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Migranti, è davvero invasione? Intanto dall’Europa solo schiaffi e bastonate

di MARTINA FORCINITI
migranti
Alla fine, nell’inflazionato e ampolloso slogan dell’«aiutiamoli a casa loro» ci cascano un po’ tutti. In un clima di esasperazione generale interna ed esterna, quando è facile e fa comodo marciare su paure e risentimenti figli della strumentalizzazione, parlare di migranti può avere l’effetto indesiderato di provocare ottusità e miopia. E in questo senso non stupisce che la maggioranza degli italiani sia favorevole al blocco totale degli ingressi degli immigrati (6 persone su 10).

Ma se la percezione tutta italiana di trovarsi nel bel mezzo di un’invasione fosse in realtà il frutto di un bombardamento mediatico deviato sul fenomeno dell’immigrazione? Una sensazione intimamente subordinata a quel terrorismo psicologico che oggi è quanto mai trasversale ai nostri schieramenti politici. Che lungi dal fare i conti con la consapevolezza che a fare le invasioni siano conquistatori con le armi imbracciate e non donne e bambini scalzi e con gli occhi appannati, preferiscono gridare all’emergenza ingestibile. Per raccattare una manciata di voti.

L’IMMIGRAZIONE E’ UN FENOMENO STRUTTURALE. MA SENZA DUBBIO INCONTROLLATO

Certo, che ci siano delle mancanze grandi e grosse nel governo delle immigrazioni è evidente. Ma in realtà quell’invasione spacciata come la iattura che estinguerà la “grande bellezza” italiana, altro non è che un fenomeno storico. Strutturale. Senza dubbio incontrollato. Che doveva essere affrontato 20 anni fa, in tempi già sospetti, quando se ne vedevano tutti i segnali. E sul cui fronte, e su questo sì che c’è da lamentarsi, l’UE (e non solo lei) ha fatto ben poco per aiutare l’Italia. Diciamocelo, ci hanno letteralmente sbattuto i portoni in faccia.

Ma l’immigrazione resta una faccenda europea, che richiede tattiche politiche di ampio raggio e a lungo termine. Chi promette soluzioni in trenta giorni dimentica che la storia dell’uomo è sempre stata caratterizzata da costante mobilità e persistenti migrazioni. Un problema che durerà almeno altri trent’anni. E per quanti perseverano nella concezione apocalittica del “vengono tutti in Italia”, ci sono i numeri del Rapporto Caritas-Migrantes 2016 a sbugiardare chiunque attinga al vocabolario salviniano parlando di “Italia invasa”.

CONCENTRATI IN 4 REGIONI

Gli stranieri che arrivano sono per la stragrande maggioranza di passaggio dalla nostra penisola. Infatti al primo gennaio 2016, con un aumento di sole 1.217 unità (+0,03%) rispetto alla stessa data del 2015, risultano concessi 3.931.133 permessi di soggiorno, di cui il 48.7% riguarda le donne.  Più della metà dell’intera popolazione straniera (ed esattamente il 56,2%) è concentrata in tre regioni del Nord e una del Centro: la Lombardia (22,9%), il Lazio (12,8%), l’Emilia Romagna (10,6%) e il Veneto (9,9%). Secondo il Rapporto, in Italia sono inoltre presenti 198 nazionalità e dei cittadini stranieri presenti oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) sono cittadini di un Paese europeo.

La maggior parte dei migranti non si “imbarca” per l’Europa. Degli oltre 65 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, l’86% è rimasto nelle aree più povere del mondo: il 39% in Medio Oriente e Nord Africa, 29% in Africa, 14% in Asia e Pacifico, 12% nelle Americhe, solo il 6% in Europa. In Italia si trovano 118.000 rifugiati (ovvero 1,9 ogni 1000 italiani) e 60.000 richiedenti asilo. L’Italia insomma è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale. Sono tanti, è vero, ma è un numero consolidato e non in aumento.

HOTSPOT MIGRANTI, L’ITALIA NON VA LASCIATA SOLA

Resta il fatto che l’Italia fa effettivamente parte di quello sparuto gruppo di stati europei su cui gravano la pressione e il fardello principale delle migrazioni. Infatti, secondo l’ultimo rapporto Ocse sulle prospettive migratorie internazionali, solo il 29% dei profughi sbarcati in Italia è passato dagli hotspot dell’Unione. A questa cattiva Europa insomma – va ribadito – piace schiaffeggiarci. Le altre nazioni comunitarie, prone a difendere il proprio orticello, blindano i propri confini e chiudono i porti alle navi che salvano vite umane nel Mediterraneo. Oggi tutti i soccorritori sono vincolati a portare i migranti nel Bel Paese. Che quindi rimane il solo a sobbarcarsi l’onere dell’accoglienza. Non stupisce di certo che qui siano tutti preda della tentazione di mollare.

Proprio oggi il sindaco di Rossano, Stefano Mascaro, ha minacciato le proprie dimissioni qualora non si metta un freno agli sbarchi sulle coste coriglianesi. Come se non bastasse, mentre continuano gli arrivi (altri 923 oggi a Corigliano, è il sedicesimo sbarco dal 2015), da una parte la gretta Europa ci detta i compiti per casa chiedendoci più centri d’identificazione.  Dall’altra impone nuovi regolamenti per le navi Ong, a cui consegue un’esasperazione della traversata. Chiudendo gli occhi sui motivi delle fughe. In spregio dei pericoli e delle morti. Che l’Italia, insomma, se la veda in brodo da sola: sia più selettiva, accolga solo i migranti che scappano dalla guerra (per quelli che fuggono dalla fame non vale la pena commuoversi) e la smetta di incoraggiare gli esodi salvando tutti. Poco importa che si tratti di uomini, donne e bambini preda della lotteria della vita.

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