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Medici ed Odontoiatri cosentini: «La sanità deve tornare nelle mani dei rappresentati eletti dal popolo»

Arriva il grido di dolore da parte dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Cosenza: «I commissariamenti hanno fallito»

È sotto gli occhi di tutti il fallimento di una decennale gestione Commissariale che i vari Governi hanno imposto alla Calabria, affidando ai loro Commissari mandati prevalentemente di carattere economico-finanziario, mutuando da altre realtà modelli sanitari poco confacenti alla realtà calabrese e alle sue peculiarità, sociali ed orografiche.

L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Cosenza rigetta questa visione e suggeriscono le soluzioni: «Per affrontare le problematiche afferenti la salvaguardia ed il rilancio del SS Calabrese, occorre partire da un bilancio della ultra decennale gestione commissariale della sanità a livello regionale. Da questo punto di vista – sottolineano – la gestione del generale dei Carabinieri Cotticelli ha forse toccato il punto più basso, eppure è suo merito, per quanto amaro sia dirlo, quello di aver portato sotto gli occhi dell’intero paese il fallimento della lunghissima esperienza commissariale. Altrettanto lungo è l’elenco dei Governi nazionali che li hanno nominati, come pure diversi sono stati, in questo stesso periodo, le Giunte regionali in carica che hanno dialogato o polemizzato con i Commissari, senza produrre alcun apprezzabile risultato».

L’effetto finale di queste inadempienze è sotto i nostri occhi: la salute dei cittadini, un bene primario costituzionalmente valorizzato e protetto, è tuttora una merce di scambio politico-economico: «il sistema sanitario è gravemente deficitario e inadeguato, inteso, da lustri, principalmente come strumento di consenso elettorale, di distribuzione di risorse finanziarie, ove l’attenzione al bene pubblico non è sempre l’obiettivo primario».

Dunque, secondo i medici è oramai palesemente evidente che ad essere inadatto è l’approccio generale posto a base del commissariamento. Altro nervo scoperto, denunciano, è quello relativo alla problematica dei posti letto: «La Calabria aveva , gia prima del Covid: la media più bassa d’Italia con 3.3 posti ogni 1.000 abitanti, dei quali solo 2,6 per acuti (attivati 2,46) – con una carenza di circa 700 unità».

Nella nota la conclusione è risolutiva: «La via maestra sarà il ritorno della politica e dell’amministrazione sanitaria nelle mani dei rappresentati eletti dal popolo sovrano nell’assemblea regionale, ma, purtroppo, questa via non appare ancora perseguibile, sia per la fase difficile di transizione che la regione sta vivendo dopo la prematura scomparsa della Governatrice eletta in gennaio, ma anche a causa della più che evidente storica “conflittualità” tra struttura commissariale e compagine politica regionale, che nel braccio di ferro, quando più e quando meno, comunque, esercitato, ha inevitabilmente determinato ulteriori ritardi ed, a volte, omissioni, che, in alcune circostanze, si sono tinte di giallo».


 

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