sulla pagina Facebook di Stasi»

La minoranza, con Costantino Baffa, Vincenzo Scarcello, Raffaele Vulcano, Gennaro Scorza e Adele Olivo, puntano il dito sulla comunicazione istituzionale

«Che saremmo stati davanti ad un cambiamento epocale lo sapevamo, che però questo cambiamento generasse solo una infinita confusione, una visione disomogenea della città ed un inevitabile caos che ha buttato i cittadini nello sconforto, beh, questo proprio non ce lo aspettavamo. Almeno non ce lo aspettavamo così in fretta. Ed ecco che, tra le infinite discrasie che stanno contraddistinguendo l’esperienza amministrativa del sindaco Stasi, fallimentare in ogni suo aspetto, emerge un’altra questione paradossale: quella della comunicazione istituzionale.

Succede a Corigliano-Rossano (e solo a Corigliano-Rossano, ormai abituata a ricevere in forma esclusiva chicche uniche di gestione allegra come l’apertura differenziata delle scuole rispetto al resto della Calabria) che l’esecutivo cittadino si doti due uffici stampa; e forse anche di un terzo occulto. Il primo, quello diciamo “tradizionale”, servirebbe a comunicare l’azione amministrativa; l’altro, invece, è stato arruolato per le necessità della Commissione Statuto. Nulla osta sulla capacità e sulla professionalità delle agenzie operanti. Il problema è pressoché politico e gestionale. Sono discutibili, infatti, i modi in cui è avvenuto l’affidamento degli incarichi. Per una è stato adottato il metodo della gara ad evidenza pubblica, per l’altra, invece, l’affidamento diretto, presumiamo a fronte di valutazione di proposte. Tra l’altro, all’interno dell’organico comunale ad oggi si contano ben quattro figure professionali iscritte all’ordine dei giornalisti. Quindi, dipendenti che in caso di necessità, dato che ce n’è così tanta esigenza, potrebbero supportare l’organismo di comunicazione dell’Amministrazione comunale. Ma perché tutto questo? Non si poteva unificare l’ufficio della Comunicazione istituzionale? Ma soprattutto perché diversi metodi di reclutamento gestiti, tra l’altro, da dirigenti diversi? Insomma il caos.

Quello che indigna di più, però, è che a fronte di una “macchina da guerra” così imponente i cittadini continuano a rimanere più o meno all’oscuro di quanto avviene nella casa comunale. È vero anche che non accade molto, dato l’immobilismo totale dell’attuale gestione Stasi, ma quel poco di comunicazione istituzionale paradossalmente viene gestita in altro modo, cioè dalla terza fase della comunicazione, quella occulta che ufficialmente non risulta da nessuna parte e che cura direttamente l’immagine pubblica del sindaco. E questo accade perché proprio il sindaco, da quanto ne sappiamo, non ha mai gradito la gestione della comunicazione istituzionale pur affidandogli in proroga, per oltre un anno, il servizio. Dunque Stasi, pur in presenza di una commessa, ha preferito consegnare la sua personale comunicazione a professionisti di sua fiducia. Nulla in contrario. Se però a questa terza entità è demandato il compito di confezionare e diffondere le comunicazioni del Sindaco e tutte le informazioni che interessano veramente alla gente, tutto cambia. Si pensi al periodo dell’emergenza Covid e del lockdown: le cose che ha riferito Stasi alla cittadinanza, informazioni importanti ed istituzionali, sono passate tutte attraverso la sua pagina social personale. Non v’è traccia delle sue comunicazioni sulle pagine ed i profili ufficiali dell’ente. Un atteggiamento inammissibile, creato per sollazzare le manie di protagonismo del primo cittadino e creando sperpero di risorse pubbliche che si sarebbero potute investire diversamente per creare un apparato comunicativo importante, capillare e trasparente, degno di una città come Corigliano-Rossano. Invece si è creato un inutile spezzatino, senza capo né coda. Mentre noi cittadini per avere qualche notizia dal comune siamo costretti puntualmente ad andare sulla Pagina del Sindaco, un po’ come accadeva qualche decennio fa quando la comunicazione passava solo attraverso i giornali di regime. È possibile tollerare tutto questo?»


 

 

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