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Meningite, è psicosi. Ma gli esperti tranquillizzano

meningiteChe ci si trovasse di fronte ad una vera e propria psicosi da meningococco lo si era dedotto già nei giorni scorsi. Centri di vaccinazione e ambulatori presi d’assalto, farmacie svuotate e sprovviste del vaccino anti meningite, medici e specialisti sotto l’assedio di pazienti in preda a delirio paranoico. La conferma nasce anche dalla consapevolezza che potrebbe bastare un semplice messaggio su WhatsApp o social network simile, infarcito dei se e dei ma del caso, inoltrato in stile Catena di Sant’Antonio, per scatenare una sorta di schizofrenia collettiva che è certamente deleteria, a prescindere dalla veridicità o meno del messaggio veicolato. Non a caso, gli esperti si dicono concordi nell’etichettare come infondata la paura giunta al culmine dopo gli ultimi decessi registrati in Italia. E insieme al ministero della Salute invitano alla calma, assicurando che non esiste alcun pericolo di epidemia.

MENINGITE, QUANDO È GIUSTO FARE PROFILASSI

Secondo i medici specialisti da noi contattati per far luce sulla questione, è da evitare qualsiasi genere di procurato allarme. E specificano che la malattia si trasmette da persona a persona per via respiratoria, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni nasali, che possono essere disperse con la tosse, con gli starnuti o mentre si parla. Affinché il contagio avvenga è, quindi, necessario essere a contatto stretto e prolungato con la persona infetta o trovarsi in ambienti molto affollati. Infatti, la propagazione dell’agente patogeno generalmente non supera il raggio di due metri dalla fonte. Tuttavia, l’essere esposti a uno di questi patogeni non comporta necessariamente lo sviluppo della malattia. Per molti agenti patogeni (come meningococco, pneumococco e emofilo), infatti, è frequente lo stato di portatore, cioè di individuo sano, nel cui faringe risiedono questi batteri, senza alcuna sintomatologia e senza un aumentato rischio di sviluppare la malattia.

Il periodo di incubazione della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni; per la forma batterica, la più pericolosa, il periodo di incubazione può essere più lungo, dai 2 ai 10 giorni (tempo massimo previsto per la sorveglianza sanitaria). La malattia è contagiosa soltanto durante la fase acuta e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio. Ciò significa che una potenziale profilassi si renderebbe necessaria solo per chi ha avuto contatti con il soggetto affetto nelle modalità sopraelencate nei dieci giorni precedenti al sorgere della malattia e non oltre. Solo in questo caso, gli specialisti suggeriscono una semplice terapia antibiotica con Ciproxin da 500 mg per 5-6 giorni (una compressa al mattino e una alla sera).

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